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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

 

… Con l’atto di citazione in esame la Procura regionale ha convenuto in giudizio i nominati per sentirli condannare “al pagamento, della complessiva somma di euro 58.690,00 ciascuno nella misura suindicata, in favore del Comune di Massa, salva ogni diversa valutazione da parte del Collegio, oltre rivalutazione, interessi legali e spese di giudizio”.

Nel merito dei fatti, dalle allegazioni processuali risulta che con deliberazione n. 69 del 30 settembre 2008, il Consiglio comunale di Massa, udita la relazione dell’Assessore Fabrizio Brizzi, sulla base del documento istruttorio predisposto dal responsabile del procedimento arch. Lamberto Menconi, riconosceva “la legittimità del debito fuori bilancio derivante dall’esecuzione dei lavori di somma urgenza per la messa in sicurezza dei cimiteri urbani e frazionali a seguito del fortunale abbattutosi nel Comune di Massa il 5 marzo 2008 per un importo complessivo di € 225.737,00 I.V.A. compresa”.

Dalla lettura della citata deliberazione emerge che veniva rappresentato all’organo consiliare che “i lavori sono stati affidati esclusivamente per motivi improcrastinabili ai sensi dell’art. 147 del DPR n.554/99 (Regolamento d’attuazione della legge 11 febbraio 1994, n. 109 legge quadro in materia di lavori pubblici) e che ad oggi gli interventi …sono stati completati” e che l’esecuzione degli interventi “si sono rivelati essenziali per l’Amministrazione, garantendo agli utenti dei cimiteri la possibilità di usufruire in sicurezza e senza pericoli per l’incolumità pubblica e igienico sanitari”.

La deliberazione veniva assunta con il parere favorevole di regolarità tecnica reso dal dott. Lamberto Menconi, di regolarità contabile reso dal dott. Massimo Tognocchi e con il visto di conformità all’azione amministrativa reso dal Segretario generale dott. Carlo Ferrari.

Nei verbali di somma urgenza – allegati alla deliberazione – che sarebbero stati redatti in data 6 marzo 2008 (privi però di protocollo) da Giovanni Bertoneri, in qualità di tecnico incaricato dal dirigente del settore, veniva affermata la necessità di tali interventi, atteso che per le eccezionali avverse condizioni atmosferiche si erano verificati distacchi di vari materiali dalle coperture dei tetti delle strutture dei cimiteri di Turano e Mirteto nonché dei cimiteri frazionali di Canevara, Casette, Forno, Casania, Resceto, Pariana, Altagnana e Antona.

Pertanto, il tecnico delegato Bertoneri dichiarava che per l’esecuzione dei lavori ivi menzionati, da dettagliarsi nella perizia giustificativa, ricorrevano gli estremi della somma urgenza ex art. 147 del DPR n.554/99.

La delibera di riconoscimento di debito di cui sopra è stata poi trasmessa, ai sensi e per gli effetti dell’art. 23, comma 5, della legge 27 dicembre 2002 n.289, alla competente Procura cui è pervenuta in data 27 ottobre 2008.

In relazione a quanto sopra, la Procura erariale delegava la Guardia di Finanza Nucleo di Polizia Tributaria Massa Carrara – Sezione Tutela Finanza Pubblica – a svolgere accertamenti istruttori.

In relazione alle opere di messa in sicurezza dei siti cimiteriali il geom. Giovanni Bertoneri ha prodotto ai militari delegati documentazione relativa a vari interventi:

  1. a) Cimitero di Mirteto – lavori affidati alla Comies S.r.l. per 83.798,40 euro (I.V.A. inclusa);
  2. b) Cimitero di Turano – lavori affidati alla Costruzioni TRE P S.r.l. per 63.572,00 euro (I.V.A. inclusa);
  3. c) Cimiteri frazionali di Pariana, Altagnana, Forno, Canevara, Casania, Resceto, Antona, Casette – lavori affidati alla ditta individuale Antonino DESI per 78.333,00 euro (I.V.A. inclusa).

Nel corso dell’attività istruttoria la Guardia di Finanza ha acquisito documentazione contabile anche presso le ditte affidatarie suindicate, dalla cui disamina sono emerse significative incongruenze, dettagliatamente riportate nell’atto di citazione (cfr. pagg. 3-9).

In particolare dall’istruttoria attivata non risulterebbero rispettate le previsioni legislative in ordine alle c.d. procedure di somma urgenza.

A titolo puramente esemplificativo, ferma restando la puntuale disamina in sede di atto di citazione, sarebbero state riscontrate nella documentazione acquisita incongruenze quali l’assenza di data certa nella redazione del verbale di somma urgenza, l’utilizzazione di documenti di trasporto materiali le cui date collidono con le dichiarazioni ufficiali di ultimazione dei lavori, il non puntuale riferimento, nella documentazione contabile, delle opere realizzate che potrebbero riferirsi ad altri lavori del periodo.

In sintesi le procedure di liquidazione degli affidamenti dei lavori e delle forniture in esame, conseguirebbero, secondo la tesi accusatoria, non solo ad una sistematica violazione delle norme procedurali normativamente previste ma anche ad una ipotetica collusione con i beneficiari dei pagamenti per le prestazioni commissionate in quanto l’ultimazione lavori sarebbe stata accertata sempre entro i termini contrattuali, così da escludere qualunque penale per ritardo a favore della Amministrazione comunale.

In relazione a tali risultanze istruttorie la Procura, con l’invito a dedurre previsto dalla normativa, datato 17 dicembre 2013, ha contestato ai sigg.ri Bertoneri Giovanni (Tecnico incaricato della Direzione lavori), Ferrari Carlo (Segretario generale), Brizzi Fabrizio (Assessore proponente), di aver cagionato, con la propria condotta, un danno al Comune di Massa, cui conseguiva la richiesta di risarcimento.

Di tali esborsi economici la Procura attrice ipotizzava una disutilitas pari al 40% della spesa sostenuta pari nel totale ad €. 225.737,00 per cui il danno si ridurrebbe ad €. 90.294,00 che andrebbe ripartito per il 40% (€. 36.117,00) al Tecnico incaricato della Direzione lavori, per il 15% (€. 13.544,00) all’Assessore proponente ed il 10% (€. 9.029,00) al Segretario generale.

La residua percentuale non azionata del 35% sarebbe stata di competenza del Dirigente tecnico – responsabile del procedimento che ha espresso il parere di regolarità tecnica, Arch. Lamberto MENCONI, medio-tempore deceduto.

Al riguardo i convenuti depositavano le proprie controdeduzioni (Bertoneri e Brizzi) o chiedevano di essere sentiti personalmente (Ferrari).

Valutate non esaustive le argomentazioni difensive, la Procura procedeva alla notifica dell’atto di citazione ed in previsione dell’odierna udienza le parti si sono costituite in giudizio.

Avverso tali tesi accusatorie, il Tecnico incaricato della Direzione lavori BERTONERI ha contestato qualunque violazione procedurale alla luce anche del fatto che la contabilità doveva essere redatta nella forma cd. semplificata di cui all’art. 181 del DPR n.554/99.

Oltre a questo lamenta l’azione dell’Arch. MENCONI che avrebbe attestato fatti e circostanze che avrebbero tratto in inganno il medesimo, da qui l’assenza di colpa azionabile.

Per altro verso è stata contestata la quantificazione della percentuale di utilitas pari al 40% nonché la ripartizione interna tra i convenuti in quanto non provata.

La difesa dell’Assessore BRIZZI in rito ipotizza la prescrizione dell’azione atteso che l’invito a dedurre sarebbe stato notificato il 24 dicembre 2013 mentre la delibera sarebbe stata adottata il 30 settembre 2008 e nota alla Procura fin dal 27 ottobre 2008, a seguito della citata trasmissione della stessa, ex art. 23, comma 5, della legge 27 dicembre 2002 n.289.

Nel merito si contesta l’esistenza del un nesso di causalità in quanto, in sede di Consiglio Comunale, l’Assessore BRIZZI si sarebbe limitato a leggere un documento istruttorio preparato dal Responsabile del procedimento.

