Ieri, 27 Settembre, si è tenuto a Rieti, l'evento formativo gratuito, organizzato in collaborazione con la CNA di Rieti.
Abbiamo avuto il piacere di confrontarci con una trentina di Imprenditori del territorio, che hanno deciso di investire il loro tempo per essere nostri ospiti.
Come promesso, abbiamo cercato di trasferire competenze e nuove strategie per affrontare attivamente e con determinazione questo brutto periodo di crisi.
Dopo la coinvolgente introduzione della Dott.ssa Enza Bufacchi, Direttrice di CNA Rieti, i coofondatori di ABManager, Gianfranco Modica, Gianluca Pompa e Massivo Vasi hanno portato avanti i loro interventi formativi con una entusiasmante partecipazione di tutti gli Ospiti.
Abbiamo inoltre avuto il piacere di ascoltare le esperienze di Massimo Dominici, titolare di Modoal Srl (www.modoal.it) e Giuseppina di Fiore (Titolare di due punti vendita a marchio Prenatal), attraverso il simpatico metodo dell'intervista Doppia.
Ci teniamo a ringraziare nuovamente tutti, e in particolar modo alla Dott.ssa Bufacchi, a Massimo Dominici, a Giuseppina Di fiore e alla simpaticissima Francesca che ha dato il suo prezioso contributo all'organizzazione.
Ci teniamo ad avervi tutti presenti alla prossima occasione.
A Presto!

La tipologia di aziende che maggiormente lamentano difficoltà nell’accesso al credito, in Italia, sono spesso caratterizzate da una gestione finanziaria non all’altezza dell’ambiente economico del terzo millennio. Allora quali sono le regole d’oro che un imprenditore deve seguire per una corretta pianificazione e gestione degli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi aziendali?
Per prima cosa diciamo subito che la gestione finanziaria è una funzione di tale importanza da richiedere un’area apposita che se ne occupi specificamente. Poi possiamo affermare che per avere una corretta gestione finanziaria è necessario seguire sempre almeno questi quattro passaggi fondamentali:
· previsione delle necessità finanziarie (piano degli investimenti)
· reperimento risorse (piano delle fonti di finanziamento)
· equilibrio fra mezzi raccolti e impiegati (coerenza finanziaria)
· controllo (monitoraggio del Cash Flow)
Previsione delle necessità finanziarie
E’ la prima fase, molto delicata e complessa. Le difficoltà intervengono soprattutto quando bisogna ragionare sul lungo periodo; una stima corretta delle necessità finanziarie deve tenere conto anche delle variabili esterne (che in una congiuntura di crisi come quella attuale possono essere difficili da monitorare) e di quelle interne, come i piani aziendali.
Reperimento delle risorse
Fatta la stima delle necessità, bisogna passare alla fase della ricerca delle giuste risorse finanziarie. L’azienda può scegliere se impiegare capitale proprio oppure cercare un finanziamento di terzi. L’impiego di capitale proprio può avvenire attraverso l’autofinanziamento, che nella sua accezione più classica si riferisce alla parte di capitale che proviene dalla gestione aziendale (come gli utili a riserva).
Oppure attraverso un finanziamento con vincolo di capitale per gli apporti al capitale sociale di impresa. Il finanziamento con capitale di soggetti terzi è invece quello che avviene quando il finanziatore non è un socio né lo diventa, quindi sostanzialmente è un creditore (ad esempio, una banca o una finanziaria che concede un prestito).
Mezzi raccolti e impiegati
L’equilibrio tra mezzi raccolti e mezzi impiegati ed il loro coordinamento è una fase strettamente legata alla precedente. L’imprenditore deve scegliere le fonti di finanziamento tenendo conto di diverse variabili: quelle interne, relative ai programmi di investimenti aziendali, e quelle esterne, che possono essere più difficili da prevedere e da quantificare.
A seconda dei diversi elementi, è sempre necessario trovare il giusto equilibrio fra capitale proprio e finanziamenti terzi. In quest’ultimo caso bisogna anche scegliere fra finanziamenti a breve-medio o lungo periodo. E’ importantissimo che l’azienda mantenga una buona corrispondenza sulla durabilità delle fonti, cioè che finanzi gli investimenti a ritorno pluriennale (macchinari, strumenti, etc.) con capitale a più lungo rimborso possibile. In caso contrario i benefici economici previsti (o sperati) dall’investimento non riusciranno a compensare le uscite per rimborsi e l’azienda andrà in crisi di liquidità.
Controllo
Infine, la direzione finanziaria deve costantemente monitorare la situazione sulla base di quanto pianificato e coordinare programmi e azioni di segnalazione degli eventuali scostamenti, implementando con la massima rapidità i necessari interventi di correzione.
