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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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 Euro... di Massimo Vasi

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Massimo Vasi (del 28/04/2012 @ 16:27:31, in NOTIZIE DI CONSULENZA IN EVIDENZA, linkato 32426 volte)

Ormai da troppo tempo siamo bombardati dalle notizie sulla crisi finanziaria, economica e sociale che dal 2008 asfissia quasi tutti i mercati mondiali e mina profondamente il presente e le aspettative di ogni impresa e di ogni cittadino.

Si sa quasi tutto delle cause scatenanti, almeno per quanto riguarda l’aspetto finanziario, e si rincorrono proposte e progetti di risanamento a tutti i livelli, cercando anche di infondere quell’ottimismo, quella fiducia nella possibilità di una soluzione che rende la speranza e stimola l’inversione di marcia che tutti aspettiamo e auspichiamo.

Ma noi che viviamo di impresa dobbiamo cogliere questa occasione per tentare di comprendere che cosa realmente sta succedendo nel mondo delle aziende e perché.

L’evidenza più squillante è che la crisi non è per tutti.

E’ vero che moltissimi imprenditori stanno vedendo crollare i fatturati e si trovano a dover combattere ogni giorno con una crisi di liquidità senza precedenti, almeno i tempi moderni; è però altrettanto vero che molte aziende stanno reggendo benissimo alla contrazione generalizzata, e anzi alcune riescono a prosperare di più, magari beneficiando delle difficoltà oggettive di altri.

Perché? Una risposta potrebbe essere che i nodi sono venuti al pettine, purtroppo….

Voglio dire che è troppo facile e autoassolutorio scaricare tutte le colpe sul sistema bancario che non concede affidamenti per non si sa bene quale cattiveria congenita, invece di interrogarsi sulle reali motivazioni che oggi impongono agli Istituti di Credito di essere particolarmente oculati nella valutazione delle strutture finanziarie delle aziende e delle reali possibilità di sopravvivenza e sviluppo che queste dimostrano.

Da sempre, soprattutto in Italia, gli imprenditori non hanno dato molto peso al controllo dell’efficienza della propria gestione, alla necessità di mantenere in equilibrio e coerente la propria struttura finanziaria, e ad essere efficaci su mercati che diventavano man mano sempre più competitivi e selettivi.

Ci si è cullati troppo nell’eccessiva stima di sé e delle proprie millantate competenze, nell’egoismo cieco dell’autonomia a tutti i costi e nel non voler mai accettare l’evidenza dei propri limiti di conoscenza.

La prova di questi deficit sta nel nanismo d’impresa e nella sottocapitalizzazione, fenomeni tipicamente italiani, documentati anche dall’assurdo numero delle Partite IVA aperte ed operative (aldilà delle note posizioni fittizie che nascondo lavoro dipendente improprio).

Fino a quattro anni fa il mercato assorbiva abbastanza bene un po’ di tutto perché comunque la domanda di beni e servizi riusciva a coprire anche le inefficienze e la disorganizzazione, ma adesso no; chi sta reggendo l’onda d’urto sono solo quelle aziende che hanno pensato bene di consolidare e rendere distintivo il rapporto con i clienti, che si sono preoccupati di equilibrare la propria struttura finanziaria, che hanno sempre controllato attentamente la marginalità effettiva del proprio operato e delle commesse.

Sono quelle aziende che non hanno avuto paura di rinunciare alla propria autonomia stringendo alleanze strategiche con altre realtà e che, all’occorrenza, hanno scelto senza problemi di lasciarsi aiutare a colmare le proprie lacune di conoscenza e competenza da manager e formatori esterni.

E’ arrivato un terremoto che ha spietatamente fatto crollare tutte quelle strutture che non erano state studiate né preparate per resistere ai cambiamenti epocali di un’economia in continua evoluzione e trasformazione; organizzazioni e patrimoni troppo fragili e discutibili, sempre trascurati nell’ottimismo infondato che tutto potesse sempre crescere o almeno non retrocedere.

Ogni problema ha almeno una causa molto più profonda di quelle immediatamente apparenti: se ci si interroga in piena coscienza e sincerità, si arriva quasi sempre a capire che le difficoltà del presente hanno un’origine lontana e spesso i veri artefici delle difficoltà odierne siamo noi stessi, soprattutto quando abbiamo creduto, anche con una certa sufficienza e presunzione, di poter bastare a noi stessi e di non aver bisogno di aiuto.

Gli imprenditori che riusciranno a sopravvivere, stavolta avranno forse capito che lasciarsi aiutare non è motivo di imbarazzo e non pregiudica la propria autonomia; è invece sempre l’anticamera ed il presupposto per una gestione professionale ed evoluta della propria azienda, quando non una delle poche possibilità di prosperità e sviluppo.

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... Com’è già stato messo in luce da questa Sezione nel precedente parere n.226/2011, l’aumento delle ore lavorative del personale in servizio è sicuramente assimilabile ad una nuova assunzione nel caso in cui il dipendente era stato assunto a tempo parziale ed inoltre “tale interpretazione è suffragata dalla recente nota circolare del dipartimento della Funzione Pubblica, redatta d’intesa con la Ragioneria Generale dello Stato, n. 0046078/2010 del 18 ottobre 2010, nella quale viene precisato che “sono subordinate ad autorizzazione ad assumere anche gli incrementi di part time concernenti il personale che è stato assunto con tale tipologia di contratto.”.
La nota circolare non è diretta agli enti locali ma alle amministrazioni statali e agli enti nazionali, ma contiene una serie di indicazioni di carattere generale che si ricavano dal DL 78/2010, e che si possono considerare alla stregua dei principi generali”.
Naturalmente, se nel Comune di Fontanella ricorresse questa circostanza, l’ente dovrebbe anche verificare la sussistenza dei presupposti per le assunzioni di personale di cui all’art. 76, comma 7, della Legge n. 133/2008, di conversione del decreto-legge n. 112/2008  .
Al contrario, si dovrebbe pervenire alla conclusione che la trasformazione dei rapporti di lavoro da tempo parziale a tempo pieno non è assimilabile a nuova assunzione, nel caso in cui i dipendenti siano stati assunti originariamente a tempo pieno e abbiano successivamente avuto una riduzione dell’orario di lavoro. Infatti, come già affermato da questa Sezione nel parere n.873/2010, in tal caso “il Comune può procedere alla modifica del rapporto in questione, a condizione che venga rispettato il parametro di spesa previsto dall’art. 1, co. 562 della l. 27 dicembre 2006, n. 296, che non è stato oggetto di modifica da parte del co. 10 dell’art. 14 del d.l. n. 78, conv. in l. 30 luglio 2010, n. 122 (che si è limitato ad abrogare il terzo periodo della norma in questione che prevedeva una specifica possibilità di deroga in materia di assunzioni)”.
Poiché nel quesito non è specificato se i due dipendenti attualmente in servizio a 18 ore settimanali siano state originariamente assunte a tempo pieno (36 ore) o con contratto part-time, il Comune, nell’assumere le proprie determinazioni in merito, potrà fare riferimento alle suddette conclusioni di ordine generale applicandole al caso di specie.
Nel valutare discrezionalmente la possibilità di trasformazione dei contratti da part-time a tempo pieno, l’Amministrazione dovrà considerare non solo i limiti alle assunzioni posti dall’attuale normativa, ma anche il fatto che, ai fini del rispetto del parametro di spesa previsto dall’art. 1, co. 562 della l. finanziaria per il 2007, occorre proiettare la maggiore spesa che l’ente dovrà sostenere, su tutto l’arco temporale interessato.

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