Per inciso dalla delibera emergerebbe poi che l’Assessore BRIZZI non componeva il Consiglio comunale (in quanto evidentemente soggetto non eletto ma esterno) e non avrebbe espresso alcun voto sull’argomento.

Da ultimo la difesa del Segretario generale FERRARI, in via preliminare, ha eccepito la maturata prescrizione nei termini di cui sopra, illustrando la tesi per cui l’obbligazione contrattuale a carico dell’Amministrazione comunale si sarebbe perfezionata con la volontà espressa nella delibera di riconoscimento mentre l’impegno della spesa costituirebbe un passaggio meramente consequenziale ed ineludibile.

Anche aderendo alla tesi che individua il dies a quo nella fase del pagamento questo risulterebbe del 5 dicembre 2008, sempre oltre il quinquennio di legge in relazione alla notifica dell’invito a dedurre avvenuta il 24 dicembre 2013.

Nel merito di ipotizza l’assenza di nesso causale nella funzione espletata e comunque l’assenza di colpa azionabile tenendo anche conto che il convenuto avrebbe assunto servizio solo il 2 luglio 2008 e che tutte le attestazioni tecniche sarebbe state di competenza di altri soggetti.

In sede di discussione orale sono state ribadite le difformi tesi ed il giudizio è passato in decisione sulla base delle argomentazioni ed allegazioni processuali.

Considerato in

DIRITTO

A parere di questo Collegio, nella vicenda in esame si ravvisano tutti i presupposti necessari e sufficienti per l’esercizio dell’azione amministrativo-contabile.

In primo luogo è indubitabile che all’epoca degli eventi le parti convenute erano direttamente legate all’Ente erogante da un rapporto funzionale di servizio o perché dipendenti di ruolo della Amministrazione locale (Tecnico ufficio lavori) o perché inseriti nella struttura, sia pure temporaneamente, (Assessore e Segretario generale) come figure funzionali all’azione amministrativa dell’Ente.

Altrettanto evidente è il nesso causale tra la condotta delle parti convenute e l’evento dannoso.

Con la delibera di riconoscimento di debiti fuori bilancio in esame l’Amministrazione ha valutato la sussistenza dei presupposti sostanziali di riconoscibilità del debito, tra i quali il riconoscimento dell’utilità della prestazione e dell’arricchimento dell’Ente ex art. 194, 1° comma, lett. e) del D.Lgs. 267/2000.

Tutto questo si è svolto in presenza di indici di illegittimità, sia sotto il profilo contabile sia sotto il profilo della mancata applicazione delle procedure previste in tema di “lavori d’urgenza”.

A questo punto rilevanti nella fattispecie sono l’indagine sull’elemento soggettivo e la individuazione della posta di danno azionabile.

Elemento soggettivo

Come già accennato la violazione, da parte di tutti i soggetti convenuti e non (nella specie, risultando medio-tempore deceduto il Responsabile del procedimento e Dirigente del settore Arch. Menconi, non è stato ravvisato l’illecito arricchimento degli aventi causa), degli obblighi di servizio se non caratterizzata da animus doloso sicuramente integra la cd. colpa grave, sottoposta al sindacato di questa Corte.

Ciò premesso, le norme violate attengono alla disciplina della procedura dei lavori d’urgenza, così come era dettata dagli artt. 146 e 147 del D.P.R. n. 554/1999, all’epoca vigenti.

In base alla citata normativa, l’esecuzione di lavori in economia determinata dalla necessità di provvedere d’urgenza doveva risultare da un verbale, nel quale dovevano essere indicati i motivi dello stato di urgenza, le cause che lo avevano provocato e i lavori necessari per rimuoverlo (art. 146, 1°comma).

Il verbale doveva poi essere compilato dal responsabile del procedimento o da un tecnico all’uopo incaricato e, unitamente alla perizia estimativa, andava trasmesso alla stazione appaltante, per la copertura della spesa e l’autorizzazione dei lavori (art. 146, 2°comma).

Per altro verso, l’art.147, 1°comma, disponeva che: “In circostanze di somma urgenza che non consentono alcun indugio, il soggetto fra il responsabile del procedimento e il tecnico che si reca prima sul luogo, può disporre, contemporaneamente alla redazione del verbale di cui all’articolo 146, l’immediata esecuzione dei lavori entro il limite di 200.000 Euro o comunque di quanto indispensabile per rimuovere lo stato di pregiudizio alla pubblica incolumità.”

Pertanto, l’esecuzione dei lavori di cui trattasi può essere affidata in forma diretta ad una o più imprese individuate dal responsabile del procedimento o dal tecnico, da questi incaricato.

Ai sensi poi dell’art. 147, 4°comma, “il responsabile del procedimento o il tecnico incaricato compila entro dieci giorni dall’ordine di esecuzione dei lavori una perizia giustificativa degli stessi e la trasmette, unitamente al verbale di somma urgenza, alla stazione appaltante che provvede alla copertura della spesa e alla approvazione dei lavori.”

Sotto il profilo prettamente contabile, ex art. 191 del D.Lgs. 267/2000, “1. Gli enti locali possono effettuare spese solo se sussiste l’impegno contabile registrato sul competente intervento o capitolo del bilancio di previsione e l’attestazione della copertura finanziaria di cui all’articolo 153, comma 5…

  1. Per i lavori pubblici di somma urgenza, cagionati dal verificarsi di un evento eccezionale o imprevedibile, l’ordinazione fatta a terzi è regolarizzata, a pena di decadenza, entro trenta giorni e comunque entro il 31 dicembre dell’anno in corso se a tale data non sia scaduto il predetto termine. La comunicazione al terzo interessato è data contestualmente alla regolarizzazione.
  2. Nel caso in cui vi è stata l’acquisizione di beni e servizi in violazione dell’obbligo indicato nei commi 1, 2 e 3, il rapporto obbligatorio intercorre, ai fini della controprestazione e per la parte non riconoscibile ai sensi dell’articolo 194, comma 1, lettera e), tra il privato fornitore e l’amministratore, funzionario o dipendente che hanno consentito la fornitura.”.

In estrema sintesi gli affidamenti illegittimi di lavori e forniture non vincolano l’Amministrazione ma danno origine ad un rapporto obbligatorio tra il soggetto ordinante ed il fornitore.

Nel caso di specie le acquisizioni documentali provano che gli affidamenti dei tre lavori in esame, di cui in narrativa, sono avvenuti su presupposti assolutamente non attendibili sì da violare i principi di imparzialità e di trasparenza dell’azione amministrativa nonché il criterio del confronto concorrenziale, sancito dalla normativa di settore di cui al D.Lgs. 163/06.

In buona sostanza nella fattispecie sussiste l’incompletezza e l’inattendibilità della contabilità dei lavori reperita, l’inattendibilità di quanto attestato in ordine alla reale tempistica di esecuzione dei lavori nonché degli atti redatti e firmati, con le relative certificazioni su fatti ed eventi, da parte dei soggetti istituzionalmente competenti.

Sussistono anche gravi profili critici in ordine ai costi effettivamente sostenuti dall’azienda affidataria dei lavori, per l’esecuzione dei lavori di cui trattasi.

Risulta, infine, disatteso quanto normativamente stabilito in materia di procedure amministrativo-contabili, stante che all’ordine di esecuzione di lavori non è seguita la deliberazione autorizzativa con la quale si sarebbe dovuto provvede anche alla copertura della spesa (per inciso intervenuta il 24 novembre 2008 dopo la delibera di riconoscimento di debito del 30 settembre 2008).

Quanto sopra risulta dalle esaurienti acquisizioni istruttorie che, distinte per i singoli affidamenti, conseguono a specifici verbali di accesso effettuati dal Nucleo di Polizia tributaria di Massa-Carrara, nel mese di settembre 2013, presso le Ditte aggiudicatarie.