In ultima analisi, l’imprenditore non deve mai dimenticare che i costi non solo economici della scarsa pianificazione e programmazione sono infinitamente maggiori di qualsiasi intervento preventivo e professionale.
Il mercato attuale punisce l’approssimazione e impone agli imprenditori che vogliono chiamarsi tali un salto culturale che, quando non è possibile con le proprie forze, bisogna necessariamente trovare all’esterno, altrimenti la strada della sconfitta è irrimediabilmente segnata.
Il fallimento delle imprese è determinato dall’incapacità consolidata di restituire i propri debiti e dall’impossibilità dell’imprenditore di far fronte a tali impegni anche con il capitale personale o ad accedere ad altre e ulteriori fonti di finanziamento. Da ciò deriva quanto sia importante il controllo finanziario preventivo e continuo in ogni impresa.
Il c.d. Ciclo Finanziario è strutturalmente collegato con il Ciclo Economico: l’acquisto di materie prime, semilavorati e prodotti finiti genera un costo che si trasformerà nel breve termine in un’uscita finanziaria, quindi le disponibilità liquide esistenti in azienda vengono prima trasformate in beni e servizi, poi, attraverso il processo produttivo e la successiva vendita sul mercato, di nuovo si produce la trasformazione inversa dei beni in denaro (entrata finanziaria).
Il sistema delle uscite ed entrate finanziarie, cioè il Ciclo Finanziario, deve essere sempre monitorato dall’imprenditore e da suoi delegati per garantire il continuo equilibrio finanziario, ovvero la capacità stabile di pagare i debiti di ogni genere alla scadenza pattuita. In caso contrario l’impresa è costretta al continuo ricorso a capitali di terzi, cioè contrarre altri debiti per pagare quelli in scadenza.
E’ chiaro, però, che il continuo ed estemporaneo ricorso al capitale di terzi aumenta l’indebitamento o quantomeno ne riduce la durabilità, aumentando anche gli oneri finanziari ed il rischio di non riuscire mai a ridurre le posizioni debitorie.
Ogni azienda deve redigere un Budget Finanziario che consenta, seppur con ovvie piccole approssimazioni, di prevedere nel modo più fedele possibile con largo anticipo i fabbisogni di cassa, quindi predisporre per tempo le necessarie fonti di finanziamento adeguate e coerenti, nonché gestire opportunamente le eccedenze di cassa eventuali.
E’ uno strumento che deve avere un orizzonte di almeno un anno e molti punti intermedi di controllo e verifica, ad esempio il mese solare; la mensilizzazione va supportata da report atti ad evidenziare gli scostamenti tra previsioni e risultati effettivi in modo da poter intervenire immediatamente con azioni correttive sugli scostamenti.
La previsione dei flussi finanziari consente di prevedere e quantificare in anticipo possibili problemi di liquidità, se e con quali risorse finanziare i nuovi investimenti e quindi evitare all’azienda costose e imbarazzanti crisi di insolvenza, sia momentanea che strutturale.
In buona sostanza, in azienda ogni comportamento si traduce prima o poi in denaro: porre in essere gli strumenti adeguati per conoscere in anticipo gli effetti negativi delle proprie azioni è una scelta logica di prudenza.

Perché tanti progetti di finanziamento relativi ai bandi della Commissione Europea vengono bocciati?
Le valutazioni negative ricevute ci forniscono comunque degli elementi di conoscenza che entrano a far parte delle nostre esperienze e del nostro bagaglio culturale. L’importante è non perseverare negli errori!
Secondo la commissione europea le principali cause di fallimento sono:
· analisi di contesto inadeguate
· scarsa rispondenza alle politiche comunitarie
· impatti non verificabili
· documenti di progetto imprecisi
· visione di breve termine
· proposte guidate dall’offerta e dalla pressione all’esborso
Quindi, per progettare in modo corretto occorre innanzitutto applicare delle metodologie adeguate che rientrano nella disciplina del project management. In particolare, a livello comunitario si parla spesso di PCM – Project Cycle Management (gestione del ciclo di progetto), metodi GOPP - Goal Oriented Project Planning (pianificazione orientata all’obiettivo), approccio del Quadro Logico, ecc.; nient’altro che tecniche per affrontare in modo esaustivo e completo i diversi aspetti in grado di influenzare la qualità della nostra proposta.
Per iniziare a redigere un progetto di successo dovremmo avere innanzitutto chiaro che esso è un mezzo per raggiungere un fine e che le risorse finanziate che ci vengono fornite dovranno servire a favorire l’applicazione concreta delle politiche europee.
