Consulenza aziendale e manageriale

Consulenza Creativa di Impresa

Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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 Abmanager... di Admin

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Da oggi voglio iniziare a parlare di “CRISI ECONOMICA”.

E’ ormai troppo tempo che in ogni situazione della vita professionale e privata mi vado a scontrare con “LA CRISI ECONOMICA”.

La pubblicità dei supermercati e dei centri commerciali puntano su questa leva per aumentare le loro vendite (difficilmente per diminuire i prezzi). È da questa mattina che penso ad uno spot radiofonico, dove una notissima catena di ipermercati pubblicizza (testuali parole): “non potendo aumentare i vostri stipendi diminuiamo il costo della vita”… ma che significa???

 È ovvio … il messaggio esplicitamente afferma che i prezzi di alcuni prodotti necessari, spesso televisori 3D, i-phone, ennesime consolle per ragazzi ma anche prosciutti di marca, cereali, yogurt miracolosi e acque minerali provenienti direttamente dalle fonti del Paradiso,  verranno dimezzati. Ma inconsciamente noi cosa “riceviamo” da messaggi come questi?

Gli studi sulla comunicazione sanno quali sono le leve del nostro inconscio. Il messaggio è quello che ormai da troppo tempo ci stanno facendo interiorizzare: “la crisi economica ti ha colpito e non riesci ad uscirne senza di me”. Questo messaggio arriva da tutte le parti ed io in qualche modo mi devo difendere.

Sono stanco di dipendere da politici che si “immolano” per il bene comune, manovre finanziarie “necessarie”, potenziali clienti che si piangono addosso e stanno seduti tutto il giorno a guardare il monitor del loro computer aspettando che qualcuno realizzi i loro sogni . Supermercati che vorrebbero aumentare il mio stipendio ma che ,poverini, non possono proprio farlo (chiedetelo agli interinali che vi lavorano, ai precari con contratti stagionali costretti a fare pacchi regalo a Natale ed ai magazzinieri che si spaccano la schiena nei loro depositi, loro sì che sono felici di quello che guadagnano!!). Voglio capire come posso farcela da solo senza dover ringraziare qualcuno domani se non le persone che sono state realmente necessarie alla riuscita dei miei obiettivi. Perciò devo trovare gli ingredienti giusti per scrollarmi di dosso la targa del “poverino la crisi economica ha colpito anche lui”.

Ho riflettuto molto su questo argomento e forse anche troppo, ma l’inconscio era ormai “contaminato”, poi un giorno di ordinario lavoro forse ho capito qualcosa in più … Stavo preparando una riunione di metà anno per un mio importante cliente quando una lampadina si è accesa. Nello specifico stavo confrontando i dati di vendita e, guarda un po’… le vendite erano aumentate del 20%?! Ma perché?

 Il giorno dopo sono andato a trovare un altro cliente e mi sono reso conto dei passi da gigante che aveva fatto: era passato da un minuscolo e squallido laboratorio (scusa Francesco) ad un ufficio di 120mq bello e funzionale. Ma perché?

Nel pomeriggio altro cliente (il più importante per numero di dipendenti che al momento sto seguendo). Come al solito qualche minuto di attesa nella hall,poi la segreteria mi avvisa che posso accomodarmi, salgo, ma non prendo l’ascensore perché mi piace affacciarmi lungo il corridoio del management e salutare tutti i dirigenti con cui più o meno ho a che fare (corsi di formazione o coaching personale). Ci sediamo con uno dei titolari e mi parla del loro piano industriale, l’acquisizione di un’altra azienda, il progetto di un nuovo stabilimento dislocato nel Sud e tante idee nuove per il loro mercato. Penso: “però mica male ampliamento ed acquisizioni di questi tempi!”. Ma perché?

Gli ingredienti a fine giornata li avevo tutti, dovevo solo metterli in pratica: TENACIA, SQUADRA, ORGANIZZAZIONE. Non voglio raccontarvi il mio personale successo, ma il vostro possibile successo attraverso la storia di queste tre aziende.  Nei miei corsi di formazione ricordo sempre che l’imitazione fa parte di noi dall’infanzia. Mia figlia a pochi mesi di vita ha dovuto necessariamente frequentare un asilo nido. Per me e mia moglie è stato quasi straziante all’inizio, ma poi abbiamo capito quanto fosse utile per la bambina frequentare altri bambini più grandi (lei era la più piccola del gruppo). In pochissimo tempo ha imparato a camminare, a correre e a farsi valere semplicemente imitando i più grandi. Ma nell’imitazione c’è anche il lato negativo: a nemmeno 3 anni ha imparato ad esempio le “parolacce” che tutta la famiglia, in sua presenza (non siamo mica dei Santi!!), evita scrupolosamente.

Oggi fortunatamente non se ne esce più con certi “accomodamenti dialettici”. Almeno per ora, grazie anche alle maestre, in casa non si sentono sproloqui dalla leggerezza infantile.

Torniamo a noi. Parlavo appunto dell’imitazione, quella positiva. Ognuno di noi deve ispirarsi a qualcuno per riuscire a correre e la storia è piena di esempi del genere. Da Ford a Newton, da Einstein alle “mamme coraggio” ma più vicino a noi possono essere “persone comuni” che hanno avuto successo (personale o economico ). Oggi per “combattere la crisi” prenderò spunto dalle storie di queste tre aziende che stanno raggiungendo i loro obiettivi e che sono destinate ad ottenere molto di più di quello che si aspettavano il primo giorno di attività. Ho deciso di chiamare questo percorso “IL TRIO DELL’ECCELLENZA” e sarà diviso in tre storie legate ognuna ad un ingrediente. Cominceremo con la TENACIA, passando poi per LA SQUADRA, fino ad arrivare all’ ORGANIZZAZIONE.

Vi lascio qualche giorno per riflettere sul reale significato di queste parole all’interno delle vostre aziende, e delle vostre vite per decidere chi sarà il vostro “mentore”, per riunire un attimo le idee su quello che realmente oggi state facendo e dove vi stanno portando le azioni (o non azioni) che state compiendo. Vi invito, inoltre, a compilare il test sulla diagnosi aziendale che trovate nel nostro sito.