Tutto ciò premesso il Collegio condivide la tesi di parte attrice per la quale sono chiamati a rispondere dei fatti i convenuti:

– geom. Giovanni Bertoneri, nella qualità di Direttore dei Lavori e Tecnico incaricato per gli asseriti lavori di somma urgenza, considerato che dagli atti risulta che egli avrebbe provveduto ad effettuare il sopralluogo di verifica dei lavori di cui trattasi, a sottoscrivere il verbale di consegna dei lavori, a redigere il computo metrico nello stesso giorno del sopralluogo, ad attestare, quale Direttore dei lavori, che i lavori erano stati ultimati nelle date del 7-14-18 aprile 2008, certificandone poi l’avvenuta esecuzione “a regola d’arte e in conformità alle prescrizioni contrattuali” solo nelle date del 5-24 novembre 2008, momento posteriore al riconoscimento di debito (30 settembre 2008);

– del Segretario generale dott. Carlo Ferrari che ha assistito alla seduta consiliare del 30 settembre 2008, ed in relazione alle funzioni di assistenza giuridico amministrativa avrebbe dovuto rilevare la carente documentazione o quantomeno la violazione di quanto normativamente previsto in tema di regolarizzazione dell’ordinazione fatta a terzi, con i correlati limiti oggettivi relativi al riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio;

– dell’Assessore Fabrizio Brizzi, relatore della proposta di riconoscimento del debito che, in considerazione degli specifici obblighi di sovrintendenza che fanno carico all’assessore delegato dal Sindaco per il settore di sua specifica competenza, non ha, quantomeno, rilevato che, alla data del 30 settembre 2008, la documentazione agli atti dell’Ente non consentiva di asserire che la somma complessiva di euro 225.737,00 (IVA inclusa) fosse correlata ad una accertata e dimostrata utilità ed arricchimento per l’Ente, requisiti normativamente richiesti al fine del riconoscimento di un debito fuori bilancio.

Sussisterebbero, quindi, presupposti oggettivi per ritenere che le condotte omissive e commissive poste in essere dai soggetti suindicati abbiano determinato un pregiudizio patrimoniale al Comune di Massa, in relazione agli oneri accollati al bilancio comunale nella misura di cui infra.

Danno azionabile

Venendo al profilo della stima del danno, secondo la Procura regionale, emerge che “una quota parte quantomeno pari al 40% della somma accollata al bilancio comunale costituisca una spesa priva di utilità ed in quanto tale un danno patrimoniale per il Comune di Massa”.

Tale condivisibile riduzione in via equitativa conseguirebbe al non computo dell’utile di impresa pari al 10% (che non spetterebbe in caso di affidamenti illegittimi), del risparmio non conseguito dall’Ente per mancato ricorso al mercato concorrenziale nonché della non applicazione delle penali per tardiva esecuzione dei lavori.

Al riguardo il tenore dei verbali di consegna ed ultimazione dei lavori, tutti privi di protocollo, sono contraddetti dalle fatture e dai documenti di trasporto acquisiti dalla GdF.

Risultano noleggi di macchinari industriali e consegne di materiali in data anteriore alla affidamento ufficiale dei lavori nonché in data posteriore alla dichiarazione di ultimazione degli stessi, tutti fatti idonei a dubitare del tenore degli atti tecnici redatti dalla Amministrazione.

Da qui la sostanziale riduzione dell’utilitas della spesa nei termini prospettati dalla Procura e, pertanto, della spesa sostenuta pari nel totale ad €. 225.737,00 il 40% della stessa pari ad €. 90.294,80 sarebbe danno azionabile e di questo, sempre secondo la Procura, il 35% andrebbe (teoricamente) attribuito al de cuis Menconi, il 40% al Tecnico incaricato della Direzione lavori, il 15% all’Assessore proponente ed il 10% al Segretario generale, in ragione della diversa incidenza causale delle singole condotte fonte del danno oggi azionato, parametrate in relazione alle funzioni intestate nell’ambito dell’Amministrazione comunale.

Ciò premesso in primo luogo deve essere disattesa l’eccezione di prescrizione avanzata in quanto, dalle acquisizioni istruttorie del Nucleo di polizia tributaria di Massa-Carrara della GdF disposte nel settembre 2013, emerge che tutti gli importi di cui trattasi sono stati oggetto di mandati di pagamento (n.145 del 20 gennaio 2009 e n. 328 del 26 gennaio 2009) emessi nell’arco quinquennale di prescrizione, decorrente dalla notifica degli inviti a dedurre (dicembre 2013).

Per quanto sopra la richiesta risarcitoria deve essere integralmente accolta sia pure non nelle percentuali indicate dalla Procura.

In particolare il Collegio ritiene che l’apporto causale del Responsabile del procedimento e Dirigente del Servizio responsabile del parere di regolarità tecnica arch. Lamberto MENCONI sia meritevole di una potenziale condanna pari al 40%, misura maggiore di quella indicata dalla Procura (35%), il tutto in quanto ha apposto il proprio visto sui verbali di regolare esecuzione, sul computo metrico degli stessi e sui consuntivi di spesa ed ha, altresì, istruito la delibera di riconoscimento dei debiti fuori bilancio.

Per quanto concerne la posizione del Tecnico incaricato della Direzione lavori geom. Giovanni BERTONIERI il Collegio valuta di elevare la percentuale di responsabilità al 45%, rispetto al 40% della tesi attorea, alla luce del fatto che il medesimo avrebbe redatto i verbali di somma urgenza, datati senza alcun numero di protocollo di riferimento, il giorno dopo l’evento atmosferico in uno con i verbali di consegna dei lavori nonché con il computo metrico dei lavori stessi.

Considerato che si sarebbe trattato di ben tre affidamenti distinti la contemporanea formazione di tutti questi atti tecnici di relativa complessità non pare plausibile, da qui la maggior responsabilità del convenuto.

Diversamente la responsabilità del Segretario Generale dr. Carlo FERRARI e dell’Assessore ai Lavori pubblici e relativa esecuzione sig. Fabrizio BRIZZI deve essere ridimensionata rispettivamente nel 10% e nel 5% in considerazione della loro partecipazione alla delibera in esame sulla quale non hanno espresso alcuna riserva pur trattandosi di una procedimento “a sanatoria” che avrebbe meritato opportuna ponderazione da parte dei convenuti che, pur non avendo partecipato alla formazione degli elaborati tecnici, ne hanno, sia pure in parte minima avallato gli effetti.

In tali termini percentuali deve essere disposta la condanna.

Detti importi dovranno, inoltre, essere maggiorati di interessi e rivalutazione monetaria dalla data di emissione dei relativi mandati di pagamento.

Dalla data di pubblicazione della presente sentenza sono dovuti, infine, gli interessi nella misura del saggio legale fino al momento del saldo;

PER QUESTI MOTIVI

la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Toscana, definitivamente pronunciando sul giudizio n.59846/R e respinta ogni contraria istanza ed eccezione, in parziale conformità delle conclusioni del Pubblico ministero,

CONDANNA

le parti convenute, in relazione alla richiesta risarcitoria di €. 90.294,00 e preso atto della non azionabilità della percentuale del 40% a carico di Lamberto MENCONI medio-tempore deceduto, al pagamento in favore della Amministrazione comunale di Massa, senza vincolo di solidarietà, del residuo importo di €. 54.176,40 nelle seguenti percentuali: …

Link al documento: https://servizi.corteconti.it/bds/doVisualizzaDettagliAction.do?sptomock=&materia=RESPONSABILITA’&id=10069060&cods=10&sezione=TOSCANA&esito=1&numero=177        &anno=2015&pubblicazione=20150908&mod=stampa&rigenera=SI

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1. Il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto – Sezione III, con sentenza n. 3589 del 2 ottobre 2008 depositata il 18 novembre 2008, ha respinto, con condanna alle spese, i ricorsi riuniti proposti dai dipendenti in epigrafe avverso le deliberazioni dell’A.U.L.S.S. n. 14 della Regione Veneto n. 244 del 31 luglio 2006, recante “l’annullamento in autotutela della deliberazione n. 167 dell’11.2.2000 avente ad oggetto: regolamento concernente le prestazioni attinenti la progettazione, la direzione lavori e le altre prestazioni professionali connesse all’esecuzione o alla manutenzione di opere pubbliche di competenza dell’U.L.S.S., da effettuarsi con personale interno in regime di progetto obiettivo”, e n. 347 del 9 novembre 2006, con la quale sono state annullate in autotutela varie deliberazioni adottate dal 9 maggio 2000 al 17 maggio 2006, nella parte con la quale sono stati attribuiti i relativi incarichi attinenti all’esecuzione o alla manutenzione di opere pubbliche di competenza dell’U.L.S.S. n. 14, da effettuarsi con personale interno al di fuori del normale orario d’ufficio.