Le politiche pubbliche in generale (e quindi anche quelle europee) sono processi che partono dalla identificazione di un problema di interesse generale per arrivare, attraverso una serie di decisioni interrelate prese da diversi soggetti che hanno titolo ad intervenire, ad una soluzione. Quindi anche il progetto è, alla sua scala realizzativa, tutto ciò che consente di passare da una situazione negativa attuale (il problema) ad una situazione desiderata futura (la vision); della serie “essere visionari per essere concreti…”.
Dovremmo allora innanzitutto partire dall'identificazione dei portatori di interesse (gli stakeholders) e del problema chiave da affrontare, verificando se e come esso è contemplato ed affrontato dalle politiche comunitarie. (...segue...)
La crescita delle aziende e del loro valore nel medio lungo periodo non sono legati solo ed esclusivamente a parametri di carattere finanziario, ma soprattutto in un contesto turbolento e fortemente dinamico come quello che stiamo attraversando, sono legati anche a parametri che in letteratura sono definiti “intangible assets”, clienti, competenze, sistemi informativi ecc. che le aziende devono essere in grado di monitorare e misurare. D’altra parte “Se non puoi misurare, non puoi gestire”.
Da una ricerca svolta recentemente sulle medie aziende italiane sono emerse interessanti evidenze sulla necessità di introdurre sistemi di controllo di gestione innovativi che siano orientati non solo al breve periodo ma anche al medio lungo periodo.
In particolare sono tre gli aspetti di maggior interesse emersi dalla ricerca:
- l’85% degli imprenditori e dei top manager intervistati hanno dichiarato di aver individuato chiaramente la strategia aziendale ma di non riuscire pienamente a coinvolgere e misurare le proprie risorse,
- oltre il 70% delle aziende intervistate hanno manifestato il fatto che il loro sistema di controllo di gestione sia troppo orientato a soli indicatori finanziari non riuscendo a monitorare e quantificare interventi legati ai cambiamenti organizzativi,
- oltre l’80% delle aziende non dispone di un sistema di reporting in grado di monitorare con puntualità l’andamento della propria azienda.
Questi tre aspetti comuni alla maggioranza delle aziende intervistate appaiono come veri e propri punti di debolezza alla creazione di valore nel medio lungo periodo. Solo l’adozione di un sistema di misurazione delle performance che metta in relazione tutti i driver per la creazione di valore, siano essi tangibili o intangibili, consente di orientare un’azienda verso una crescita stabile e duratura.
Lo strumento di reporting da costruire deve essere in linea con gli obiettivi strategici di medio lungo periodo dell’azienda e di tutti gli stakeholders e deve sensibilizzare ed incentivare tutta l’organizzazione al raggiungimento di tali obiettivi. Deve essere in grado orientare le iniziative e gli sforzi delle varie componenti aziendali verso il raggiungimento di risultati comuni e congruenti senza inutili dispendi di energia. D’altra parte il sistema di misurazione che si adotta tende inevitabilmente a influenzare il comportamento dei soggetti all’interno ed all’esterno dell’impresa
Un sistema utile alla soluzione di queste carenze deve essere un insieme di metodologie e strumenti che supportano il top management nel tradurre la mission e la strategia in obiettivi e misure organizzative nelle quattro differenti prospettive che generano la creazione di valore sia nel breve sia nel medio lungo periodo:
- la prospettiva finanziaria
- la prospettiva del cliente
- la prospettiva interna
- la prospettiva di innovazione ed apprendimento.
Un sistema che, integrando obiettivi, misure, target da raggiungere ed iniziative da intraprendere attraverso un approccio top-down, garantisce il coordinamento e la continuità nell’applicazione della vision e della strategia aziendale a tutti i livelli dell’organizzazione aziendale.
Il sistema oltre a supportare la pianificazione ed il controllo strategico dell’intera azienda, permette una verifica immediata delle strategie che si stanno implementando e della loro realizzabilità e può essere applicato anche in interventi e progetti di ampiezza più ridotta:
- processi di cambiamento organizzativo
- progetti di CRM ed orientamento della forza vendita
- introduzione di una nuova linea di business o apertura di un nuovo mercato
- processi di integrazione tra aziende
- processo di valutazione di un partner industriale
- ecc.
Per la realizzazione di un sistema per la Creazione Continua di Valore è necessario integrare il know-how specifico della singola azienda con competenze specifiche nel controllo di gestione e nell’organizzazione aziendale.
Da oggi voglio iniziare a parlare di “CRISI ECONOMICA”.
E’ ormai troppo tempo che in ogni situazione della vita professionale e privata mi vado a scontrare con “LA CRISI ECONOMICA”.
