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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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 Euro... di Massimo Vasi

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

La presente circolare ha lo scopo di impartire istruzioni operative in materia di fondi per la contrattazione integrativa, alla luce delle disposizioni introdotte con la legge n. 147/2013 ed è rivolta a tutte le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

In merito, occorre evidenziare preliminarmente che il comma 456, dell’articolo 1, della legge n. 147/2013 (legge di stabilità 2014) ha modificato l’articolo 9, comma 2-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni, introducendo innovazioni in ordine alla determinazione dei fondi destinati alla contrattazione integrativa.

Più precisamente il predetto comma 456, dell’articolo 1, ha previsto che nell’articolo 9, comma 2-bis, del decreto-legge 78/2010, le parole “e sino al 31 dicembre 2013” vengano sostituite dalle seguenti “e sino al 31 dicembre 2014” e ha inoltre introdotto nella parte finale del testo dell’articolo 9, comma 2-bis, il seguente periodo “A decorrere dall’1 gennaio 2015, le risorse destinate annualmente al trattamento economico accessorio sono decurtate di un importo pari alle riduzioni operate per effetto del precedente periodo”.

Per effetto di tali modifiche è stata prorogata, fino al 31 dicembre 2014, l’operatività del primo periodo dell’articolo 9, comma 2-bis, del citato decreto-legge 78/2010, e sono stati resi strutturali, a decorrere dall’anno 2015, i conseguenti risparmi di spesa. Ne deriva pertanto che, a partire dal 1° gennaio 2015:

  • non opera più il limite soglia del 2010 sulle risorse costituenti i fondi;
  • non dovrà procedersi alla decurtazione dell’ammontare delle risorse per il trattamento accessorio in relazione all’eventuale riduzione del personale in servizio;
  • le risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale devono essere decurtate di un importo pari alle riduzioni operate, nell’anno 2014, per effetto del primo periodo dell’articolo 9, comma 2-bis (applicazione del limite relativo all’anno 2010 e riduzione in misura proporzionale alla diminuzione del personale in servizio con riferimento alla diminuzione riscontrata nell’anno 2014 rispetto al 2010).

La ratio alla base delle modifiche apportate dal citato comma 456, all’articolo 9, comma 2‑bis, del decreto-legge 78/2010 è quella di rendere strutturali i relativi risparmi di spesa per redditi da lavoro dipendente che, altrimenti, sarebbero stati circoscritti (una tantum) al periodo 2011-2014.

Ciò premesso, si rendono necessarie alcune indicazioni operative al fine di determinare correttamente l’importo del taglio che dovrà essere operato, a decorrere dall’anno 2015, sui fondi di cui trattasi, per effetto del più volte richiamato articolo 9, comma 2‑bis.

Per le amministrazioni che hanno costituito il fondo 2014 per la contrattazione integrativa includendo tutte le risorse previste dalla normativa di riferimento, e sulla base delle indicazioni impartite da questo Dipartimento con le circolari n. 12/2011, n. 25/2012, n. 15/2014 (sezione monitoraggio contrattazione integrativa), l’importo della decurtazione da operare a decorrere dall’anno 2015 coinciderà con le riduzioni effettuate per l’anno 2014 ai sensi del richiamato articolo 9, comma 2‑bis per effetto sia della riconduzione del fondo al limite soglia 2010 che della decurtazione funzionale alla riduzione del personale in servizio).

Per quelle amministrazioni che nella costituzione del fondo relativo all’anno 2014 abbiano escluso in tutto o in parte talune risorse di alimentazione del fondo (ad esempio la R.I.A. dei cessati) in quanto eccedenti i limiti imposti dall’articolo 9, comma 2‑bis, del citato decreto legge n. 78/2010, la decurtazione operata nel 2014 non potrà essere presa a riferimento a decorrere dal 2015 in applicazione dell’articolo 1, comma 456, della legge n. 147/2013. Ciò in quanto tale decurtazione, non comprendendo le risorse extra limite 2010 (non valorizzate nel fondo 2014 e astrattamente conteggiabili nel fondo 2015), qualora adottata, determinerebbe ‑ per tale differenza ‑ una riduzione inferiore del fondo 2015, vanificando la finalità della norma e cioè quella di rendere strutturali i risparmi della spesa per redditi da lavoro dipendente conseguiti per effetto dell’applicazione dell’articolo 9, comma 2‑bis, del decreto-legge 78/2010.