Il T.A.R., riuniti i ricorsi, ha respinto dapprima l’eccezione di inammissibilità dedotta dall’A.U.L.S.S. n. 14 nei riguardi del ricorso straordinario al Capo dello Stato proposto dagli stessi dipendenti avverso la citata deliberazione n. 347/2006 e trasposto poi dal T.A.R. Veneto in sede giurisdizionale su opposizione dell’Azienda, non ritenendo sussistere la asserita violazione del principio di alternatività, posto che gli atti impugnati con i due gravami, pur connessi, costituivano provvedimenti tra loro autonomi e non legati da un rapporto di presupposizione e conseguenzialità immediata, diretta e necessaria né sono state dedotte censure di illegittimità derivata.

Nel merito il giudice ha richiamato la normativa di cui all’art. 60 D.P.R. n. 3/1957 e 13 L. n. 144/1999, relativa al conferimento di incarichi nella P.A. e al principio della onnicomprensività del trattamento economico anche per quanto concerne compiti comunque rientranti nell’attività di istituto, per rilevare, nel caso di specie, l’affidamento sistematico e continuativo di incarichi professionali svolti al di fuori dell’orario di lavoro con contratti di rilevanza esterna e remunerati sulla base del 50% delle relative tariffe professionali con imputazione per di più a carico delle spese per il personale.

Il T.A.R. ha respinto poi le dedotte violazioni degli artt. 3, 7, 8 e 21 nonies della legge n. 241/1990, atteso che i provvedimenti impugnati hanno evidenziato il prevalente interesse pubblico a recuperare emolumenti indebitamente corrisposti, con ingente danno all’erario, peraltro non giustificati neanche dal legittimo affidamento dei dipendenti, che hanno svolto quelle attività su base volontaria, né essendo provato l’asserito risparmio da parte dell’Amministrazione; e la comunicazione di avvio del procedimento, pur non contenendo l’esplicito riferimento di due delle deliberazioni, oggetto poi di annullamento, indicava però anche “ogni atto conseguente” e comunque sovveniva l’art. 21 octies di detta legge.

Infine, le questioni inerenti l’eventuale riconoscimento di somme per le prestazioni di fatto svolte e l’arricchimento senza causa nonché la richiesta di abrogazione ex nunc degli atti impugnati attengono a pretese di carattere civilistico non incidenti sulla legittimità degli stessi atti.

2. I dipendenti in epigrafe indicati, con atto notificato il 4 gennaio 2010 e depositato il 20 gennaio 2010, hanno interposto appello riproponendo sostanzialmente i motivi di primo grado di entrambi i ricorsi.

Viene ribadita la legittimità del titolo di percezione delle somme corrispondenti a attività legittimamente svolta in ogni caso a favore dell’Azienda ex artt. 13 Legge n. 143/1999 e n. 58 D.Lgs. n. 29/1993 e debitamente autorizzata, con risparmio di spesa rispetto al ricorso a professionisti esterni e con risorse destinate all’esecuzione delle opere, ordinate dal direttore generale, realizzate nel rispetto di tutte le disposizioni normative e da compensare con somme corrisposte “per analogia” alla legge cd. Merloni secondo una valutazione discrezionale di opportunità e quindi in deroga al principio dell’onnicomprensività.

Il T.A.R., in particolare, non avrebbe tenuto conto del tempo trascorso dagli atti impugnati, di certo non “ragionevole”, e “abnorme” appare infine la condanna alle spese posto per l’appunto il comportamento tenuto dall’Amministrazione.

3. L’Azienda Unità Locale Socio Sanitaria n. 14 della Regione Veneto, con atto notificato il 19 febbraio 2010 e depositato il 24 febbraio 2010, ha proposto appello incidentale avverso il rigetto dell’eccezione di inammissibilità del ricorso straordinario proposta in primo grado per violazione del principio di alternatività.

In particolare è stato censurato il dictum del giudice che ha solo inserito la memoria di costituzione dei ricorrenti nel fascicolo relativo al primo gravame presentato dinanzi al T.A.R. avverso la deliberazione n. 244/2006, nonostante che quest’ultima avesse esplicitamente costituito il presupposto necessario per l’adozione della successiva deliberazione n. 347/2006 e che il ricorso straordinario contenesse le identiche censure contenute nel ricorso principale.

Richiama a tal fine la giurisprudenza di questo Consiglio volta ad affermare, in questi casi, la concentrazione dei contenziosi dinanzi allo stesso giudice, anche al fine di evitare contrasto fra giudicati.

Nel merito controdeduce argomentatamente ai motivi dell’appello a sostegno dell’operato dell’Amministrazione e della sentenza impugnata, ribadendo la doverosità dei provvedimenti impugnati e la illegittimità dei compensi correlati alle spese per il personale anziché a quelle per la realizzazione delle opere pubbliche, quindi in conto capitale nella quota dell’1,5% dell’importo a base di gara ex art. 13 legge n. 144/1999, riportato nelle linee guida di gara di cui alla D.G.R. n. 3555/1999.

Richiama poi atti di regolazione dell’A.V.C.P. e pronunce della Corte dei Conti e delle SS.UU. della Corte di Cassazione, l’impossibilità di ricorrere a procedimenti “analogici” nel caso di specie e la irrilevanza del decorso del tempo (circa 6 anni).

Con memoria depositata il 20 febbraio 2015 replica sinteticamente le argomentazioni già svolte.

4. La causa, all’udienza pubblica dell’11 giugno 2015, è stata trattenuta in decisione.

5.1. L’appello principale è infondato e l’appello incidentale va conseguentemente dichiarato improcedibile per difetto di interesse, esimendo così dal valutare i profili di rito e di merito dedotti.

5.2. Sul piano generale occorre premettere che, come da consolidata giurisprudenza (cfr., da ultimo, Cons. Stato – III n. 2903/2014), la percezione di emolumenti non dovuti da parte dei pubblici dipendenti impone all’Amministrazione l’esercizio del diritto-dovere di ripetere le relative somme ai sensi dell’art. 2033 c.c.; il recupero è atto dovuto, privo di valenza provvedimentale e costituisce il risultato di attività amministrativa, di verifica e di controllo, di spettanza di tutti gli uffici pubblici in merito a spese erogabili e/o erogate a carico del S.S.N., quindi necessariamente da recuperare e/o da trattenere in caso di accertata loro non debenza, a tutela proprio dell’erario e dell’utenza, in tempi ragionevoli con riguardo alla singola fattispecie.

In tali ipotesi l’interesse pubblico è “in re ipsa” e non richiede specifica motivazione, in quanto, a prescindere dal tempo trascorso, l’atto oggetto di recupero ha prodotto e produce di per sé un danno per l’Amministrazione, consistente nell’esborso di denaro pubblico senza titolo, ed un vantaggio ingiustificato per il dipendente (cfr., fra le altre, Cons. Stato – Sez. VI, n. 6500/2012 e n. 4284/2011).

La non ripetibilità delle maggiori somme corrisposte dell’Amministrazione al dipendente può, semmai, trovare riscontro solo in specifiche disposizioni normative (cfr. Cons. Stato – Sez. IV, n. 8503/2010), e il solo temperamento al principio dell’ordinaria ripetibilità dell’indebito è rappresentato dalla regola per cui le modalità di recupero devono essere, in relazione alle condizioni di vita del debitore, non eccessivamente onerose, ma tali da consentire la duratura percezione di una retribuzione che rassicuri un’esistenza libera e dignitosa (cfr., fra le altre, Cons. Stato – Sez. VI n. 3950/2009).