La pubblicità dei supermercati e dei centri commerciali puntano su questa leva per aumentare le loro vendite (difficilmente per diminuire i prezzi). È da questa mattina che penso ad uno spot radiofonico, dove una notissima catena di ipermercati pubblicizza (testuali parole): “non potendo aumentare i vostri stipendi diminuiamo il costo della vita”… ma che significa???
È ovvio … il messaggio esplicitamente afferma che i prezzi di alcuni prodotti necessari, spesso televisori 3D, i-phone, ennesime consolle per ragazzi ma anche prosciutti di marca, cereali, yogurt miracolosi e acque minerali provenienti direttamente dalle fonti del Paradiso, verranno dimezzati. Ma inconsciamente noi cosa “riceviamo” da messaggi come questi?
Gli studi sulla comunicazione sanno quali sono le leve del nostro inconscio. Il messaggio è quello che ormai da troppo tempo ci stanno facendo interiorizzare: “la crisi economica ti ha colpito e non riesci ad uscirne senza di me”. Questo messaggio arriva da tutte le parti ed io in qualche modo mi devo difendere.
Sono stanco di dipendere da politici che si “immolano” per il bene comune, manovre finanziarie “necessarie”, potenziali clienti che si piangono addosso e stanno seduti tutto il giorno a guardare il monitor del loro computer aspettando che qualcuno realizzi i loro sogni . Supermercati che vorrebbero aumentare il mio stipendio ma che ,poverini, non possono proprio farlo (chiedetelo agli interinali che vi lavorano, ai precari con contratti stagionali costretti a fare pacchi regalo a Natale ed ai magazzinieri che si spaccano la schiena nei loro depositi, loro sì che sono felici di quello che guadagnano!!). Voglio capire come posso farcela da solo senza dover ringraziare qualcuno domani se non le persone che sono state realmente necessarie alla riuscita dei miei obiettivi. Perciò devo trovare gli ingredienti giusti per scrollarmi di dosso la targa del “poverino la crisi economica ha colpito anche lui”.
Ho riflettuto molto su questo argomento e forse anche troppo, ma l’inconscio era ormai “contaminato”, poi un giorno di ordinario lavoro forse ho capito qualcosa in più … Stavo preparando una riunione di metà anno per un mio importante cliente quando una lampadina si è accesa. Nello specifico stavo confrontando i dati di vendita e, guarda un po’… le vendite erano aumentate del 20%?! Ma perché?
Il giorno dopo sono andato a trovare un altro cliente e mi sono reso conto dei passi da gigante che aveva fatto: era passato da un minuscolo e squallido laboratorio (scusa Francesco) ad un ufficio di 120mq bello e funzionale. Ma perché?
Nel pomeriggio altro cliente (il più importante per numero di dipendenti che al momento sto seguendo). Come al solito qualche minuto di attesa nella hall,poi la segreteria mi avvisa che posso accomodarmi, salgo, ma non prendo l’ascensore perché mi piace affacciarmi lungo il corridoio del management e salutare tutti i dirigenti con cui più o meno ho a che fare (corsi di formazione o coaching personale). Ci sediamo con uno dei titolari e mi parla del loro piano industriale, l’acquisizione di un’altra azienda, il progetto di un nuovo stabilimento dislocato nel Sud e tante idee nuove per il loro mercato. Penso: “però mica male ampliamento ed acquisizioni di questi tempi!”. Ma perché?
Gli ingredienti a fine giornata li avevo tutti, dovevo solo metterli in pratica: TENACIA, SQUADRA, ORGANIZZAZIONE. Non voglio raccontarvi il mio personale successo, ma il vostro possibile successo attraverso la storia di queste tre aziende. Nei miei corsi di formazione ricordo sempre che l’imitazione fa parte di noi dall’infanzia. Mia figlia a pochi mesi di vita ha dovuto necessariamente frequentare un asilo nido. Per me e mia moglie è stato quasi straziante all’inizio, ma poi abbiamo capito quanto fosse utile per la bambina frequentare altri bambini più grandi (lei era la più piccola del gruppo). In pochissimo tempo ha imparato a camminare, a correre e a farsi valere semplicemente imitando i più grandi. Ma nell’imitazione c’è anche il lato negativo: a nemmeno 3 anni ha imparato ad esempio le “parolacce” che tutta la famiglia, in sua presenza (non siamo mica dei Santi!!), evita scrupolosamente.
Oggi fortunatamente non se ne esce più con certi “accomodamenti dialettici”. Almeno per ora, grazie anche alle maestre, in casa non si sentono sproloqui dalla leggerezza infantile.
