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 Euro... di Massimo Vasi

Ma perché esiste lo SPAM?!?
Di Novella Fabbri (del 15/09/2011 @ 11:40:28, in NOTIZIE DI CONSULENZA IN EVIDENZA, linkato 8681 volte)

L'argomento spam viene necessariamente trattato spesso, si ha quindi la sensazione di sapere già tutto.

Il termine trae origine da uno sketch comico del Monty Python's Flying Circus ambientato in un locale nel quale ogni pietanza proposta dalla cameriera era a base di Spam (un tipo di carne in scatola). Man mano che lo sketch avanza, l'insistenza della cameriera nel proporre piatti con Spam («uova e Spam, uova pancetta e Spam, salsicce e Spam» e così via) si contrappone alla riluttanza del cliente per questo alimento, il tutto in un crescendo di un coro inneggiante allo Spam da parte di alcuni Vichinghi seduti nel locale.
I Monty Python prendono in giro la carne in scatola Spam per l'assidua pubblicità che la marca era solita condurre. Nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale, questo alimento costava poco ed era parte integrante della dieta della famiglia tipica inglese, specialmente nella prima colazione per l'English breakfast.

Il contenuto e l'origine della carne Spam era un mistero. Ma sicuramente, in un certo periodo la Spam era ovunque, da qui lo sketch dei Pythons e successivamente l'adattamento informatico alla pubblicità non desiderata. Notate l'ambientazione dello sketch a conferma dell'epoca in questione e il livello sociale. Infatti, John Cleese, intellettuale che legge alla fine, viene cacciato in malo modo (il personaggio in questione non è un intellettuale, bensì l'ungherese col vocabolario pieno di sconcezze, protagonista di un altro famoso sketch dei Monty Python).


Si ritiene che il primo spam via email della storia sia stato inviato il 1 maggio 1978 dalla DEC per pubblicizzare un nuovo prodotto, e inviato a tutti i destinatari ARPAnet della costa ovest degli Stati Uniti.
Nella terminologia informatica le spam possono essere designate anche con il sintagma di junk-mail, che letteralmente significa posta-spazzatura, a rimarcare la sgradevolezza prodotta da tale molestia digitale.
Alcuni comportamenti quotidiani possono aggravare il fenomeno, ecco come e perché.


La posta elettronica, strumento ormai indispensabile per tutte le aziende, è vittima del fenomeno spam. Statistiche fatte dai principali motori di protezione affermano che l’Italia si trova tra i primi dieci stati produttori di mail indesiderate della classifica mondiale, chiaro segnale di evoluzione nell’uso sempre più sviluppato delle e-mail come strumento mediatico, lavorativo e pubblicitario.
Statistiche generate dagli esperti del settore rivelano che ad innalzare il livello delle mail indesiderate si aggiungo le cosiddette UCM (Unsolicited Commercial Mail), comunicazioni che violano la vigente legge italiana, come ad esempio comunicazioni commerciali di tipo settoriale quali offerte di viaggio, voli low-cost o guadagni facili tramite investimenti.


E’ opportuno comunque cercare di capire in qualsiasi caso la tipologia della mail che entra nelle nostre caselle di posta, facendo attenzione a non cadere in tecniche di phishing che si basano su una grafica o delle frasi ingannevoli, celando tecniche per “rubare” dati sensibili come quelli del conto corrente o addirittura installarci del software come virus, trojan, worm o spyware.
Tante volte noi vittime di spam ci sentiamo dire la battuta dal nostro collega: “Vedo che ti è arrivata via mail la pubblicità del Viagra, non credevo ne facessi già uso…” ed automaticamente ci sorgono le domande del tipo “ma da chi parte questo tipo di comunicazione?”, “ma si tratta di una comunicazione di direct marketing oppure è un semplice pretesto per far perdere tempo alla gente?”, “che siano per caso le aziende distributrici di software o appliance anti-spam ad implementare motori di spamming?” oppure “Chissà come fanno ad avere il mio indirizzo di posta elettronica?”.


Il miglior modo di trovare una risposta a tutti questi dubbi è quello di ricercare direttamente nella tana degli spammer, ossia il web, quali motivazioni possano spingere persone o aziende a bombardarci ogni giorno con pubblicità o con contenuti pornografici le nostre mailbox.
E’ molto importante chiarire che lo scopo dello spamming non è puramente commerciale, ma si possono giustificare in gesti di truffa, inganni, scherzi e burle o addirittura distribuzione di software giudicati “malware”, episodi di massive mail-bombing. Il movente che spinge gli spammer ad attaccare con milioni di mail ogni giorno è tuttora non ben identificato, come per l’hacking esistono individui che si impegnano solo per sfizio personale, mentre alcuni lo fanno per intenti commerciali.
 
Continua ad esistere, tra le persone più scaramantiche, l’abitudine di inoltrare le famose catene di S. Antonio, sistema studiato per non attirare sfortune di tutti i tipi o addirittura scacciare quelle già esistenti. Abitudine che però genera traffico massivo in canali di posta elettronica già utilizzati per comunicazioni giudicate sia “spam” che “non-spam”.


Innanzitutto l’obiettivo primo di ogni spammatore è quello di non svelare mai la sua vera identità, cercando di mantenere l’anonimato sfruttando tecniche hacking come l’ip spoofing (tecnica che camuffa l’indirizzo ip da cui parte la posta), relay multi-hop (che si appoggiano sui server SMTP che concedono l’open relay); in molti casi un buon tecnico del settore non troverebbe particolari difficoltà nell’impostare il proprio sistema di generazione spam in modo da fingere di trovarsi in un paese estero o addirittura controllando da remoto un server situato veramente in un altro stato. Spesso le forze dell’ordine che si occupano di tutelare le leggi contro la distribuzione massiva di e-mail, si trovano di fronte a vere e proprie barriere provocate da diversità nelle normative, insufficiente collaborazione e diversità negli standard tecnologici in uso.


Come altra avvertenza un buon spammer consiglia ai propri colleghi l’utilizzo di metodi per aggirare i vari controlli antispam, tecniche di vario tipo tra cui una delle più efficaci e’ l’offuscamento delle parole chiave all’interno del messaggio. Ad esempio la parola viagra può essere offuscata con
vy@gra. Altra tecnica puo’ essere quella di sostituire il messaggio testuale con una immagine contenente lo stesso testo in forma grafica in modo da bypassare la maggior parte dei sistemi antispam in commercio.


Fonte I-DOM.

Per approfondimenti o consigli contatta il nostro studio di consulenza aziendale. www.abmanager.it

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