È assolutamente senza alcun impegno ma vi può dare un’impronta delle decisioni che avete adottato all’interno della vostra attività. Vi darà uno spunto per sapere se tali decisioni sono state fruttuose, se lo saranno nel lungo termine o se sono da modificare. Se siete arrivati a leggere fino a questo punto significa che almeno vi ho incuriosito e per questo dovete essere premiati. Vi regalo una frase:

“Stai attento ai tuoi pensieri, diventeranno parole, stai attento alle tue parole, diventeranno azioni, stai attento alle tue azioni, diventeranno abitudini, stai attento alle tue abitudini, diventeranno carattere, stai attento al tuo carattere, diventerà destino.”

 Non è importante sapere chi ha detto questa affermazione ma è importante sapere che, purtroppo, è vera. Un suggerimento: cercate il “messaggio subliminale” quando la televisione o la radio ci parlano delle nostre difficoltà economiche. Leggete fra le righe degli articoli di giornale. Se potete, invece di leggere un quotidiano (che sicuramente è demotivante), leggete un buon libro , al posto della televisione scegliete il cinema e al posto della radio ascoltate il cd del vostro cantante o della vostra band preferita.  Se avete qualche minuto vi invito inoltre a dare un’occhiata al nostro sito www.abmanager.it  e magari visitare il nostro blog di consulenza direzionale … non si sa mai!

A venerdì prossimo con il primo ingrediente: la TENACIA.

 

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Di Simone Carmignani (del 28/09/2011 @ 22:03:50, in Consulenza Pubblica Amministrazione, linkato 39080 volte)

Matura responsabilità amministrativa in capo al dirigente che si liquida direttamente
le incentivazioni per il maggiore gettito derivante dalla lotta all'evasione Ici senza che
queste risorse siano state inserite nel fondo per la contrattazione decentrata della
dirigenza. È questo l'innovativo principio fissato dalla Corte dei conti della Puglia
(presidente Schlitzer e relatore Glinianski) con la sentenza n. 1066 del 20 settembre.
La sanzione è stata irrogata nella misura ridotta del 50% del compenso percepito in
ragione dell'utilitas comunque conseguita dall'ente a seguito dell'attività svolta dal
dirigente. L'importanza della sentenza è accresciuta dalla considerazione che i
principi in essa contenuti possono essere estesi a tutti i compensi previsti da
specifiche norme di legge, come l'incentivazione della realizzazione di opere
pubbliche, quello per i contenziosi vinti dagli avvocati dirigenti dell'ente eccetera. In
questo modo si sanziona un comportamento assai diffuso nelle pubbliche
amministrazioni, nonostante il testo unico sul lavoro pubblico, già nel 1993, abbia
stabilito che tutti i compensi ai dirigenti e ai dipendenti devono essere erogati
tramite il fondo per le risorse decentrate ed essere oggetto di contrattazione. In
contestazione non sono stati né la legittimità del compenso né la partecipazione del
dirigente, in quanto il legislatore e il contratto nazionale lo prevedono espressamente.
Il fatto che il Comune nel proprio Peg (strumento peraltro palesemente inadatto a
contenere scelte di questo tipo) avesse previsto l'erogazione diretta di questo
compenso non vale come esimente dalla maturazione di responsabilità: queste scelte
non hanno infatti «forza derogatoria delle disposizioni contrattuali, unica fonte
legittimata a disciplinare la materia è il contratto collettivo che impone che al
finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti si provvede
mediante l'utilizzo, tra l'altro, anche delle risorse che specifiche disposizioni di legge
finalizzano all'incentivazione di prestazioni o risultati raggiunti…( articolo 37 del
contratto nazionale del 10 aprile 1996) e che a tal fine sono utilizzate le risorse che
specifiche disposizioni di legge finalizzano all'incentivazione della dirigenza (articolo
26 del contratto nazionale del 23 dicembre 1999)». La sentenza rileva che la ratio
della disposizione con cui si richiede l'inserimento nel fondo di queste voci è quella di
consentire alle amministrazioni di effettuare «una preliminare valutazione della loro
incidenza sulla retribuzione di risultato spettante al dirigente interessato».
di Arturo Bianco – Il Sole 24Ore

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Di Simone Carmignani (del 28/09/2011 @ 21:35:27, in Consulenza Pubblica Amministrazione, linkato 38021 volte)