Torniamo a noi. Parlavo appunto dell’imitazione, quella positiva. Ognuno di noi deve ispirarsi a qualcuno per riuscire a correre e la storia è piena di esempi del genere. Da Ford a Newton, da Einstein alle “mamme coraggio” ma più vicino a noi possono essere “persone comuni” che hanno avuto successo (personale o economico ). Oggi per “combattere la crisi” prenderò spunto dalle storie di queste tre aziende che stanno raggiungendo i loro obiettivi e che sono destinate ad ottenere molto di più di quello che si aspettavano il primo giorno di attività. Ho deciso di chiamare questo percorso “IL TRIO DELL’ECCELLENZA” e sarà diviso in tre storie legate ognuna ad un ingrediente. Cominceremo con la TENACIA, passando poi per LA SQUADRA, fino ad arrivare all’ ORGANIZZAZIONE.
Vi lascio qualche giorno per riflettere sul reale significato di queste parole all’interno delle vostre aziende, e delle vostre vite per decidere chi sarà il vostro “mentore”, per riunire un attimo le idee su quello che realmente oggi state facendo e dove vi stanno portando le azioni (o non azioni) che state compiendo. Vi invito, inoltre, a compilare il test sulla diagnosi aziendale che trovate nel nostro sito.
È assolutamente senza alcun impegno ma vi può dare un’impronta delle decisioni che avete adottato all’interno della vostra attività. Vi darà uno spunto per sapere se tali decisioni sono state fruttuose, se lo saranno nel lungo termine o se sono da modificare. Se siete arrivati a leggere fino a questo punto significa che almeno vi ho incuriosito e per questo dovete essere premiati. Vi regalo una frase:
“Stai attento ai tuoi pensieri, diventeranno parole, stai attento alle tue parole, diventeranno azioni, stai attento alle tue azioni, diventeranno abitudini, stai attento alle tue abitudini, diventeranno carattere, stai attento al tuo carattere, diventerà destino.”
Non è importante sapere chi ha detto questa affermazione ma è importante sapere che, purtroppo, è vera. Un suggerimento: cercate il “messaggio subliminale” quando la televisione o la radio ci parlano delle nostre difficoltà economiche. Leggete fra le righe degli articoli di giornale. Se potete, invece di leggere un quotidiano (che sicuramente è demotivante), leggete un buon libro , al posto della televisione scegliete il cinema e al posto della radio ascoltate il cd del vostro cantante o della vostra band preferita. Se avete qualche minuto vi invito inoltre a dare un’occhiata al nostro sito www.abmanager.it e magari visitare il nostro blog di consulenza direzionale … non si sa mai!
A venerdì prossimo con il primo ingrediente: la TENACIA.
INTRODUZIONE AL CORSO
Quando si parla di obiettivi dell’azienda, spesso si fa riferimento ai soli obiettivi di natura tipicamente commerciale. Ma ci sono obiettivi di più ampia portata, che servono poi ad orientare anche quelli commerciali. Sto parlando degli obiettivi strategici, ossia di quegli obiettivi che servono ad orientare il management e l’intera azienda nel lungo periodo. Gli obiettivi strategici sono importantissimi. Di solito, quando si pensa al lungo periodo molti imprenditori pensano a cosa vogliono fare, elaborano idee, ma si dimenticano di fare una cosa fondamentale … scrivere. Si dimenticano infatti di scrivere le loro idee e le loro azioni e non le trasmettono a tutti i livelli aziendali.
VISION, MISSION ED OBIETTIVI
Il termine "VISION" (in italiano "Visione") viene utilizzato nell'ambito della gestione strategica d’impresa, per indicare la proiezione di uno scenario che un imprenditore vuole "vedere" nel futuro.
La Vision non è un concetto astratto, ma molto concreto poiché è proprio grazie alla "visione" di tanti imprenditori se oggi il mondo è pieno di innovazione, tecnologia e nuovi prodotti. La VISION deve essere esplicitata e deve essere condivisa con l'intera organizzazione, questo è uno dei principali problemi nella definizione della Vision, poiché ancor oggi troppi imprenditori non hanno ancora compreso a fondo la sua importanza e ne sottovalutano l'impatto che ha a livello aziendale. Una vision chiara, accurata, derivante da attente riflessioni, serve a fare comprendere ai membri del'organizzazione dove l'azienda vuole arrivare, al fine di condividerne i successi.