Pertanto, l’ammontare della decurtazione permanente da operare a decorrere dall’anno 2015 dovrà essere determinata al lordo delle somme non inserite nel 2014 e previste dalla normativa di riferimento per ciascun comparto. Corrispondentemente, le predette voci dovranno formare oggetto di alimentazione del fondo 2015 (qualora previsto dalla citata normativa), in modo tale da rendere le due grandezze di riferimento (fondo 2015 e decurtazione permanente) del tutto confrontabili ed a sostanziale invarianza di saldo.

Si rappresenta infine che gli organi di controllo dovranno certificare l’ammontare della decurtazione permanente prevista dall’articolo 1, comma 456 della legge n. 147/2013, verificando in ogni caso che tale importo non sia inferiore a quello generato secondo le indicazioni fornite dalle citate circolari n. 12/2011, n 25/2012, n. 15/2014 di questo Dipartimento.

Vds. anche la circolare n. 8 del 2 febbraio 2015 emanata da questo Dipartimento “Enti e Organismi pubblici – bilancio di previsione per l’esercizio 2015”, con particolare riferimento alla Scheda tematica G.3 “Contrattazione integrativa”.

Per quanto attiene al personale appartenente al comparto scuola, le modalità applicative dell’articolo 9, comma 2-bis, fanno riferimento all’anno scolastico (a partire dal 1 settembre 2011), in luogo dell’esercizio finanziario, con la conseguenza che gli effetti di contenimento della spesa ivi previsti producono i loro effetti fino al 31 agosto 2015. Sempre con riferimento al comparto scuola, si deve tener conto che il Fondo per il miglioramento formativo (M.O.F) è stato strutturalmente ridotto in relazione ai contratti collettivi nazionali di lavoro 13 marzo 2013 e 7 agosto 2014, al fine di finanziare il riconoscimento dell’utilità delle annualità 2011 e 2012 per la progressione stipendiale del personale scolastico; tali decurtazioni sono da portarsi in riduzione del valore del fondo per l’anno 2010.

Si riportano, per facilità di lettura, le modalità di calcolo contenute nel paragrafo 3), della circolare RGS n. 12/2011:

“Il fondo così costituito per ciascuno degli anni 2011-2012-2013, nel caso superi il valore del fondo determinato per l’anno 2010, va quindi ricondotto a tale importo. Per quanto concerne la riduzione del fondo in proporzione al personale in servizio si ritiene che la stessa possa essere operata, per ciascuno degli anni 2011-2012-2013, sulla base del confronto tra il valore medio dei presenti nell’anno di riferimento rispetto al valore medio relativo all’anno 2010, intendendosi per valore medio la semisomma (o media aritmetica) dei presenti, rispettivamente, al 1° gennaio e al 31 dicembre di ciascun anno.  La variazione percentuale tra le due consistenze medie di personale determinerà la misura della variazione da operarsi sul fondo. Con riferimento alla dirigenza, la riduzione va effettuata sul fondo al netto delle somme eventualmente da destinarsi alla remunerazione degli incarichi di reggenza degli uffici temporaneamente privi di titolare.

Resta fermo il rispetto del limite previsto dall’articolo 67, comma 5, del decreto-legge n. 112/2008, per le amministrazioni soggette allo stesso.

Link: http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/CIRCOLARI/2015/Circolare_dell_8_maggio_2015_n_20.html