Quando la mano destra non sa quello che fa la sinistra: devono essere così
sintetizzate le indicazioni contraddittorie dettate nei giorni scorsi in materia di
assunzioni a tempo determinato di dirigenti. Viene aumentata dal Dlgs n. 141/ 2011 –
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 22 agosto – la possibilità di assumere dirigenti
e responsabili a tempo determinato. Ma poi, questa norma viene smentita di fatto
dalle limitazioni imposte, ad appena una settimana di distanza, dal parere delle sezioni
riunite di controllo della Corte dei conti n. 46. Senza dimenticare che, al contrario,
poche settimane prima, il 9 agosto, la sezione di controllo della magistratura contabile
del Lazio aveva ampliato la possibilità di effettuare queste assunzioni. Il fatto che
dalle norme e dalle interpretazioni più autorevoli arrivino conclusioni opposte, crea
ovviamente sconcerto negli operatori. Ma soprattutto si determinano condizioni di
incertezza, di difficoltà spesso non sostenibili e, comunque, di stallo nelle attività
amministrative. Il Dlgs n. 141/2011, conosciuto come «correttivo della legge
Brunetta», accogliendo parzialmente le richieste delle associazioni degli enti locali, ha
portato, negli enti giudicati virtuosi in base alle disposizioni dettate dal Dl n. 98/2011,
al 18% della dotazione organica le assunzioni a tempo determinato di dirigenti e
responsabili per la copertura di posti vacanti. Una possibilità che tutte le altre Pa
continua a essere limitata all'8%, cui nello Stato si deve aggiungere il 10% per i
dirigenti generali. Nella stessa direzione di ampliamento di queste possibilità va il
parere della magistratura contabile del Lazio n. 47/ 2011, che esclude da questi limiti
le assunzioni di dirigenti e responsabili a tempo determinato effettuate tramite
concorso pubblico e che estende la base di calcolo su cui effettuare il conteggio delle
assunzioni di queste figure per posti extra dotazione organica. Il parere n. 46 delle
sezioni riunite di controllo della Corte dei conti, mutando parzialmente i propri
orientamenti e smentendo le indicazioni del dipartimento della Funzione pubblica, ha
incluso per gli enti locali soggetti al patto di stabilità gli oneri per tutte le assunzioni a
tempo determinato entro il tetto della spesa consentita per finanziare le assunzioni a
tempo indeterminato (si veda Il Sole 24 Ore del 6 e del 7 settembre). Cioè entro il
20% della spesa del personale cessato nell'anno precedente.
Il parere ha escluso da tale vincolo solo le assunzioni necessarie all'erogazione di
servizi essenziali e infungibili e le massime urgenze. E vanifica nei fatti, quanto meno
per la gran parte dei Comuni e delle Province, la possibilità di dare corso ad assunzioni
di dirigenti, visti i ridottissimi margini previsti per la copertura dei relativi oneri. Non
vi sono dubbi sull'applicazione di questo vincolo alle assunzioni dei dirigenti e dei
responsabili a tempo determinato ex articolo 110 del Dlgs n. 267/2000, così come
sulla estensione anche agli uffici di staff degli organi politici. E ciò in quanto il nuovo
tetto opera per tutte le assunzioni flessibili. Sicuramente qualche incarico
dirigenziale potrà rientrare nella necessità di consentire l'erogazione di servizi
essenziali e infungibili, si pensi a quelli di ragioneria, alla polizia locale, ai servizi
sociali eccetera. Ma è evidente l'effetto di drastica limitazione della possibilità di
dare corso alle assunzioni di figure essenziali per il buon funzionamento delle
amministrazioni, non solo nella forma del tempo indeterminato ma anche con rapporti
flessibili, il che determina in molti enti una condizione di non sostenibilità e
probabilmente spingerà qualcuno a forzare oltre misura le deroghe che il parere
consente.
Arturo Bianco - Il Sole 24Ore

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Di Novella Fabbri (del 27/09/2011 @ 15:33:43, in Formazione Aziendale, linkato 44212 volte)

INTRODUZIONE AL CORSO

Quando si parla di obiettivi dell’azienda, spesso si fa riferimento ai soli obiettivi di natura tipicamente commerciale. Ma ci sono obiettivi di più ampia portata, che servono poi ad orientare anche quelli commerciali. Sto parlando degli obiettivi strategici, ossia di quegli obiettivi che servono ad orientare il management e l’intera azienda nel lungo periodo. Gli obiettivi strategici sono importantissimi. Di solito, quando si pensa al lungo periodo molti imprenditori pensano a cosa vogliono fare, elaborano idee, ma si dimenticano di fare una cosa fondamentale … scrivere. Si dimenticano infatti di scrivere le loro idee e le loro azioni e non le trasmettono a tutti i livelli aziendali.

VISION, MISSION ED OBIETTIVI
Il termine "VISION" (in italiano "Visione") viene utilizzato nell'ambito della gestione strategica d’impresa, per indicare la proiezione di uno scenario che un imprenditore vuole "vedere" nel futuro.
La Vision non è un concetto astratto, ma molto concreto poiché è proprio grazie alla "visione" di tanti imprenditori se oggi il mondo è pieno di innovazione, tecnologia e nuovi prodotti. La VISION deve essere esplicitata e deve essere condivisa con l'intera organizzazione, questo è uno dei principali problemi nella definizione della Vision, poiché ancor oggi troppi imprenditori non hanno ancora compreso a fondo la sua importanza e ne sottovalutano l'impatto che ha a livello aziendale. Una vision chiara, accurata, derivante da attente riflessioni, serve a fare comprendere ai membri del'organizzazione dove l'azienda vuole arrivare, al fine di condividerne i successi.
I sogni di imprenditori di successo hanno dato vita ad aziende leader nei loro settori. E' il caso di di Bill Gates, fondatore della Microsoft Corporation, che ha espresso nella Vision il suo sogno di imprenditore: "Un personal computer su ogni scrivania, e ogni computer con un software Microsoft installato"; oppure è il caso di Henry Ford (fondatore dell'omonima casa automobilistica) :"I cavalli dovranno sparire dalle nostre strade".O ancora, imprenditori come Walt Disney hanno avuto la loro vision:"Rendere felici le persone". Altri esempi di Vision sono quelli di altre aziende famose nel mondo. Nokia (produzione di telefonia mobile): "Mettendo in contatto le persone noi aiutiamo il soddisfacimento di un fondamentale bisogno umano di contatti e relazioni sociali. La Nokia costruisce ponti tra le persone – sia quando sono lontane che faccia-a-faccia – e colma il divario tra le persone e le informazioni di cui hanno bisogno". Anche la Wal-Mart (azienda di distribuzione di prodotti di largo consumo) ha la sua Vision: "Dare alla gente comune la possibilità di acquistare le stesse cose dei ricchi".
Se, quindi, la Vision è il "sogno" che definisce lo scopo per cui l'azienda esiste, la MISSION definisce il ruolo dell'azienda per attuare la Vision. La Mission è la strada che si vuole percorrere per realizzare la Vision e serve per definire le risorse che devono essere utilizzate per arrivare alla Vision. La mission aziendale deve essere allineata alla vision e deve mostrare, in modo molto più dettagliato, come si intendono raggiungere gli obiettivi descritti dalla Vision. La mission tende a focalizzarsi più sul presente e a fornire una guida operativa all’azione dell'organizzazione. La Mission dovrebbe descrivere in modo chiaro e conciso il perché l'organizzazione esiste, in cosa si distingue dalle altre aziende concorrenti, i valori che ne guidano l'azione, il target a cui si rivolge,  gli strumenti che utilizza, i bisogni a cui risponde, le risorse su cui fa affidamento.
L'ultimo anello di questa catena è rappresentato dalla DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI, che ha origine proprio dalla preventiva definizione delle Visione e della Mission. Gli obiettivi devono avere alcune caratteristiche fondamentali. Gli obiettivi di lungo periodo esprimono i risultati che, all'interno di una determinata mission, il management aziendale si prefigge di raggiungere in un periodo compreso tra i 3 e i 5 anni, utilizzando le risorse che ha a disposizione o che intende procurarsi sul mercato. G obiettivi dell'azienda devono essere : chiari, possibili, identificabili, misurabili, raggiungibili e controllabili, che sono tutte caratteristiche molto simili agli obiettivi di vendita.