I sogni di imprenditori di successo hanno dato vita ad aziende leader nei loro settori. E' il caso di di Bill Gates, fondatore della Microsoft Corporation, che ha espresso nella Vision il suo sogno di imprenditore: "Un personal computer su ogni scrivania, e ogni computer con un software Microsoft installato"; oppure è il caso di Henry Ford (fondatore dell'omonima casa automobilistica) :"I cavalli dovranno sparire dalle nostre strade".O ancora, imprenditori come Walt Disney hanno avuto la loro vision:"Rendere felici le persone". Altri esempi di Vision sono quelli di altre aziende famose nel mondo. Nokia (produzione di telefonia mobile): "Mettendo in contatto le persone noi aiutiamo il soddisfacimento di un fondamentale bisogno umano di contatti e relazioni sociali. La Nokia costruisce ponti tra le persone – sia quando sono lontane che faccia-a-faccia – e colma il divario tra le persone e le informazioni di cui hanno bisogno". Anche la Wal-Mart (azienda di distribuzione di prodotti di largo consumo) ha la sua Vision: "Dare alla gente comune la possibilità di acquistare le stesse cose dei ricchi".
Se, quindi, la Vision è il "sogno" che definisce lo scopo per cui l'azienda esiste, la MISSION definisce il ruolo dell'azienda per attuare la Vision. La Mission è la strada che si vuole percorrere per realizzare la Vision e serve per definire le risorse che devono essere utilizzate per arrivare alla Vision. La mission aziendale deve essere allineata alla vision e deve mostrare, in modo molto più dettagliato, come si intendono raggiungere gli obiettivi descritti dalla Vision. La mission tende a focalizzarsi più sul presente e a fornire una guida operativa all’azione dell'organizzazione. La Mission dovrebbe descrivere in modo chiaro e conciso il perché l'organizzazione esiste, in cosa si distingue dalle altre aziende concorrenti, i valori che ne guidano l'azione, il target a cui si rivolge, gli strumenti che utilizza, i bisogni a cui risponde, le risorse su cui fa affidamento.
L'ultimo anello di questa catena è rappresentato dalla DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI, che ha origine proprio dalla preventiva definizione delle Visione e della Mission. Gli obiettivi devono avere alcune caratteristiche fondamentali. Gli obiettivi di lungo periodo esprimono i risultati che, all'interno di una determinata mission, il management aziendale si prefigge di raggiungere in un periodo compreso tra i 3 e i 5 anni, utilizzando le risorse che ha a disposizione o che intende procurarsi sul mercato. G obiettivi dell'azienda devono essere : chiari, possibili, identificabili, misurabili, raggiungibili e controllabili, che sono tutte caratteristiche molto simili agli obiettivi di vendita.
CONCLUSIONI
Hai chiara la tua mission e la tua vision aziendale ? È importante tracciare una rotta se si vuole arrivare nel porto giusto. Come credi che un collaboratore possa garantirti il successo della tua azienda se non conosce in quale porto deve approdare?
Se un uomo ha fatto propri gli obiettivi aziendali, vede l’intera struttura come propria, quindi rende disponibile per tutto il gruppo le sue capacità produttive e motivazionali, creando legami e sviluppando competenze. Quando un collaboratore percepisce la possibilità di realizzarsi attraverso l’azienda dove lavora, allora il suo cuore e le sue passioni saranno ben concentrate verso il successo comune.
OBIETTIVI
Il corso porterà alla definizione di una mission e di una vision aziendale da poter condividere poi con i propri collaboratori per conoscere il porto in cui approdare tutti insieme.
TEMI TRATTATI
1. Che cos’è la visione
2. Visione e Missione
3. Vision Famose
4. Il capitale umano
5. Gli obiettivi aziendali
6. Il manifesto della visione
7. I valori e la loro importanza
8. La condivisione
9. L’importanza della vision aziendale
10. Esercizi Pratici
DURATA : dalle 9,30 alle 17,30 (inclusa pausa pranzo)
Per infos su costi, luogo e data scrivere a info@abmanager.it

L’articolo 1, commi 72 e 73, della legge 24 dicembre 2007, n. 247 - così come
modificato da ultimo dalla legge 23 dicembre 2009 n. 191 - ha istituito, presso il
Dipartimento della gioventù della Presidenza del Consiglio dei ministri, il Fondo di
sostegno per l’occupazione e l’imprenditoria giovanile con stanziamento di 51 milioni di
euro per favorire l’occupazione di giovani genitori.
Presso l’Inps è stata istituita la “Banca dati per l’occupazione dei giovani genitori”, cui
possono iscriversi tutti quelli che alla data di registrazione presso gli elenchi possiedano le
seguenti caratteristiche:
• età non superiore a 35 anni (da intendersi fino al giorno precedente il compimento
del trentaseiesimo anno di età);
• essere genitori di figli minori - legittimi, naturali o adottivi – ovvero affidatari di
minori;
• essere titolari di uno dei seguenti rapporti di lavoro:
o lavoro subordinato a tempo determinato;
o lavoro in somministrazione;
o lavoro intermittente;
o lavoro ripartito;
o contratto di inserimento;
o collaborazione a progetto o occasionale;
o lavoro accessorio;
o collaborazione coordinata e continuativa.