Pertanto, nel caso di indebita erogazione di denaro ad un pubblico dipendente anche l’affidamento di quest’ultimo e la stessa buona fede, pur astrattamente sostenibili in linea generale, non sono di ostacolo all’esercizio da parte dell’Amministrazione del potere di recupero e l’Amministrazione non è tenuta a fornire un’ulteriore motivazione sull’elemento soggettivo riconducibile all’interessato (cfr., fra le altre, Cons. Stato – Sez. VI n. 232/2011).

5.3. Tali argomentazioni ben si adattano anche al caso di specie, posto che il contenzioso, oggetto dell’appello principale, è rivolto sostanzialmente al ripristino della deliberazione n. 167/2000, che prevedeva la corresponsione ai dipendenti dell’U.L.S.S. di compensi pari al 50% della tariffa professionale degli ingegneri e architetti, per lo svolgimento, fuori dall’orario di lavoro, delle medesime prestazioni professionali per l’esecuzione o la manutenzione di opere di competenza dell’U.L.S.S..

Tale deliberazione è stata poi annullata in autotutela e con effetto ex tunc con la deliberazione n. 244/2006, riconosciuta legittima dal T.A.R. con la sentenza impugnata.

Orbene, la Sezione condivide appieno la ricostruzione che ha operato il T.A.R. circa la normativa che disciplina gli incarichi di cui trattasi, sottoposti a vincoli e limiti che si riferiscono allo svolgimento dell’attività di istituto nell’orario di lavoro e nella prestazione di lavoro extraordinario purché compatibile, autorizzato e remunerato nel rispetto della onnicomprensività per attività comunque riconducibili a compiti propri dell’ufficio.

Si soggiunge che l’art. 18 della legge n. 109/1994 (ora art. 90 D.Lgs. n. 163/2006) prevedeva – come confermato dalle LL.RR. nn. 56/1994 e 3/1998 – l’erogazione di un compenso a favore di soggetti espressamente indicati collegato direttamente all’opera pubblica da progettare e quindi da realizzare, per una somma non superiore all’1,5% dell’importo posto a base di gara e nella misura stabilita in rapporto all’entità e alla complessità dell’opera, con oneri posti a carico dei finanziamenti previsti a tal fine negli stati di previsione della spesa, quindi tra le spese per investimenti in conto capitale.

Tali compensi invece, con la ridetta deliberazione n. 167 erano stati quantificati nel 50% della tariffa professionale, e imputati ai capitoli di spesa relativi alle retribuzioni del personale dipendente, e ciò in palese violazione della norma.

Non rilevano quindi le argomentazioni dei ricorrenti relative all’esercizio di una valutazione discrezionale dell’Amministrazione per motivi di convenienza economica e di risparmio di spesa ai fini di compensare un’attività, volontaria e autorizzata, comunque da svolgere in extra orario e per finalità pubbliche di interesse dell’Azienda.

Il citato provvedimento n. 244/2006, recante l’annullamento in autotutela ex tunc dell’atto n. 167/2000, risulta invero contenere gli elementi, in fatto e in diritto, indispensabili a configurare la fattispecie all’esame, e così la motivazione anche sul piano dell’interesse pubblico, connesso al perdurare di una disposizione comunque illegittima, e quindi a ridurre e eliminare l’ingente danno alle finanze pubbliche derivante dalla indebita corresponsione di emolumenti non consentiti dalla normativa e quindi sine titulo.

Né ha pregio il dedotto tempo trascorso, circa 6 anni, proprio alla luce delle suesposte argomentazioni, e la conseguente procedura di recupero era atto comunque dovuto e si è poi concretata con la successiva deliberazione n. 347/2006 che ha annullato gli incarichi a suo tempo attribuiti con la restituzione per l’appunto delle somme indebitamente percepite non potendo l’Amministrazione disporre alcuna abrogazione ex nunc.

In conclusione non si evidenzia la dedotta violazione dell’art. 58 D.Lgs. n. 29/1993 peraltro fondata sulla mera riproposizione dei motivi di primo grado.

5.4. Ciò premesso le argomentazioni svolte in precedenza sono sufficienti per ritenere infondato l’appello principale, purtuttavia, per completezza e ad abundantiam, a prescindere dall’eccezione di inammissibilità del citato ricorso straordinario proposto in primo grado e comunque trasposto in sede giurisdizionale, le stesse argomentazioni ben possono richiamarsi anche per quanto concerne il provvedimento, anch’esso contestato, recante l’annullamento in autotutela degli incarichi a suo tempo conferiti e il recupero delle somme indebitamente percepite, da ritenersi del tutto legittimi, in quanto atti dovuti e conseguenziali all’adozione della precedente deliberazione n. 244, essendo venuta meno proprio la norma base di detta erogazione, e l’Amministrazione non aveva alcun potere discrezionale al riguardo.

5.5. Va disattesa infine la censura dell’appello principale avverso la disposta condanna alle spese del giudizio, come da norma a carico della parte soccombente e nel contesto comunque di una valutazione prettamente discrezionale ed insindacabile del giudice.

6. L’appello principale va quindi respinto e l’appello incidentale va dichiarato improcedibile per difetto di interesse.

Tenuto conto del tempo trascorso e della complessità del caso si ritiene di disporre la compensazione delle spese del presente giudizio.

Link al testo del documento: https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=XM3O5QXBJA2SMX2VIT4K6SLDGA&q=

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1. L’Azienda Speciale Multiservizi “Chieti Solidale”, Azienda speciale del Comune di Chieti, ha indetto pubblica selezione, per titoli ed esami, «per la formazione di una graduatoria per l’assunzione di n.1 Direttore di farmacia», stabilendone la possibile utilizzazione «per la copertura di analoghe posizioni di lavoro che si rendessero eventualmente disponibili nel periodo di validità della graduatoria medesima, come meglio specificato nel successivo art. 8».

2. Il citato art. 8 ha previsto l’obbligo, per chi avesse superato la prova orale, di inviare, entro i successivi 15 giorni, i titoli di preferenza indicati nella domanda di partecipazione: il rinvio a questa disposizione va inteso, quindi, come possibilità di utilizzare la graduatoria per i posti che si fossero resi disponibili durante l’espletamento della selezione.

3. L’art. 9, punto 2, dell’avviso, ha poi così disposto: «È facoltà dell’Azienda di non procedere ad alcuna nomina e di annullare, quindi, la selezione, quando ritenga che non possa essere garantita una buona scelta nell’interesse dell’Azienda».

4. Alla selezione ha partecipato la dott.ssa Francesca Alleva, odierna appellata ed unica ad essere ammessa alla prova orale, poi superata e, quindi, unica candidata inserita nella graduatoria di merito.

5. L’interessata ha chiesto notizie all’Azienda sul prosieguo del procedimento e il Presidente dell’Azienda, dopo averle comunicato l’esistenza di un’attività istruttoria sulla valutazione dello svolgimento della prova e dei suoi effetti, a seguito di successiva diffida dell’interessata, con raccomandata del 24.12.2008, le ha comunicato che il Consiglio di amministrazione dell’Azienda, con atto del 10.9.2008 n. 65, in applicazione dell’art. 9, comma 2, dell’avviso, aveva deciso di non procedere ad alcuna nomina e di annullare la selezione perché:

– «non è stato raggiunto l’obiettivo minimo perseguito dall’Azienda stessa, quale la formazione di una graduatoria di merito da utilizzarsi, oltre che per l’assunzione di un direttore di farmacia, anche per la copertura di analoghe posizioni di lavoro che si rendessero eventualmente necessarie per sostituzioni e/o vacanze d’organico»;

– «il risultato selettivo ottenuto non ha soddisfatto e garantito la soluzione di una problematica più ampia e duratura derivante dalla necessità di ottenere una graduatoria specifica dalla quale trarre personale qualificato nell’ambito lavorativo evidenziato».