CONCLUSIONI
Hai chiara la tua mission e la tua vision aziendale ? È  importante tracciare una rotta se si vuole arrivare nel porto giusto. Come credi che un collaboratore possa garantirti il successo della tua azienda se non conosce in quale porto deve approdare?
Se un uomo ha fatto propri gli obiettivi aziendali, vede l’intera struttura come propria, quindi rende disponibile per tutto il gruppo le sue capacità produttive e motivazionali, creando legami e sviluppando competenze. Quando un collaboratore percepisce la possibilità di realizzarsi attraverso l’azienda dove lavora, allora il suo cuore e le sue passioni saranno ben concentrate verso il successo comune.

OBIETTIVI
Il corso porterà alla definizione di una mission e di una vision aziendale da poter condividere poi con i propri collaboratori per conoscere il porto in cui approdare tutti insieme.

TEMI TRATTATI
1. Che cos’è la visione
2. Visione e Missione
3. Vision Famose
4. Il capitale umano
5. Gli obiettivi aziendali
6. Il manifesto della visione
7. I valori e la loro importanza
8. La condivisione
9. L’importanza della vision aziendale
10. Esercizi Pratici

DURATA : dalle 9,30 alle 17,30 (inclusa pausa pranzo)

Per infos su costi, luogo e data scrivere a info@abmanager.it

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Di Novella Fabbri (del 26/09/2011 @ 17:02:22, in NOTIZIE DI CONSULENZA IN EVIDENZA, linkato 46146 volte)

Ogni soggetto (persona, azienda, gruppo) necessita di affermare la sua identità.

Un individuo manifesta esternamente la propria personalità (identità personale) mediante una serie di segni : gestualità, modo di parlare, di vestire, espressione di pensieri, valori, ecc.

Allo stesso modo, un’azienda è assimilabile a un insieme vivente; ha quindi bisogno di una pluralità di mezzi e segnali per rendere percepibile all’esterno la propria identità, come gruppo organizzato (identità corporativa).

Sotto questo profilo, gli esperti di marketing insegnano l’importanza di realizzare un “approccio globale alla comunicazione”, che dovrebbe tendere a una vera e propria “orchestrazione dei mezzi e delle attività dì comunicazione”.

Per “comunicazione integrata” s’intende infatti l’uso integrato che nel contesto manifatturiero si fa delle diverse discipline della comunicazione (verbale, non verbale, grafica, sensoriale ecc.), con il fine di promuovere un prodotto e le sue caratteristiche/qualità, utilizzando le specifiche caratteristiche di ciascuna tecnica; per arrivare a sviluppare “sinergie comunicative” tali da raggiungere il risultato più efficace con il miglior rapporto costi/benefici.

Fra tutti gli elementi che concorrono a realizzare la cosiddetta “comunicazione integrata”, la marca e il logo sono in definitiva gli strumenti principe mediante i quali l’azienda si rende riconoscibile, attivando un flusso comunicativo immediato con il destinatario.

Nel contesto di prodotto, la marca si concreta nel messaggio costituito dall’unione coerente di elementi grafici, visuali e verbali che si mantiene unico in tutti i prodotti offerti. Serve quindi a comunicare in primis il prodotto e poi l’organizzazione che lo sviluppa.

Nel contesto di servizi, la marca lascia il posto al logo, come elemento dì comunicazione che astrae dalla sua dimensione tangibile e materiale e rileva principalmente per la sua specificità evocativa. Serve a darle uno stile particolare, capace dì manifestare la sua anima, i suoi valori di riferimento, prima ancora che a consentire l’identificazione dei suoi servizi, rispetto a quelli dello stesso genere. Tanto nel contesto dì prodotto quanto di servizio, la componente evocativa è un elemento importante della comunicazione esterna da tenere a mente.

Tale elemento sì traduce, infatti, spesso in composto di immagini e segnali visivi, che lavorando a livello percettivo, va ad occupare una zona precisa della facoltà immaginativa di ciascun potenziale destinatario concorrendo a generare l’immagine dell’organizzazione. Ed invero, ogni volta che scegliamo un capo di abbigliamento, non ci limitiamo a valutarne solo l’utilità ma anche ciò che comunica e che può raccontare di noi, quando veniamo a contatto con altri individui. L’organizzazione che sceglie dì comunicare con un logo deve fare le stesse valutazioni.

Deve capire cosa vuol dire di sé, come vuole essere compresa, valutata. Deciderà poi che vestito indossare, per fare sì che tali concetti siano immediatamente comprensibili da parte dei suoi vari pubblici. Nel caso specifico dello studio professionale, scegliere un logo di successo significa elaborare un messaggio che veicoli in modo appropriato ed efficace le informazioni coerenti con la mission e la vision svolti e voluti. Nella sua realizzazione si deve pensare a una gestione coordinata di tutti i fattori che concorrono sul piano tangibile e formare l’idea di marchio (segni, colori, parole, immagini, materiali e forme) e che possiamo riunire nell’espressione di corporate vision identity.

L’obiettivo è di far arrivare al destinatario un messaggio relativo ai parametri di rappresentatività (deve essere in grado di descrivere lo studio come organizzazione, il suo modo di pensare e di operare, la sua filosofia), univocità (dovrà evitare confusione e fraintendimenti) riconoscibilità (tutte le applicazioni in cui sì concreta il segno distintivo di studio devono poter essere ricondotti facilmente ad esso).

Queste le tre variabili su cui si fonda una corporate vision identity valida e duratura.