La banca dati consente l’erogazione di un incentivo di € 5.000 in favore
delle imprese private e delle società cooperative (anche in quelle in cui
il lavoratore sta svolgendo o ha svolto uno dei rapporti di lavoro), che
provvedano ad assumere a tempo indeterminato, anche parziale, le
persone iscritte alla banca dati stessa; l’incentivo spetta anche per la
trasformazione a tempo indeterminato (anche con orario parziale) di
un rapporto a tempo determinato.
Ulteriori condizioni da parte del datore di lavoro per usufruire del beneficio sono:
• L’assunzione non deve costituire attuazione di un obbligo, ai sensi della legge
68/1999 in favore dei disabili.
• Il datore di lavoro non deve aver effettuato, nei sei mesi precedenti:
o l’assunzione;
o licenziamenti per giustificato motivo oggettivo o per riduzione del
personale; fatta salva l’ipotesi in cui l’assunzione sia finalizzata
all’acquisizione di professionalità sostanzialmente diverse da quelle dei
lavoratori licenziati.
• Il datore di lavoro non deve avere in atto:
o sospensioni dal lavoro o riduzioni dell’orario di lavoro per crisi aziendale;
o ristrutturazione;
o riorganizzazione o riconversione industriale; salvo il caso in cui l’assunzione
sia finalizzata alla acquisizione di professionalità sostanzialmente diverse da
quelle dei lavoratori sospesi o in riduzione di orario.
• Il lavoratore assunto non deve essere stato licenziato, nei sei mesi precedenti
l’ assunzione, dalla medesima impresa ovvero da impresa collegata o con assetti
proprietari sostanzialmente coincidenti.
La richiesta dell’ incentivo avviene tramite il modulo telematico disponibile sul sito
internet dell’Inps, alla sezione “Istanze on-line” del Cassetto previdenziale Aziende.
Il giorno successivo all’invio, l’Inps, dopo aver controllato l’esistenza di tutti i requisiti
necessari per accedere al beneficio, attribuisce un Codice alla posizione contributiva
interessata. Nella stessa sezione “Istanze on-line” sarà disponibile l’esito della richiesta.
di Gabriele Di Conza - Consulente del Lavoro

L'articolo 8 del Decreto legge per la Manovra Finanziaria, approvato ieri sera con voto di fiducia con 165 sì, 141 no e 3 astenuti, sta scatenando allarmismi e roventi polemiche, ma cosa prevede esattamente? Porterà con sé licenziamenti selvaggi? Quali sono i pro e quali i contro? Vediamo di fare chiarezza.
In sostanza l'articolo 8 contenuto nella Manovra Finanziaria prevede che: i contratti aziendali e territoriali possano operare «anche in deroga alle disposizioni di legge» ed alle «relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro», quindi anche alle tutele dello Statuto dei lavoratori; le intese valide sono solo quelle «sottoscritte a livello aziendale o territoriale da associazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale»; le intese aziendali non potranno in alcun modo andare contro la Costituzione e dovranno rispettare i vincoliimposti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro.
La preoccupazione maggiore è che le aziende possano sfruttare tale norma per ricorrere a licenziamenti senza giusta causa, aggirando l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
La Cisl sottolinea che questo pericolo non esiste perché, come stabilito nell'articolo 8, solo i sindacati maggiormente rappresentativi - in sostanza Cgil, Cisl e Uil - potranno sottoscrivere deroghe a fronte di situazioni eccezionali, in più queste dovranno essere condivise dalle Rsu e votate dai lavoratori. Senza l'approvazione della maggioranza di tutti i soggetti coinvolti le deroghe non saranno valide.
Una lettura dell'articolo 18 condivisa da il presidente di Confindustria Veneto, Andrea Tomat, il quale afferma che «il rafforzamento della contrattazione è l'obiettivo dell'articolo 8» sottolineando come le imprese per competere abbiano «bisogno di flessibilità, ma al contempo di stabilità» e che «la nuova norma contenuta nella Manovra Finanziaria, non contraddice, ma riconosce e rafforza l'accordo interconfederale del 28 giugno scorso. Tale accordo rimane il nostro autonomo punto di riferimento nelle relazioni industriali. L'articolo 8 è pertanto un riconoscimento forte del ruolo della contrattazione con finalità, che per prime, saranno oggetto d'intesa fra le parti».