6. Il provvedimento n. 65/2008, dianzi menzionato, è stato impugnato dall’interessata avanti al T.A.R. Abruzzo, sezione staccata di Pescara, deducendo alcuni profili di violazione di legge e di eccesso di potere, così riassumibili:

– la motivazione dell’annullamento fa riferimento ad esigenze non previste dall’art. 9, 2 comma, dell’avviso e, comunque, l’interruzione del concorso ben poteva essere disposta già a seguito della sua unica ammissione alla prova orale, senza aggravare il procedimento ed ingenerare aspettative in buona fede;

– neppure esistono i presupposti per l’annullamento della selezione, essendo la stessa prioritariamente finalizzata all’assunzione di un Direttore di farmacia e solo come mera possibilità quella di utilizzare la relativa graduatoria;

– l’annullamento è, in ogni caso, del tutto sproporzionato rispetto alle effettive finalità della selezione e neppure si conforma ai principi di pubblicità, imparzialità, trasparenza e tutela dell’affidamento richiamati dall’art. 35, comma 3, del d. lgs. 165/2001, oltre che dall’art. 97 della Cost.;

– in subordine, è da considerare illegittima la stessa disposizione di cui all’art. 9, comma 2, dell’avviso, perché, di fatto, costituisce una condizione meramente potestativa e, quindi nulla ai sensi dell’art. 1355 c.c., attesa l’eccessiva indeterminatezza del criterio discrezionale che l’Amministrazione si è riservata con l’espressione «buona scelta nell’interesse dell’Amministrazione», in alcun modo correlata a predeterminati parametri oggettivi di valutazione;

– in ulteriore subordine, la suindicata clausola dell’avviso sarebbe illegittima per violazione dell’art. 21-nonies della l. 241/1990, in quanto l’annullamento di un atto amministrativo può essere disposto per eventuali vizi di legittimità, mentre quelli addotti nella motivazione del provvedimento impugnato non hanno siffatta natura, né sussistono i presupposti per considerala, sia pure impropriamente, una revoca in quanto neppure si fondano su una rinnovata valutazione dell’interesse pubblico sottostante alla pubblicazione dell’avviso di selezione né si fondano sugli specifici presupposti ammessi a tal fine dalla giurisprudenza, come il sopravvenuto blocco delle assunzioni, la necessità di rideterminare la pianta organica o la mancanza di copertura finanziaria: di contro, l’approvazione definitiva della graduatoria e la conseguente assunzione della ricorrente non pregiudica affatto l’Azienda, dal momento che per coprire il posto di direttore di farmacia dovrà indire un nuovo avviso pubblico.

7. A conclusione del ricorso è stata chiesta la condanna dell’Azienda intimata al risarcimento dei danni, attesa l’illegittimità dell’atto impugnato e la lamentata violazione dell’art. 1337 c.c.

8. L’Azienda Speciale Chieti Solidale non si è costituita nel primo grado di giudizio.

9. Con la sentenza n. 346 dell’11.5.2009 il T.A.R. Abruzzo, sezione staccata di Pescara, ha accolto il ricorso e ha annullato il provvedimento n. 10 del 2008, adottato dal Consiglio di amministrazione dell’Azienda Speciale Multiservizi “Chieti Solidale”, mentre ha dichiarato inammissibile la domanda di risarcimento danni proposta con il ricorso stesso.

10. Avverso tale sentenza ha proposto appello l’Azienda Speciale Multiservizi “Chieti Solidale” e ne ha chiesto, previa sospensione, la riforma, lamentandone l’erroneità sotto tre distinti profili:

a) il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo per essere l’Azienda Speciale un ente pubblico economico e, in quanto tale, non rientrante nel novero degli enti pubblici contemplati dall’art. 1, comma 2, del d. lgs. 165/2001;

b) l’inammissibilità del ricorso per violazione delle norme in materia di litisconsorzio passivo necessario;

c) l’infondatezza, nel merito, del ricorso ex adverso proposto in primo grado.

11. Si è costituita nel presente grado di giudizio l’appellata, dott.ssa Francesca Alleva, chiedendo la reiezione dell’avversario gravame.

12. Con ordinanza n. 6042 dell’11.5.2009 è stata accolta l’istanza incidentale di sospensione proposta dall’odierna appellante.

13. Nella pubblica udienza del 5.3.2015 il Collegio, uditi i difensori delle parti, ha trattenuto la causa in decisione.

14. L’appello è infondato e va respinto.

15. Deve essere esaminato in via pregiudiziale, secondo l’ordine logico-giuridico delle questioni proposte, il primo motivo di appello (pp. 6-13 del ricorso), con il quale l’Azienda Speciale ha eccepito che il giudice amministrativo non potrebbe conoscere della presente controversia, relativa alla procedura concorsuale bandita dall’Azienda Speciale Multiservizi “Chieti Solidale”, per la ragione che tale Azienda non rientrerebbe nel novero delle strutture inquadrabili tra le strutture pubbliche, intendendosi per tali, secondo l’appellante, solo ed esclusivamente quegli apparati che svolgono attività costituenti «l’Amministrazione pubblica in senso oggettivo» (p. 6 del ricorso) e, cioè, le attività svolte nell’interesse dei cittadini, in attuazione dell’indirizzo degli apparati politici e nel rispetto dei principi costituzionali e di una articolata disciplina che ne rappresenta lo svolgimento.

15.1. In particolare, sottolinea l’Azienda appellante, essa non sarebbe ascrivibile alla categoria degli «enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali», di cui all’art. 1, comma 2, del d. lgs. 165/2001, in quanto essa non sarebbe dotata di poteri autoritativi e, più in generale, di potestà di ordine o effetto pubblicistico, ma opererebbe nel campo della produzione di beni e di servizi e svolgerebbe attività prevalentemente ed esclusivamente economiche, improntando l’esercizio di queste al criterio della obiettiva economicità, intesa quale necessità minima di copertura dei costi dei fattori produttivi attraverso i ricavi.

15.2. Il motivo è infondato.

15.3. È vero in linea di principio, come sostiene l’appellante, che un ente pubblico è di natura economica se produce, per legge e per statuto (e quindi in modo non fattuale e non contingente) beni o servizi con criteri di economicità, ossia con equivalenza, almeno tendenziale, tra costi e ricavi, analogamente ad un comune imprenditore.

15.4. Se tuttavia l’ente può normativamente perseguire molte finalità con finanziamenti dello Stato e di altri enti pubblici e, cioè, diversi dai corrispettivi ottenuti, indipendentemente dall’utilizzazione concreta, la gestione, comunque, non è economica, non avendo effetti automatici, come ha precisato la Corte regolatrice della giurisdizione, la sopravvenienza della l. 142/1990, contenente la riforma degli enti locali, in assenza di trasformazione o soppressione della struttura associativa preesistente (Cass., Sez. Un., 20.10.2000, n. 1132).

15.5. Secondo la Suprema Corte l’indagine rivolta a stabilire se un ente pubblico sia o meno economico, in diversi termini, deve essere compiuta tenendo presente la disciplina legale e statutaria che ne regola l’attività con riferimento agli scopi dell’ente medesimo, non rilevando, a tal fine, l’oggetto dell’attività stessa (Cass., Sez. Un., 11.7.2006, n. 15661).

15.6. Rifuggendo quindi da fuorvianti e aprioristiche categorizzazioni, alla stregua dei criteri interpretativi di massima indicati dalle Sezioni Unite, deve osservarsi che nel caso di specie è particolarmente significativo quanto dispone l’art. 37ter dello Statuto dell’Azienda, secondo cui «qualora l’Amministrazione comunale, per ragioni di carattere sociale, disponga che l’Azienda effettui un servizio ovvero svolga un’attività senza il completo recupero dei relativi costi sull’utenza, oppure attraverso contributi di altri Enti, e non si copra l’intero costo del servizio o dell’attività assegnata, deve versare all’Azienda stessa il contributo finanziario occorrente alla copertura dei relativi costi, fino al raggiungimento del pareggio aziendale».