FONTE : NOTIZIE DI CONSULENZA MARKETING

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Di Simone Carmignani (del 22/09/2011 @ 19:11:49, in Formazione Aziendale, linkato 42106 volte)

L’articolo 1, commi 72 e 73, della legge 24 dicembre 2007, n. 247 - così come
modificato da ultimo dalla legge 23 dicembre 2009 n. 191 - ha istituito, presso il
Dipartimento della gioventù della Presidenza del Consiglio dei ministri, il Fondo di
sostegno per l’occupazione e l’imprenditoria giovanile con stanziamento di 51 milioni di
euro per favorire l’occupazione di giovani genitori.
Presso l’Inps è stata istituita la “Banca dati per l’occupazione dei giovani genitori”, cui
possono iscriversi tutti quelli che alla data di registrazione presso gli elenchi possiedano le
seguenti caratteristiche:
• età non superiore a 35 anni (da intendersi fino al giorno precedente il compimento
del trentaseiesimo anno di età);
• essere genitori di figli minori - legittimi, naturali o adottivi – ovvero affidatari di
minori;
• essere titolari di uno dei seguenti rapporti di lavoro:
o lavoro subordinato a tempo determinato;
o lavoro in somministrazione;
o lavoro intermittente;
o lavoro ripartito;
o contratto di inserimento;
o collaborazione a progetto o occasionale;
o lavoro accessorio;
o collaborazione coordinata e continuativa.
La banca dati consente l’erogazione di un incentivo di € 5.000 in favore
delle imprese private e delle società cooperative (anche in quelle in cui
il lavoratore sta svolgendo o ha svolto uno dei rapporti di lavoro), che
provvedano ad assumere a tempo indeterminato, anche parziale, le
persone iscritte alla banca dati stessa; l’incentivo spetta anche per la
trasformazione a tempo indeterminato (anche con orario parziale) di
un rapporto a tempo determinato.
Ulteriori condizioni da parte del datore di lavoro per usufruire del beneficio sono:
• L’assunzione non deve costituire attuazione di un obbligo, ai sensi della legge
68/1999 in favore dei disabili.
• Il datore di lavoro non deve aver effettuato, nei sei mesi precedenti:
o l’assunzione;
o licenziamenti per giustificato motivo oggettivo o per riduzione del
personale; fatta salva l’ipotesi in cui l’assunzione sia finalizzata
all’acquisizione di professionalità sostanzialmente diverse da quelle dei
lavoratori licenziati.
• Il datore di lavoro non deve avere in atto:
o sospensioni dal lavoro o riduzioni dell’orario di lavoro per crisi aziendale;
o ristrutturazione;
o riorganizzazione o riconversione industriale; salvo il caso in cui l’assunzione
sia finalizzata alla acquisizione di professionalità sostanzialmente diverse da
quelle dei lavoratori sospesi o in riduzione di orario.
• Il lavoratore assunto non deve essere stato licenziato, nei sei mesi precedenti
l’ assunzione, dalla medesima impresa ovvero da impresa collegata o con assetti
proprietari sostanzialmente coincidenti.
La richiesta dell’ incentivo avviene tramite il modulo telematico disponibile sul sito
internet dell’Inps, alla sezione “Istanze on-line” del Cassetto previdenziale Aziende.
Il giorno successivo all’invio, l’Inps, dopo aver controllato l’esistenza di tutti i requisiti
necessari per accedere al beneficio, attribuisce un Codice alla posizione contributiva
interessata. Nella stessa sezione “Istanze on-line” sarà disponibile l’esito della richiesta.

di Gabriele Di Conza - Consulente del Lavoro

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Di Novella Fabbri (del 20/09/2011 @ 14:56:09, in NOTIZIE DI CONSULENZA IN EVIDENZA, linkato 38590 volte)


           Innovare costantemente come conditio sine qua non del successo dell’impresa. Cogliere le opportunità che si aprono sui mercati in conseguenza della crisi globale per poter riprendere a crescere. Sono i mantra degli ultimi 24 mesi, più e più volte indicati da consulenti e top manager come gli obiettivi da centrare. Una missione possibile per le imprese italiane.


Come ha dichiarato a Tendenzeonline, Jonas Ridderstråle, uno tra i guru più creativi al mondo nel campo dei nuovi modelli aziendali e degli stili di leadership, PhD in commercio internazionale, accademico, consulente di numerose multinazionali, scrittore, conferenziere e attualmente visiting professor presso la Ashridge Business School, a margine del talk show «Karaoke o innovazione? La forza delle idee, le strade per realizzarle», svoltosi a Milano per iniziativa di Class Cnbc e della banca Monte dei Paschi di Siena, con la collaborazione dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca: «l’innovazione non dev’essere necessariamente tecnologica.

Questo genere d’innovazione, infatti, può oggi garantire un vantaggio competitivo solo di breve durata: non andrà oltre il tempo che ci metteranno i competitor a replicare quella nuova tecnologia. Può piuttosto riguardare il modello operativo dell’impresa stessa».
E parlando di modelli operativi, secondo Ridderstråle, le aziende possono scegliere d’adottarne uno improntato all’efficienza: snello, agile, che consenta di contenere al massimo i costi, com’è il caso di Ryanair, Ikea, Dell, Toyota, ecc., oppure uno che fa leva sul fascino, sull’emozionalità. «E le aziende italiane», ha sottolineato il guru svedese, «espressione di una creatività diffusa unica al mondo, sono quelle che meglio possono avvantaggiarsi della scelta di questo secondo tipo di modello operativo, il modello sexy.

Possono infatti far leva su aspetti distintivi come la storia, la tradizione, la qualità, il design, il fascino. E possono accompagnare sul mercato i loro prodotti ricchi d’appeal con una serie di servizi accessori, senza pretendere di fare tutto da sole. È anzi meglio che coinvolgano i loro clienti nel processo di messa a punto dei prodotti e dei loro servizi accessori. Così come un concerto di Bruce Springsteen nel quale lui canta sul palco e gli spettatori si limitano a guardare dalla platea non sarebbe un’esperienza emozionante, il prodotto alla cui creazione partecipano attivamente i clienti esercita oggi maggior fascino».