Anche la Uil ribadisce che «il testo recepisce i contenuti dell’accordo interconfederale di giugno, evitando, come da noi sollecitato la costituzione di sindacati di comodo e limitando il potere di deroga ai soli sindacati comparativamente più rappresentativi, ribadendo anche il principio maggioritario dell’accordo del 28 giugno».
Per il ministro del lavoro Maurizio Sacconi si tratta di una misura «rivoluzionaria» grazie alla quale «l'Italia ha davvero la possibilità di uscire dal Novecento ideologico» aiutando a far crescere imprese e lavoro nel nostro Paese.
Non sente ragioni invece la Cgil, che per voce di Susanna Camusso ribadisce le motivazioni dello sciopero indetto per martedì prossimo: «le modifiche della maggioranza di governo all'articolo 8 indicano la volontà di annullare il contratto collettivo nazionale di lavoro e di cancellare lo Statuto dei lavoratori, e non solo l'articolo 18, in violazione dell'articolo 39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama».
di Noemi Ricci - www.pmi.it
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Ultimi giorni per poter usufruire del “condono” riguardante la chiusura delle partite iva inattive.
Il DL 6.7.2011 n. 98 (c.d. “manovra correttiva”), entrato in vigore il 6.7.2011, è stato convertito nella L. 15.7.2011 n. 111, entrata in vigore il 17.7.2011, tale manovra prevede le seguenti novità:
Ø la regolarizzazione dell’omessa presentazione della dichiarazione di cessazione attività ai fini IVA;
Ø la revoca d’ufficio delle partite IVA inattive;
A) regolarizzazione dell’omessa presentazione della dichiarazione di cessazione attività ai fini IVA
Entro il 4.10.2011 (90° giorno successivo alla data di entrata in vigore del DL 98/2011), può essere sanata l’omessa presentazione della dichiarazione di cessazione attività ai fini IVA:
- pagando la sanzione ridotta di 129,00 euro (pari ad 1/4 del minimo di 516,00 euro);
- a condizione che tale irregolarità non sia stata già constatata dall’agenzia delle entrate.
Per regolarizzare la propria posizione, occorre compilare il modello “F24 Versamenti con elementi identificativi”, riportando i seguenti dati:
· nella sezione “Contribuente”, i dati anagrafici e il codice fiscale del soggetto;
· nella sezione “Erario ed altro”:
– nel campo “tipo”, la lettera “R”;
- nel campo “elementi identificativi”, la partita IVA da chiudere;
– nel campo “codice”, il nuovo codice tributo “8110”, relativo al versamento della suddetta sanzione ridotta di 129,00 euro;
– nel campo “anno di riferimento”, l’anno di cessazione dell’attività, nel formato “AAAA” (es. 2009).
Non occorrerà presentare anche la dichiarazione di cessazione attività, infatti la chiusura della partita IVA verrà effettuata dall’Agenzia delle Entrate sulla base dei dati desunti dal modello F24 presentato.
In alcuni casi alternativamente alla suddetta procedura di regolarizzazione, potrebbe essere più conveniente per il contribuente applicare la disciplina in materia di ravvedimento operoso infatti in caso di dichiarazione di cessazione attività presentata entro un anno dalla violazione, è prevista la riduzione della sanzione a:
· 51,00 euro, pari ad 1/10 del minimo di 516,00 euro, per le violazioni commesse fino al 31.1.2011;
· 64,00 euro, pari ad 1/8 del minimo di 516,00 euro, per le violazioni commesse dall’1.2.2011.
Possono essere interessate a questo tipo di procedura più conveniente, le cessazioni di attività avvenute o che intervengono dal 3.9.2010 al 3.9.2011, quindi per le violazioni di omessa presentazione della dichiarazione di cessazione attività commesse dal 3.10.2010 al 3.10.2011.
b) revoca d’ufficio delle partite iva inattive
Il numero di partita IVA è revocato d’ufficio se il titolare, per tre annualità consecutive, non abbia esercitato l’attività di impresa o di lavoro autonomo; ovvero se obbligato alla presentazione della dichiarazione iva annuale non abbia adempiuto a tale obbligo.
Attenzione: La revoca d’ufficio della partita IVA non esclude comunque l’applicazione delle ordinarie sanzioni in materia di:
· omessa presentazione della dichiarazione di cessazione attività ai fini IVA (sanzione compresa tra 516,00 e 2.065,00 euro);
. omessa presentazione della dichiarazione IVA annuale (sanzione, di regola, compresa tra il 120% e il 240% dell’IVA dovuta, con un minimo di 516,00 euro).
Il provvedimento di revoca della partita IVA è impugnabile innanzi alle Commissioni tributarie.
Dott. Leonardo Gitto
(iscritto presso l’ordine dei Dottori commercialisti ed Esperti contabili di Pisa)

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