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 Richiesta di parere avanzata dal Sindaco del Comune di Cantalupo del Sannio per sapere <<1) se, nonostante la modifica introdotta dall’art.11, comma 4-bis della legge 11 agosto 2014, n.114, di conversione del decreto legge 24 giugno 2014, n.90, sussiste ancora il limite per il lavoro flessibile della spesa complessiva sostenuta per le stesse finalità nel 2009 per gli enti locali in regola con l’obbligo di riduzione delle spese di personale di cui ai commi 557 e 562 dell’ad. 1 della legge 27 dicembre 2006, n.296, e successive modificazioni, nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente; 2) in caso di riscontro positivo al primo quesito, se tale limite trova applicazione anche per l’incarico ai sensi dell’ad. 1, comma 557, della L.311/2004>> (art.7 comma 8 Legge 5 giugno 2003 n.131). Il dott. Verrico illustra il principio enunciato dalla Sezione delle Autonomie con la deliberazione n.2/2015/QMIG in merito alla questione rimessa da questa Sezione con la deliberazione n.220/2014/PAR correlata alla richiesta di parere in parola avanzata con nota n.4312 del 19 novembre 2014. La Sezione si attiene al principio di diritto fermato dalla Sezione delle Autonomie secondo cui: “Le limitazioni dettate dai primi sei periodi dell’art. 9, comma 28, del d.l. n. 78/2010, in materia di assunzioni per il lavoro flessibile, alla luce dell’art. 11, comma 4-bis, del d.l. 90/2014 (che ha introdotto il settimo periodo del citato comma 28), non si applicano agli enti locali in regola con l’obbligo di riduzione della spesa di personale di cui ai commi 557 e 562 dell’art. 1, L. n.296/2006, ferma restando la vigenza del limite massimo della spesa sostenuta per le medesime finalità nell’anno 2009, ai sensi del successivo ottavo periodo dello stesso comma 28”. Pertanto, gli enti virtuosi, seppur esclusi dall’applicazione del limite del 50%, ricadono inevitabilmente in quello del 100% della spesa sostenuta nel 2009, regime, comunque, più favorevole rispetto al vincolo disposto dal primo periodo (50%). Quanto al secondo quesito, ricorda che l’art.1, comma 557 della L. 30 dicembre 2004, n.311 col fine di fronteggiare l’esiguità degli organici e le ridotte disponibilità finanziarie degli enti locali con meno di cinquemila abitanti, ha introdotto <<una particolare ipotesi di rapporti “a scavalco” (cioè a favore di più enti contemporaneamente) che hanno la peculiarità di consentire – al di fuori dell’orario di lavoro, a tempo pieno, dell’ente di appartenenza – lo svolgimento di funzioni presso altri enti locali. Tale scavalco “d’eccedenza” è diverso dallo scavalco in cui il lavoratore presta, presso ciascuno degli enti a cui è assegnato, una prestazione a tempo parziale (scavalco “condiviso”)>> disciplinato dall’art.53 del D.lgs. n.165/2001 (in questo senso, CdS, Sez. I, par. n.2141 del 25 maggio 2005; Cdc, Sez. contr. Puglia, par. n.99 del 18 ottobre 2012; Sez. contr Lombardia deliberazione n.118 del 4 aprile 2012 e pareri nn.988/2010 e 676/2010, nonché orientamento ARAN RAL670). Ne consegue che, a differenza del caso dello scavalco c.d. condiviso, si è in presenza di un’assunzione a tempo determinato e parziale (non essendo, del resto, possibile l’instaurazione di un secondo rapporto a tempo pieno e indeterminato), come tale rientrante nel computo del vincolo finanziario prescritto dall’art.9, comma 28 del D.L. 31 maggio 2010, n.78, volto a ridurre il ricorso alternativo a forme di lavoro flessibili in senso ampio, cioè diverse dal tempo pieno e subordinato di cui all’art.36, comma 1, del D.lgs. n.165/2001 (cfr. anche Sez. contr. Lombardia n.448/2013; Sez. Umbria n.41/2013; Sez. Regione siciliana n.128/2014).

link: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=1635-14/04/2015-SRCMOL

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L’ARAN con la nota prot. 19932 del 18/6/2015 ha esteso la possibilità dell’applicazione dei contenuti dell’art. 15 c. 5 del CCNL dell’1/4/1999, ovvero l’integrazione delle risorse variabili del fondo del salario accessorio ai fini dell’incentivazione del maggiore impegno del personale dipendente nel miglioramento dei servizi resi ai cittadini, anche al finanziamento degli istituti delle specifiche responsabilità, turno e reperibilità, nel rispetto dei criteri e dei presupposti già previsti per l’istituto della produttività.

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