Ridderstråle suggerisce insomma alle aziende che puntano a crescere e ad avere successo nell’economia globalizzata di oggi - che è molto più complessa e interconnessa tecnologicamente, economicamente, politicamente e fisicamente rispetto a pochi anni addietro -, di sforzarsi d’uscire dal coro, piuttosto che di concentrarsi su concetti come il benchmarking o le best practice, tipici del karaoke capitalism ovvero di una società ove abbondano le imprese fotocopia. «Oggi le copiature non rendono più», ha detto Ridderstråle, «soprattutto se teniamo conto che ci dobbiamo confrontare con economie low cost come quelle cinesi, indiana, sudcoreana, ecc.».


Per uscire dal coro le imprese dovranno modificare la loro organizzazione interna, abbandonando la tradizionale struttura piramidale nella quale, come aveva correttamente riassunto Jack Welch, ex ceo di General Electric, il management ha gli occhi puntati sul capo e volta le spalle ai clienti, e nella quale è insito il rischio che il management nello sforzo di eliminare le note stonate finisca per emarginare anche la creatività dei propri collaboratori.


«Dovrebbero adottare un’organizzazione a rete», ha spiegato Ridderstråle, «in cui le diversità culturali interne al management sono valorizzate, così da stimolare la creatività e ulteriori future innovazioni. Un’organizzazione di questo genere si coordinerà spontaneamente, allo stesso modo in cui un gruppo di persone cui è richiesto di battere le mani al medesimo ritmo, lo farà all’unisono dopo aver battuto le mani soltanto tre o quattro volte. Sarà inoltre meglio in grado di utilizzare a 360 gradi i feed back che riceve dal mondo esterno».


Feed back rispetto ai quali le aziende di successo devono essere in grado di agire e reagire velocemente. Di qui la raccomandazione di Ridderstråle di abbandonare ogni velleità di previsione e pianificazione. «Viviamo nel tempo delle sorprese», ha detto il guru. «Non solo. Il livello di complessità e interconnessione del mondo attuale fa sì che il tempo fra una sorpresa e l’altra si stia accorciano. Le aziende devono dunque sapersi adattare in tempo reale alle risposte che ricevono dall’esterno».


Un’attenzione alle qualità umane dell’imprenditore condivisa da Ridderstråle, secondo il quale il capitano d’industria, per avere successo, dev’essere in grado di comprendere sia i cambiamenti in atto nel panorama socio-economico sia i meccanismi che consentono di trasformare un’idea in una fonte di reddito. Deve avere fiducia in se stesso e nella sua capacità di realizzare il prodotto/servizio che il pubblico sceglierà. «In un mondo in cui sempre più le persone cercano prodotti unici, ma che li facciano al contempo sentire parte di un gruppo, di una tribù», ha detto Ridderstråle, «l’imprenditore dovrà cercare d’instaurare un rapporto con la propria clientela, e anche con i suoi collaboratori, condividendo con loro un sogno, dei valori comuni, un’esperienza emozionale.

Tutte le grandi aziende di successo hanno alla base un sogno. Due esempi? Sony da sempre punta a essere un’azienda apripista, inventrice di prodotti nuovi: dal Walkman alla PlayStation. Apple è altrettanto di successo pur non avendo inventato nulla, ma avendo puntato a dar vita a comunità d’utenti che s’identifica nei valori di design, qualità e attenzione ai dettagli».

Andrea Cabrini, direttore di Class Cnbc, al termine del dibattito, non si è lasciato sfuggire l’occasione di chiedere a Ridderstråle di dare una sua valutazione sul futuro che ci aspetta. «Ci potranno essere criticità per un altro anno o due», ha risposto il guru, «ma sono convinto che siamo vicini all’uscita dal tunnel. Una maggiore mobilità fra i cittadini dei paesi Ue e una migliore comprensione reciproca, tramite l’inglese come seconda lingua comune, potrebbero certo accelerare il ritmo dell’innovazione nel vecchio Continente. Ritmo che ritengo sia oggi ancora più sostenuto rispetto a quello dei paesi emergenti, per esempio della Cina. Non è da escludere poi che anche questi paesi andranno incontro a problemi, a rivendicazioni di una maggior tutela dei diritti come cittadini e come lavoratori.

Tornando all’Italia, penso che il potenziale d’innovazione di quel 60% di donne che storicamente è stato relegato al ruolo di casalinga potrebbe essere determinante nel reinventare il vostro paese».


Fonte TENDENZEONLINE

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Di Simone Carmignani (del 17/09/2011 @ 09:57:46, in Formazione Aziendale, linkato 33507 volte)

L'articolo 8 del Decreto legge per la Manovra Finanziaria, approvato ieri sera con voto di fiducia con 165 sì, 141 no e 3 astenuti, sta scatenando allarmismi e roventi polemiche, ma cosa prevede esattamente? Porterà con sé licenziamenti selvaggi? Quali sono i pro e quali i contro? Vediamo di fare chiarezza.
 
In sostanza l'articolo 8 contenuto nella Manovra Finanziaria prevede che: i contratti aziendali e territoriali possano operare «anche in deroga alle disposizioni di legge» ed alle «relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro», quindi anche alle tutele dello Statuto dei lavoratori; le intese valide sono solo quelle «sottoscritte a livello aziendale o territoriale da associazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale»; le intese aziendali non potranno in alcun modo andare contro la Costituzione e dovranno rispettare i vincoliimposti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro.
 
La preoccupazione maggiore è che le aziende possano sfruttare tale norma per ricorrere a licenziamenti senza giusta causa, aggirando l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
 
La Cisl sottolinea che questo pericolo non esiste perché, come stabilito nell'articolo 8, solo i sindacati maggiormente rappresentativi - in sostanza Cgil, Cisl e Uil - potranno sottoscrivere deroghe a fronte di situazioni eccezionali, in più queste dovranno essere condivise dalle Rsu e votate dai lavoratori. Senza l'approvazione della maggioranza di tutti i soggetti coinvolti le deroghe non saranno valide.
 
