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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

 

Nel merito, il Collegio è dell’avviso che il divieto posto dall’art. 41, comma 2, del d.l. 24 aprile 2014, n. 66, convertito nella legge 23 giugno 2014, n. 89 precluda non solo l’instaurazione ex novo dei rapporti di lavoro in senso proprio, ai quali fa riferimento il dato testuale della norma, ma più in generale la possibilità di acquisire, con il ricorso a strumenti ed istituti alternativi, quali quello del comando, risorse lavorative con aggravio di spesa a carico del bilancio da parte degli enti che presentino tempi medi di pagamento delle proprie obbligazioni pecuniarie non in linea con l’indicatore legale di riferimento.

Depone in questa direzione proprio la ratio sanzionatoria della disposizione che mira a incentivare la corretta pianificazione di cassa degli enti interessati ed a promuovere il regolare assolvimento delle obbligazioni contratte, senza ritardi patologici che, oltre a porsi in contrasto con le norme comunitarie, legittimerebbero la corresponsione di interessi, generando oneri latenti a carico dei conti e dei relativi equilibri.

Ed invero, il conseguimento di tali effetti sarebbe certamente indebolito ove l’ente potesse accedere a forme di provvista di personale alternative alle assunzioni, anche temporanee, in senso stretto.

Non si oppone, del resto, a tale opzione interpretativa sostanziale lo stesso tenore letterale della disposizione in argomento, in tutto mutuato dalle disposizioni volte a sanzionare il mancato rispetto del patto di stabilità interno con omologhe limitazioni della discrezionalità in materia di acquisizione di personale, da ultimo e segnatamente dall’art. 31, comma 26, della legge 12 novembre 2011, n. 183.

Giova, sul punto, evidenziare che l’art.41, comma 2, espressamente formula il divieto con riferimento alle assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale poste in essere, preoccupandosi di vietare anche i contratti con i soggetti privati che si configurino come elusivi della disposizione. Siffatte precisazioni appaiono indicative della natura esemplificativa e non tassativa delle fattispecie richiamate e supportano il convincimento che lo stesso termine assunzione non sia da intendere in un’accezione restrittiva, bensì come riferibile ad ogni fattispecie che determini l’utilizzo di una nuova risorsa umana da parte dell’ente interessato e proprio carico.

Ne deriva che il divieto comprende anche il comando, sebbene tale istituto non comporti tecnicamente l’instaurazione di un nuovo rapporto di lavoro con l’ente ricevente, che tuttavia è tenuto a dirigere e gestire il dipendente comandato per tutto quanto attiene all’espletamento della prestazione lavorativa, nonché a rimborsare l’ente di appartenenza delle spese sostenute per il pagamento della retribuzione.

L’espresso orientamento è in linea con quello ormai pacificamente formulato dalla giurisprudenza contabile con riguardo alle sanzioni a contenuto analogo contemplate dal legislatore per le violazioni del patto di stabilità interno, sopra richiamate (cfr. ex multis Sez. controllo Veneto deliberazione n. 37/PAR/2010; Sez. contr. Puglia del. n. 171/PAR/2013; Sez. contr. Lombardia deliberazione n. 879/2010/PAR).

Link: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=2593-22/06/2015-SRCLAZ

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La Sezione afferma la portata generale e omnicomprensiva del divieto di assunzione sancito dall’art. 41, co.2, del d.l. 24.04.2014 n°66, convertito, con modificazioni, dalla l. 23.06.2014 n°89, similmente a quanto già sostenuto da questa Corte per altre, similari ipotesi normative (Cfr.Sez. regionale di controllo per il Veneto, 15 gennaio 2010, n° 6 e 24 marzo 2010, n° 37; Sez. regionale di controllo per la Puglia, 29 luglio 2014, n° 143, ecc.). In particolare, evidenzia, al riguardo, che il legislatore, oltre a prevedere un divieto generalizzato di assunzione di personale, in tutte le norme restrittive menzionate, ha anche fatto “…divieto agli enti di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della presente disposizione”, con ciò precludendo anche opzioni alternative e possibili espedienti elusivi basati su una lettura strumentalmente formalistica della norma. La giurisprudenza di questa Corte ha, invero, riconosciuto, ai fini di che trattasi, un’equivalenza sostanziale tra la stipula di convenzioni ex art. 14 del c.c.n.l. del 22 gennaio 2004 e le altre fattispecie nelle quali si realizzano nuove assunzioni, in quanto l’ente, anche nel primo caso, si avvantaggia, comunque, di un incremento oneroso delle prestazioni lavorative. Il ricorso alle predette convenzioni, nei casi di operatività del divieto in argomento, si configura, dunque, come contrastante con la voluntas legis volta a ricomprendere nel divieto stesso ogni fattispecie che consista in un’ulteriore prestazione lavorativa instaurata a vantaggio dell’Ente, sicché in tali termini va fornita riposta al quesito posto alla Sezione con la richiesta di parere in argomento.

Link: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=2117-25/05/2015-SRCCAM

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Corretta interpretazione del co. 424 dell’art. 1 della legge n. 190/2014 (legge di stabilità 2015). La Sezione delle autonomie della Corte dei conti, sulla questione interpretativa posta dalla Sezione regionale di controllo per la Lombardia con la deliberazione n. 120/2015/QMIG, pronuncia il seguente principio di diritto: “gli enti locali possono effettuare assunzioni di personale a tempo indeterminato utilizzando la capacità assunzionale del 2014 derivante dalle cessazioni di personale nel triennio 2011-2013, sempre nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica; mentre, con riguardo al budget di spesa del biennio 2015-2016 (riferito alle cessazioni di personale intervenute nel 2014 e nel 2015), la capacità assunzionale è soggetta ai vincoli posti dall’articolo 1, comma 424 della legge 190/2014 finalizzati a garantire il riassorbimento del personale provinciale” Sulla questione posta dalla Sezione di controllo per la Lombardia con deliberazione n. 135/2015/QMIG , relativa alla trasformazione di un rapporto di lavoro da tempo parziale a tempo pieno, poiché la relativa disciplina non presenta profili ermeneutici direttamente riferibili alla disciplina di cui al citato comma 424, la Sezione delle autonomie non può che confermare l’orientamento già espresso nella propria deliberazione n. 19/SEZAUT/2015/QMIG del 4 giugno 2015, concludendo per il non luogo a deliberare sul quesito deferito.

Link: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=3117-30/07/2015-SEZAUT

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