I 20-30 miliardi di euro destinati a risolvere, almeno in parte, il problema del ritardo nei pagamenti della PA e che il Governo ha appena sbloccato attraverso quattro decreti prevedono procedure relativamente semplici.
Due decreti riguardano la certificazione dei crediti dalla PA, rispettivamente quelli verso le Amministrazione centrali (inclusi gli enti pubblici nazionali) e quelli verso Regioni ed Enti locali (incluse le Asl).
Il terzo è il decreto compensazioni, che in attuazione della legge n. 78 del 2010 consente di utilizzare i debiti fiscali iscritti a ruolo.
Il quarto provvedimento riguarda il Fondo Centrale di Garanzia, con agevolazioni per le imprese creditrici della PA, in attuazione del Decreto Salva Italia.
Infine, c’è l’accordo siglato fra ABI e imprese, che di fatto sblocca 20-30 miliardi su un debito totale della PA intorno ai 70 miliardi, a cui si aggiungono anche 30-40 miliardi che le PMI attendono dalle grandi aziende.
Vediamoli singolarmente.
La certificazione
L’impresa deve compilare il modulo relativo, che si può trovare online (già nei prossimi giorni) e inviare via PEC (posta elettronica certificata). Nell’arco di tre mesi verranno attivate anche procedure attraverso la piattaforma elettronica Consip. Il modulo è molto semplice: si inseriscono i dati del creditore, quelli del debitore (la PA), si specifica a quanto ammonta il credito e da che tipo di documento è certificato (fattura, parcella e via dicendo). L’impresa invia il modulo all’amministrazione, allegando le relative fatture e precisando se intende far valere la compensazione. Va sottolineato che attivando questo procedimento, l’impresa si impegna a non avviare altre azioni giudiziarie nei confronti del debitore.
L’Ente pubblico ha 60 giorni di tempo per rispondere, riconoscendo l’importo, oppure apportando cambiamenti o rifiutando l’addebito (ma in questo caso deve motivare). Nella risposta la PA deve specificare la data in cui intende pagare (che deve essere entro 12 mesi dall’inizio dell’iter). Se l’Ente pubblico non risponde entro 60 giorni, si attiva una seconda procedura, che a sua volta può durare altri 60 giorni: il creditore presenta una nuova istanza, viene nominato un commissario che risponde sostituendosi all’amministrazione. Dopo aver certificato il credito, l’impresa può scegliere fra tre soluzioni diverse per ricevere i soldi:
· compensare con debiti iscritti a ruolo,
· ottenere un’anticipazione bancaria,
· cedere il credito a un intermediario finanziario (pro soluto o pro solvendo).
La compensazione
È importante precisare che si possono utilizzare in compensazione crediti iscritti a ruolo entro il 30 aprile 2012, sia erariali sia locali e anche contributivi, verso l’INAIL e verso il Servizio Sanitario Nazionale. Basta presentare la certificazione all’agente di riscossione, che ha tre giorni di tempo per verificare la veridicità e girare il tutto all’ente debitore, che risponde entro dieci giorni. Se la riposta è positiva, la compensazione viene comunicata entro cinque giorni, via PEC, e l’Ente ha poi 12 mesi per pagare. Se l’ente non paga, interviene lo stato riducendo i trasferimenti.
Se sceglie questa strada, l’impresa deve semplicemente andare in banca con la certificazione. Attenzione: è previsto esplicitamente che le somme erogate dalla banca come anticipo del credito non si sovrappongono ad altre eventuali tipologie di finanziamento già attivate o al castelletto bancario (che quindi non si riduce). L’anticipazione può essere assistita dal Fondo di garanzia, fino al 70% dell’importo (o all’80% in caso di apporto di risorse delle Regioni), per un massimo di 2,5 milioni di euro per una singola azienda. Non sono dovute commissioni per la garanzia bancaria per le imprese del Mezzogiorno, le imprese femminili, le aziende in amministrazione straordinaria, le micro imprese con contratto di rete, le imprese sociali.
Cessione del credito
Infine, c’è la possibilità di cedere il credito, a una banca o a un intermediario: sarà possibile farlo sia scegliendo il pro-soluto (per cui il rischio passa a chi acquista il credito), o con il pro solvendo, per cui invece è l’impresa che resta responsabile in caso di insolvenza del debitore.
(Fonte: notizie web)
Il commento che scaturisce immediatamente è sicuramente un giudizio positivo sulla possibilità che il Governo ha dato alle imprese di ogni dimensione di sbloccare dei crediti che da troppo tempo ristagnano nei bilanci ed appesantiscono i diffusi problemi di liquidità che caratterizzano questo momento difficile per l’economia italiana e non solo.
Come visto, la procedura è piuttosto snella, ma non è da trascurare il fatto che complessivamente, considerando le varie fasi, l’iter potrebbe durare dai quattro ai sei mesi, per cui chi è interessato deve impegnarsi immediatamente per sperare di giovare dei benefici previsti non prima del prossimo autunno.
Un secondo rilievo è che comunque sia le aziende dovranno sostenere un costo aggiuntivo; infatti, sia nel caso dell’anticipazione bancaria che della cessione del credito, la procedura assume la veste di un vero e proprio finanziamento, che per definizione è sicuramente oneroso.
Certo, nella situazione attuale è meglio un costo aggiuntivo che l’impossibilità di far fronte agli impegni finanziari, situazione che tutti gli imprenditori ormai conoscono bene e che sta causando la paralisi progressiva del sistema economico produttivo.
Resta il sospetto che la manovra sia l’articolazione più o meno complessa della volontà di migliorare i bilanci del sistema creditizio attraverso profitti aggiuntivi da scaricare sulle imprese e contemporaneamente non squilibrare l’ammontare complessivo del debito pubblico, anche perché sicuramente lo Stato non potrebbe permettersi un deflusso netto di cifre imponenti come quelle sopra citate.
In poche parole, attraverso questo meccanismo lo Stato fondamentalmente continua a non pagare i suoi debiti verso le imprese fornitrici, ma contemporaneamente cerca di ridurre l’impatto negativo sull’intero sistema economico nazionale dei suoi cronici ritardi, favorendo contemporaneamente il miglioramento della marginalità ed il consolidamento delle banche.
Tutti gli attori ottengono qualche vantaggio, ma solo le imprese ne pagano il prezzo:
· Stato= continua ad autofinanziarsi non onorando i suoi debiti
· Banche= concedono nuovi finanziamenti alle imprese anticipando dei crediti certi per definizione (o almeno quasi….) ottenendo un profitto dato dall’interesse applicato; in questo modo hanno anche un’occasione di investimento degli ingentissimi prestiti ottenuti dalla B.C.E. ad un tasso di estremo favore
· Imprese= possono finalmente sbloccare i propri crediti verso la PA e far fronte ad una situazione finanziaria divenuta insostenibile; purtroppo dovranno per questo corrispondere un onere finanziario aggiuntivo che peggiorerà il risultato economico
Per la serie: meglio poco che niente, o, per dirla più brutalmente, meglio un altro costo che il fallimento.
http://www.abmanager.it/dblog/tb.asp?id=154
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