Una lettura dell'articolo 18 condivisa da il presidente di Confindustria Veneto, Andrea Tomat, il quale afferma che «il rafforzamento della contrattazione è l'obiettivo dell'articolo 8» sottolineando come le imprese per competere abbiano «bisogno di flessibilità, ma al contempo di stabilità» e che «la nuova norma contenuta nella Manovra Finanziaria, non contraddice, ma riconosce e rafforza l'accordo interconfederale del 28 giugno scorso. Tale accordo rimane il nostro autonomo punto di riferimento nelle relazioni industriali. L'articolo 8 è pertanto un riconoscimento forte del ruolo della contrattazione con finalità, che per prime, saranno oggetto d'intesa fra le parti».
 
Anche la Uil ribadisce che «il testo recepisce i contenuti dell’accordo interconfederale di giugno, evitando, come da noi sollecitato la costituzione di sindacati di comodo e limitando il potere di deroga ai soli sindacati comparativamente più rappresentativi, ribadendo anche il principio maggioritario dell’accordo del 28 giugno».
 
Per il ministro del lavoro Maurizio Sacconi si tratta di una misura «rivoluzionaria» grazie alla quale «l'Italia ha davvero la possibilità di uscire dal Novecento ideologico» aiutando a far crescere imprese e lavoro nel nostro Paese.
 
Non sente ragioni invece la Cgil, che per voce di Susanna Camusso ribadisce le motivazioni dello sciopero indetto per martedì prossimo: «le modifiche della maggioranza di governo all'articolo 8 indicano la volontà di annullare il contratto collettivo nazionale di lavoro e di cancellare lo Statuto dei lavoratori, e non solo l'articolo 18, in violazione dell'articolo 39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama».
 

di Noemi Ricci - www.pmi.it

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Di Novella Fabbri (del 16/09/2011 @ 14:02:10, in NOTIZIE DI CONSULENZA IN EVIDENZA, linkato 38105 volte)

 

 

Ci siamo divertiti un pochino con l’immagine che abbiamo scelto per questo servizio perché tra i nostri valori c’è una profonda passione per il nostro lavoro, che ci piace trasmettere a chi si relaziona con noi …

Un ottimo ed importante punto di partenza per “cambiare” qualcosa è la diagnosi aziendale. Usando una metafora che ben si concilia con le parole solitamente utilizzate per questo strumento quali diagnosi, check-up o analisi, possiamo dire che la diagnosi aziendale non è altro che il controllo dello stato di salute di un’azienda o impresa.

Se continuiamo ad utilizzare tale metafora, si può asserire che … a seconda di ciò che si vuole controllare, pressione o vista, il medico attraverso una serie di specifiche e studiate domande e l’osservazione del corpo, riesce a fare una diagnosi sullo stato di salute del paziente e quindi a prescrivere una specifica terapia.

Se però si presenta un’anomalia, il medico indirizza solitamente il paziente da uno specialista della materia, supponiamo un oculista se il problema riguarda la vista. La stessa cosa accade nelle aziende, che noi consideriamo un soggetto vivente e formato da persone. Come le persone così le aziende, possono essere in salute, ma possono anche ammalarsi e spesso non capire esattamente quale potrebbe essere la malattia. E quindi un buon consulente può diventare lo specialista in materia.

La diagnosi aziendale ha proprio la funzione di analizzare lo stato di salute dell’azienda. Questo vuol dire che il controllo può interessare una o più aree aziendali : la direzione, le vendite, la progettazione, la produzione, l’amministrazione, il marketing, la comunicazione, le risorse umane ed il sistema informativo.
La diagnosi aziendale è un’attività specifica e personalizzata per ogni singola realtà aziendale ed organizzata da consulenti preparati professionalmente e con esperienze collaudate.


La diagnosi aziendale che offre la AB Manager, parte da diversi punti di osservazione,di seguito elencati :

1. Punto di Osservazione A : Gli incentivi e Premi, misurano il livello di motivazione dei collaboratori a partecipare attivamente al risultato aziendale;
2. Punto di Osservazione B : Il Clima Organizzativo, misura la qualità dei rapporti tra le persone e dell’entusiasmo presente in azienda ;
3. Punto di Osservazione C : La Comunicazione Interna, misura la qualità della comunicazione tra i reparti e la collaborazione tra le persone;
4. Punto di Osservazione D : La Gestione del Denaro, misura con quale lucidità e competenza tecnica vengono gestite le risorse ed i costi;
5. Punto di Osservazione E : La Pianificazione Strategica, misura quanto si è in grado di pianificare e programmare le attività nel medio periodo;
6. Punto di Osservazione F : La Struttura Organizzativa, misura la qualità della divisione del lavoro e dei diversi ruoli.

Se nella diagnosi che si riceve si scopre che l’azienda ha una “malattia” è bene sapere cosa si può fare per ritornare in salute. Mettere in pratica la soluzione o terapia è una fase successiva più o meno impegnativa a seconda dell’origine della problematica e dal tempo in cui ha avuto origine. Indispensabile è comunque la volontà dell’azienda di affrontare la terapia.


Ti invitiamo ora a compilare il test cliccando sul link in basso e a riempire il modulo finale con i tuoi dati. Nel giro di 24/48h riceverai via e-mail la Diagnosi sullo stato di salute della tua azienda. Ricordiamo che il servizio offerto è completamente gratuito e non comporta alcun onere da parte dell’intervistato.
Per qualsiasi informazione o ”terapia” ti invitiamo a contattarci.

http://www.abmanager.it/analisi-aziendale/diagnosi-aziendale.asp

Grazie e Buon Lavoro.


© Simone Carmignani. Questo prodotto o documento è protetto da copyright. La check-list delle domande ed il relativo programma di analisi non possono essere utilizzati o riprodotti, in qualunque forma o con qualunque mezzo, senza la previa autorizzazione scritta del Dott. Simone Carmignani, autore della diagnosi. Le copie, le duplicazioni, la vendita o altre forme di distribuzione di questo prodotto senza una espressa autorizzazione scritta da parte dell’autore, costituiscono violazioni della Legge e sono quindi assolutamente vietate.(legge 633/41 e successive modifiche)

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Di Novella Fabbri (del 15/09/2011 @ 11:40:28, in NOTIZIE DI CONSULENZA IN EVIDENZA, linkato 39018 volte)

L'argomento spam viene necessariamente trattato spesso, si ha quindi la sensazione di sapere già tutto.