15.7. È dunque evidente che l’Azienda non opera secondo un unico e rigoroso criterio di economicità, almeno non nei modi e nei limiti che sono propri e tipici di un ente pubblico economico, poiché essa per statuto può e deve far assegnamento sulle risorse finanziarie del Comune nell’ipotesi, si badi, di attività non puramente volte alla produzione di beni e servizi, ma anche dettate da «ragioni di carattere sociale», ciò che connota indubbiamente l’Azienda in questione come un ente pubblico non economico, al di là del tendenziale principio, pure affermato nell’art. 37bis dello Statuto, che le tariffe e i prezzi dei servizi forniti dall’Azienda, in via generale, «mirano ad assicurare» – ma non è detto né certo che assicurino – la ««copertura dei costi».

15.8. E tanto è ben evidente nel caso di specie, relativo alla selezione pubblica, bandita dall’Azienda Speciale Multiservizi “Chieti Solidale”, per la formazione di una graduatoria per l’assunzione di un Direttore di farmacia – livello Q2 del CCNL per i dipendenti da Aziende Farmaceutiche Speciali e, cioè, delle farmacie pubbliche che, secondo la contrattazione collettiva, sono controllate dalle imprese dagli enti locali, in qualsiasi forma gestite o partecipate, esercenti farmacie, magazzini all’ingrosso e laboratori.

15.9. Ne segue che, rientrando l’Azienda in questione – alla stregua delle coordinate sistematiche individuate dalle Sezioni Unite – tra gli enti pubblici non economici comunali, la procedura pubblica da essa bandita per la selezione del Direttore di Farmacia spetta alla cognizione del giudice amministrativo ai sensi dell’art. 63, comma 4, del d. lgs. 165/2001.

16. Quanto al secondo motivo di appello (pp. 13-14 del ricorso), con il quale l’Azienda appellante lamenta l’inammissibilità del ricorso in primo grado per la mancata notifica ad almeno uno dei controinteressati, ne è evidente l’infondatezza.

16.1. Assume l’Azienda che tutti i partecipanti alla procedura selettiva, esclusi nella prima fase della stessa, fossero soggetti controinteressati nel giudizio incardinato avanti al T.A.R. in quanto soggetti potenzialmente svantaggiati da un eventuale accoglimento del ricorso per effetto della posizione di vantaggio acquisita in conseguenza dell’atto di autotutela impugnato poiché quest’ultimo, facendo venir meno gli effetti della selezione che vedeva tutti i candidati, ad eccezione della ricorrente, esclusi dalla prima prova scritta, avrebbe consentito loro di venire reintegrati nella posizione di un eventuale ulteriore e nuova selezione da svolgersi per la creazione di una graduatoria da utilizzare per l’eventuale copertura dei posti da Direttore di farmacia.

16.2. La tesi è infondata ed errata poiché i presunti controinteressati e, cioè, gli altri concorrenti non ammessi alle prove orali non avrebbero subito alcuna preclusione dall’esito negativo del concorso, non potendo ragionevolmente e seriamente sostenersi che essi, sol perché esclusi dalle prove orali della procedura in questione, avrebbero potuto essere reintegrati, per l’annullamento della procedura e del suo esito, nella posizione di canditati di una nuova selezione.

16.3. La loro posizione di candidati in una ipotetica futura nuova selezione dipende, infatti, solo dalla loro domanda di partecipazione alla nuova selezione, laddove appunto bandita, e non certo dall’esito sfavorevole di una selezione precedente, non configurandosi certo – né essendo in alcun modo dalla legge contemplato – tale esito quale elemento ostativo alla partecipazione ad una nuova selezione.

16.4. Di qui la reiezione del secondo motivo, non essendovi né essendo identificabili nemmeno in via sostanziale presunti controinteressati rispetto all’atto di annullamento, in autotutela, della intera procedura di selezione e del suo esito favorevole per l’unico candidato ritenuto idoneo, poiché l’esito sfavorevole di questa non poteva costituire un pregiudizio per la partecipazione ad eventuali nuove selezioni per i candidati esclusi dalla gara.

17. Deve infine essere esaminato il terzo, invero confusamente e genericamente articolato, motivo di appello (p. 13 del ricorso), con il quale l’Azienda deduce che il ricorso di primo grado doveva essere respinto in quanto l’unico obiettivo della selezione era quello di formare una graduatoria da utilizzare per la copertura di posti da Direttore di farmacia in un ambito temporale rappresentato dal biennio di validità della graduatoria, mentre tale obiettivo non sarebbe stato raggiunto, sicché si giustificherebbe e sarebbe legittimo l’annullamento dell’intera selezione in ottemperanza di quanto previsto dal bando.

17.1. Il motivo è destituito di fondamento.

17.2. Bene ha rilevato il T.A.R., al riguardo, che l’annullamento è illegittimo perché l’art. 9, comma 2, dell’avviso in nessun modo aveva previsto che finalità essenziale o precipua della selezione fosse quella di formare una graduatoria comprendente più candidati alla quale attingere nel corso dei due anni, bensì quella appunto di assumere in servizio un Direttore di farmacia che, all’esito della selezione, risultasse idoneo, come idonea è risultata essere la dott.ssa Francesca Alleva.

17.3. Il richiamato art. 9, comma 2, dell’avviso fa solo riferimento alla facoltà di non procedere ad alcuna nomina e di annullare, quindi, l’intera selezione quando l’Azienda ritenga che non possa essere garantita una buona scelta nell’interesse dell’Azienda, previsione, questa, tanto vaga e imprecisata da far dubitare, peraltro, della sua legittimità, ma non allude in alcun modo alla necessità di ottenere una graduatoria specifica dalla quale trarre personale qualificato da utilizzarsi, oltre che per l’assunzione di un Direttore di Farmacia, anche per la copertura di analoghe posizioni di lavoro che si rendessero eventualmente necessarie per sostituzioni e/o vacanze di organico.

17.4. Evidente è quindi l’eccesso di potere in cui è incorsa l’Amministrazione, anche per violazione del principioutile per inutile non vitiatur e del fondamentale canone di proporzionalità e di efficienza e, in ultima analisi, di buon andamento, non essendo consentito annullare una procedura selettiva che abbia raggiunto il suo scopo, in difetto di puntuali e stringenti motivazioni, sol perché essa non abbia raggiunto, eventualmente, più del suo scopo e, cioè, la formazione di una graduatoria di idonei alla quale potere attingere.

17.5. E tanto perché, proprio come specificato nelle premesse dell’avviso di selezione, la selezione pubblica è stata indetta per la formazione di una graduatoria per l’assunzione di un Direttore di farmacia, mentre la graduatoria di merito “può” essere utilizzata per la copertura di analoghe posizioni.

18. Ne segue che l’appello, per i motivi esposti, deve essere respinto.

18.1. Le spese del presente giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza dell’Azienda appellante.

Link documento: https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=MDSKYFXWPQ3HP6YDROGFYMFDSI&q=

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La Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Lombardia accerta sulla base dell’esame della relazione inviata dal Collegio dei revisori dei conti del Comune sul rendiconto consuntivo 2013, e della successiva attività istruttoria: 1) la parziale destinazione del fondo per le politiche di sviluppo delle risorse umane in modo non conforme alla contrattazione collettiva nazionale o alla disciplina legislativa, secondo quanto espresso in parte motiva; 2) la presenza di discordanze fra i residui attivi e passivi, riportati nel rendiconto consuntivo 2013, rispetto ai debiti e crediti iscritti nei bilanci delle società partecipate; 3) le perdite registrate nell’esercizio 2013 delle società SO.GE.MI spa e Milanosport spa, con conseguente incidenza sul valore dei conferimenti operati nel tempo dal Comune socio invita l’amministrazione comunale di Milano a: 1) adottare le opportune azioni tese a garantire la futura sostenibilità di bilancio degli investimenti in corso, in particolare delle nuove linee di trasporto metropolitano; 2) proseguire l’attività di riconciliazione dei residui attivi e passivi iscritti nella contabilità dell’ente con i debiti ed i crediti presenti nei bilanci delle società partecipate; 3) monitorare costantemente la situazione economico-patrimoniale delle società partecipate, dirette e indirette, in particolare ai fini dei potenziali riflessi sul bilancio finanziario del Comune invita ai sensi dell’art. 148-bis del d.lgs. n. 267 del 2000, ad adottare, entro il termine di 60 giorni dal deposito della presente pronuncia di accertamento, gli opportuni provvedimenti di adeguamento del contratto integrativo del personale dipendente non dirigente alla disciplina posta dalla legislazione e dalla contrattazione collettiva nazionale, e le altre eventuali misure conseguenti all’accertamento effettuato dalla Sezione. 