Il termine trae origine da uno sketch comico del Monty Python's Flying Circus ambientato in un locale nel quale ogni pietanza proposta dalla cameriera era a base di Spam (un tipo di carne in scatola). Man mano che lo sketch avanza, l'insistenza della cameriera nel proporre piatti con Spam («uova e Spam, uova pancetta e Spam, salsicce e Spam» e così via) si contrappone alla riluttanza del cliente per questo alimento, il tutto in un crescendo di un coro inneggiante allo Spam da parte di alcuni Vichinghi seduti nel locale.
I Monty Python prendono in giro la carne in scatola Spam per l'assidua pubblicità che la marca era solita condurre. Nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale, questo alimento costava poco ed era parte integrante della dieta della famiglia tipica inglese, specialmente nella prima colazione per l'English breakfast.

Il contenuto e l'origine della carne Spam era un mistero. Ma sicuramente, in un certo periodo la Spam era ovunque, da qui lo sketch dei Pythons e successivamente l'adattamento informatico alla pubblicità non desiderata. Notate l'ambientazione dello sketch a conferma dell'epoca in questione e il livello sociale. Infatti, John Cleese, intellettuale che legge alla fine, viene cacciato in malo modo (il personaggio in questione non è un intellettuale, bensì l'ungherese col vocabolario pieno di sconcezze, protagonista di un altro famoso sketch dei Monty Python).


Si ritiene che il primo spam via email della storia sia stato inviato il 1 maggio 1978 dalla DEC per pubblicizzare un nuovo prodotto, e inviato a tutti i destinatari ARPAnet della costa ovest degli Stati Uniti.
Nella terminologia informatica le spam possono essere designate anche con il sintagma di junk-mail, che letteralmente significa posta-spazzatura, a rimarcare la sgradevolezza prodotta da tale molestia digitale.
Alcuni comportamenti quotidiani possono aggravare il fenomeno, ecco come e perché.


La posta elettronica, strumento ormai indispensabile per tutte le aziende, è vittima del fenomeno spam. Statistiche fatte dai principali motori di protezione affermano che l’Italia si trova tra i primi dieci stati produttori di mail indesiderate della classifica mondiale, chiaro segnale di evoluzione nell’uso sempre più sviluppato delle e-mail come strumento mediatico, lavorativo e pubblicitario.
Statistiche generate dagli esperti del settore rivelano che ad innalzare il livello delle mail indesiderate si aggiungo le cosiddette UCM (Unsolicited Commercial Mail), comunicazioni che violano la vigente legge italiana, come ad esempio comunicazioni commerciali di tipo settoriale quali offerte di viaggio, voli low-cost o guadagni facili tramite investimenti.


E’ opportuno comunque cercare di capire in qualsiasi caso la tipologia della mail che entra nelle nostre caselle di posta, facendo attenzione a non cadere in tecniche di phishing che si basano su una grafica o delle frasi ingannevoli, celando tecniche per “rubare” dati sensibili come quelli del conto corrente o addirittura installarci del software come virus, trojan, worm o spyware.
Tante volte noi vittime di spam ci sentiamo dire la battuta dal nostro collega: “Vedo che ti è arrivata via mail la pubblicità del Viagra, non credevo ne facessi già uso…” ed automaticamente ci sorgono le domande del tipo “ma da chi parte questo tipo di comunicazione?”, “ma si tratta di una comunicazione di direct marketing oppure è un semplice pretesto per far perdere tempo alla gente?”, “che siano per caso le aziende distributrici di software o appliance anti-spam ad implementare motori di spamming?” oppure “Chissà come fanno ad avere il mio indirizzo di posta elettronica?”.


Il miglior modo di trovare una risposta a tutti questi dubbi è quello di ricercare direttamente nella tana degli spammer, ossia il web, quali motivazioni possano spingere persone o aziende a bombardarci ogni giorno con pubblicità o con contenuti pornografici le nostre mailbox.
E’ molto importante chiarire che lo scopo dello spamming non è puramente commerciale, ma si possono giustificare in gesti di truffa, inganni, scherzi e burle o addirittura distribuzione di software giudicati “malware”, episodi di massive mail-bombing. Il movente che spinge gli spammer ad attaccare con milioni di mail ogni giorno è tuttora non ben identificato, come per l’hacking esistono individui che si impegnano solo per sfizio personale, mentre alcuni lo fanno per intenti commerciali.
 
Continua ad esistere, tra le persone più scaramantiche, l’abitudine di inoltrare le famose catene di S. Antonio, sistema studiato per non attirare sfortune di tutti i tipi o addirittura scacciare quelle già esistenti. Abitudine che però genera traffico massivo in canali di posta elettronica già utilizzati per comunicazioni giudicate sia “spam” che “non-spam”.


Innanzitutto l’obiettivo primo di ogni spammatore è quello di non svelare mai la sua vera identità, cercando di mantenere l’anonimato sfruttando tecniche hacking come l’ip spoofing (tecnica che camuffa l’indirizzo ip da cui parte la posta), relay multi-hop (che si appoggiano sui server SMTP che concedono l’open relay); in molti casi un buon tecnico del settore non troverebbe particolari difficoltà nell’impostare il proprio sistema di generazione spam in modo da fingere di trovarsi in un paese estero o addirittura controllando da remoto un server situato veramente in un altro stato. Spesso le forze dell’ordine che si occupano di tutelare le leggi contro la distribuzione massiva di e-mail, si trovano di fronte a vere e proprie barriere provocate da diversità nelle normative, insufficiente collaborazione e diversità negli standard tecnologici in uso.


Come altra avvertenza un buon spammer consiglia ai propri colleghi l’utilizzo di metodi per aggirare i vari controlli antispam, tecniche di vario tipo tra cui una delle più efficaci e’ l’offuscamento delle parole chiave all’interno del messaggio. Ad esempio la parola viagra può essere offuscata con
vy@gra. Altra tecnica puo’ essere quella di sostituire il messaggio testuale con una immagine contenente lo stesso testo in forma grafica in modo da bypassare la maggior parte dei sistemi antispam in commercio.


Fonte I-DOM.

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