Link: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=2679-01/07/2015-SRCLOM
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Di Simone Carmignani (del 11/09/2015 @ 18:12:28, in Formazione Aziendale, linkato 9439 volte)

 

Storie incredibili è una selezione di racconti, una raccolta di esperienze di vita di persone comuni e grandi personaggi legati in qualche modo al mondo dello sport.

Il fil rouge che attraversa questo libro e collega tutte le storie che vengono raccontate è proprio lo sport, o meglio il fatto che ognuno dei tanti protagonisti si sia cimentato in maniera più o meno professionistica con una attività o disciplina sportiva, sicuramente in maniera del tutto originale e personale, molti di questi sono italiani.

In effetti c’è da dire subito che non tutti gli sportivi che vengono raccontati sono degli atleti professionisti, anzi spesso sono delle persone comuni che ad ogni modo però hanno lasciato un segno del loro passaggio e spesso sono diventate celebri, per chi ha avuto la fortuna di poterle seguire, loro malgrado.

I protagonisti raccontati, sia che si tratti di atleti professionisti che di sconosciuti prestati alla ribalta delle luci della cronaca sportiva, sono stati in grado di raggiungere straordinari risultati, di compiere gesta incredibili e inarrivabili ai più, che li hanno consacrati e gli hanno consentito di lasciare una traccia indelebile del loro passaggio.

Sono stati spesso autori di performance pazzesche che potrebbero essere definite, per le difficoltà affrontate e superate, quasi eroiche, fatte di un eroismo antico e mitologico, infatti un altro tratto che accomuna e caratterizza tutte le storie raccontate è che ognuno dei personaggi aveva davanti a se un ostacolo particolare, un suo limite individuale o un handicap personale che rendeva la sua impresa ancora più grande ed eccezionale.

Gli impedimenti, le disabilità o i limiti oggettivi che queste persone hanno affrontato e sono state in grado di superare rappresentano proprio quel surplus, quel valore aggiunto, che li ha resi nel loro piccolo, nella loro nicchia, grandi e immortali.

Infatti tutti hanno affrontato e vinto prima di tutto la sfida contro loro stessi, contro i loro limiti fisici o intellettivi, contro i luoghi comuni e gli ostacoli, quasi andando contro le leggi della fisica e andando oltre ciò che madre natura gli ha dato come mezzi per poter vivere.

Sono stati in grado di spostare più in là i limiti dell’essere umano, di spostare più avanti e più in alto l’asticella della sopportazione della sofferenza e della fatica, di abbattere muri virtuali e reali spianando la strada a chi poi vorrà un giorno emularli o seguirli nei loro un po’ folli viaggi.

Spesso hanno pagato a carissimo prezzo la loro intraprendenza e il loro sprezzo del pericolo ma tant’è quando si è mossi da una così grande passione, quando si è arsi da un fuoco così vivo nessun limite è insuperabile, nessun muro non può essere abbattuto.

Alcune delle storie hanno un gusto dolce amaro, a volte possono avere un finale anche tragico ma allo stesso tempo sono tutte sempre caratterizzate da uno spirito romantico che proviene dalla grande passione che tutti i protagonisti hanno messo nel vivere le loro esperienze e dalla bellezza assoluta dei gesti e delle loro imprese.

Tutte le informazioni contenute in questa raccolta di storie non ufficiale sono state liberamente tratte dal web dai siti personali di questi personaggi piuttosto che da articoli o libri e da ogni storia poi sono derivati degli insegnamenti preziosi di cui fare tesoro.

Per questo motivo vale la pena leggere questo libro e soprattutto vale la pena approfondire la conoscenza e continuare a seguire attraverso i loro siti, blog, libri o articoli di giornale questi piccoli grandi eroi contemporanei, questi figli di un dio minore, che hanno voluto e saputo lasciare, spesso a caro prezzo, un segno nella storia dello sport.

20 Storie;

147 Pagine;

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Prezzo: Soli Euro 4,90 (spese di spedizione gratuite)

Per Info: s.carmignani@abmanager.it

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Di Simone Carmignani (del 11/09/2015 @ 09:34:08, in NOTIZIE DI CONSULENZA IN EVIDENZA, linkato 10663 volte)

 

Nell’anno 2015 stanno migliorando finalmente le condizioni macroeconomiche in Italia dopo la crisi economica che si è abbattuta dal 2008 a oggi,  le condizioni congiunturali nel quadro internazionale sembrano particolarmente favorevoli, ovvero sovrapproduzione del petrolio e conseguente calo dei prezzi, una politica espansiva della Banca Centrale Europea con conseguenti bassi tassi di interesse e un euro meno forte in campo internazionale favorendo le esportazioni delle Nostre Aziende.

Tutto ciò unito ad alcuni cambiamenti nel quadro normativo nazionale e riforme adottate dall’attuale Governo hanno portato al fatto che a luglio i consumi sono saliti dello 0,4% rispetto a giugno e del 2,1% su base tendenziale, si spende di nuovo dopo anni di crisi perché la fiducia è ai massimi storici e in base all'Indicatore dei consumi di Confcommercio, a luglio, rispetto allo stesso mese del 2014, ci sono stati significativi balzi in avanti per i beni e servizi per la mobilità (+8,8%) e per le comunicazioni (+5,1%), anche il turismo ha rialzato la testa, perché la gente ha aperto i cordoni della borsa per alberghi, pasti e consumi fuori casa (+2,0%), nonché per l'abbigliamento e le calzature (+0,8%), (fonte ANSA, www.ansa.it).

Ma soprattutto nei primi sette mesi del 2015 i nuovi contratti a tempo indeterminato nel settore privato sono stati 1.093.584, in aumento di 286.126 unità (+35,4%) rispetto allo stesso periodo del 2014, la crescita del lavoro a tempo indeterminato è legata chiaramente al taglio dei contributi previdenziali per un triennio previsto per i contratti a tempo indeterminato stipulati nel 2015 previsto dalla legge di stabilità. L'Inps segnala l'aumento consistente delle trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine, comprese le "trasformazioni" degli apprendisti, nel periodo considerato sono state 388.194 (+41,6%) pertanto la quota di assunzioni con contratti stabili sul totale dei rapporti di lavoro attivati/variati è passata dal 32,8% dei primi sette mesi del 2014 al 40,2% dello stesso periodo del 2015. Con trasformazioni saldo rapporti fissi +263%, (fonte ANSA, www.ansa.it).

In questa ottica diviene strategica per qualsiasi Azienda, di qualsiasi dimensione, anzi forse più piccoli si è e tanto è più importante, un’attenta e competenze ricerca di personale qualificato e motivato per accompagnare l’Azienda stessa nel processo di rinascita e di crescita che l’attende.

La capacità di scegliere e introdurre in Azienda le persone giuste per valorizzare il proprio Team è un vero e proprio lavoro, impegnativo e delicato, che non può essere completamente delegato a terzi ma va gestito internamente in maniera diretta e oculata, per questo Noi offriamo il nostro supporto, la nostra esperienza e conoscenza per assistere l’Imprenditore o il suo Staff nella ricerca, scelta e inserimento di nuovi collaboratori, supportandoli nelle diversi fasi che prevede questa complessa attività, a partire dall’individuazione dei profili professionali più adatti fino all’affiancamento in Azienda.

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