Consulenza aziendale e manageriale

Consulenza Creativa di Impresa

Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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 Abmanager... di Admin

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

 

Larry Page e Sergey Brin nel 1998 erano due studenti di Stanford con la fissa per la matematica e senza pensarci troppo nel Settembre dello stesso anno diedero vita nientedimeno che a … Google !! Si proprio lui. Poco dopo la nascita dell’azienda, si ritrovarono senza i necessari fondi per acquistare PC e materiale vario e decisero così di mettere in vendita l’azienda. Volevano venderla per appena un milione di dollari, ma ricevettero solo ed esclusivamente rifiuti e tra questi anche quelli di Yahoo ed Altavista.
Le aziende contattate per la vendita ritenevano infatti che la Google non valesse tutti i soldi richiesti da Larry e Sergey. Risultato ? I due ragazzi decisero di abbandonare l’università per dedicarsi completamente all’azienda e per portare avanti la loro missione : aiutare gli utenti di internet a trovare più facilmente le informazioni”. Questa loro mission nasceva da un problema molto sentito sia da loro due che dai colleghi d’Università : la difficoltà di trovare facilmente informazioni in quasi 1 miliardo di pagine di internet.
Ma cosa hanno fatto Larry e Sergey di così speciale ed innovativo ? Sicuramente hanno inventato il “Page Rank”. Il Page Rank è un metodo per determinare l’importanza di una pagina web. Mentre i motori di ricerca già presenti contavano le ricorrenze nel testo delle pagine, dei termini cercati dagli utenti, Larry e Sergey ebbero l’idea di verificare oltre alle ripetizioni delle parole anche i link provenienti da altri siti e che puntavano ad una determinata pagina. “Se un certo sito è citato e consigliato da molti, significa che ha dei contenuti interessanti ed è giusto farlo vedere prima degli altri!”, affermavano i due studenti. Altri sono poi i fattori che contribuiscono a determinare il Page Rank, come l’anzianità del sito ed il numero dei visitatori.
E’ ovvio che il metodo del Page Rank è molto più complesso ed articolato, ma questa non è la sede adatta per parlare di matematica !!! Ciò che conta è che gli utenti, utilizzando Google, si rendevano conto che era più facile e più veloce trovare le informazioni ricercate, e quindi abbandonavano gli altri motori e consigliavano Google invitando amici e conoscenti a fare altrettanto.
Oggi Google reperisce e gestisce le informazioni presenti su internet grazie ad una propria rete composta da oltre 100.000 PC. Una potenza di calcolo che nessun’altra azienda al mondo possiede. Google ha nel suo database oltre 6 miliardi di pagine web e ogni giorno i suoi utenti effettuano 200 milioni di ricerche in oltre 80 lingue.
Oggi 2011 è in atto il più ambizioso dei progetti mai attuati: la digitalizzazione dei volumi di intere biblioteche al fine di rendere il sapere umano alla portata di tutti. Il pacchetto azionario di Google, quotata in borsa dall’agosto 2004, vale oggi oltre 100 miliardi di dollari “più di Ford e General Motors messe assieme” ed il patrimonio personale di Larry Page e Sergey Brin supera i 10 miliardi di dollari a testa.
Google è diventato un verbo. Il prestigioso Merriam-Webster's Collegiate Dictionary lo include infatti tra i verbi, To google = cercare sulla rete . Tutti i dipendenti di Google possono disporre del 20% del loro tempo lavorativo per occuparsi liberamente di progetti personali atti a migliorare o incrementare i servizi offerti dall’azienda.
Ed il Logo ? E’ incredibile !! Tutto inizia nel 1999 quando Larry e Sergey partecipano al Burning Man Festival in Nevada, un meeting tra artisti e creativi provenienti da tutto il mondo. Il logo Google era già stato creato, ma i due ragazzi in occasione del festival disegnano dietro alla “o” di Google un omini stilizzato, che ricorda il fantoccio di legno tradizionalmente incendiato con un grande falò al termine della manifestazione. Nasce così il primo DOOLE, che tradotto significa scarabocchio. Un anno dopo Page e Brin incaricano Dennis Hwang,all'epoca semplice stagista, di ideare un Doodle per l'anniversario della presa della Bastiglia.
L'esperimento ha talmente successo che Hwang diviene in breve "disegnatore capo". Per migliaia di lettori i Doodle diventano un appuntamento fisso: alla loro elaborazione lavora una squadra di designer internazionali, che ha realizzato finora oltre un migliaio di "scarabocchi" in tutto il mondo.
E pensare che Larry e Sergey non intendevano diventare imprenditori, ma studenti universitari, come lo erano i loro genitori … A proposito … se il tuo sito web non appare nelle prime 2 o 3 pagine di Google difficilmente avrai molti visitatori … quindi … contattaci !!!
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Premio Vetrosabina e STFSiamo onorati di comunicare ai nostri lettori che lo scorso 25 Giugno, due nostre aziende clienti hanno ricevuto un riconoscimento importante dal "Repertorio delle Imprese Eccellenti del Lazio", una iniziativa organizzata dalla CNA Rieti in collaborazione con la CNA Innovazione Emilia Romagna: Fanno parte delle 23 AZIENDE ECCELLENTI DEL LAZIO.

Stiamo parlando di Vetrosabina srl di Passo Corese (Ri) e STF Connessioni di Blera (VT).
Bravi, bravi davvero ragazzi. Noi li conosciamo bene, e sappiamo tutti i cambiamenti difficili, il duro lavoro, l'impegno, la determinazione, il coraggio che hanno messo nel corso di questi anni per ottenere il successo che meritano. Questi anni sono stati anche gli anni della "crisi", ma da bravi imprenditori hanno cavalcato l'onda invece che subirla, sono cresciuti e hanno investito nella loro crescita e quella della loro squadra. 

Alberto, Antonio, Francesco, siete persone fantastiche, siamo fieri di voi.

 Noi vi consideriamo amici e quindi perdonateci ma ci permettiamo di sentire questo premio anche un pò nostro: quando ce lo avete comunicato i nostri cuori si son riempiti di gioia e soddisfazione e questo articolo ne vuole essere la prova.

Continuate cosi'.... Un abbraccio forte Gianfranco e Gianluca

Maggiori informazioni su CNA RIETI e CNA VITERBO

 

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Di Simone Carmignani (del 26/06/2011 @ 22:16:26, in Consulenza Pubblica Amministrazione, linkato 43129 volte)

La Ragioneria generale ha appena pubblicato i risultati della propria attività ispettiva

negli enti locali. Dal massimario 2010, è utile trarre il decalogo degli errori più gravi

incontrati diffusamente dagli ispettori, per mettere in luce i punti deboli che

rimangono nell'attività degli enti.

Affidamento appalti. Si aggirano i vincoli dettati dal codice degli appalti, attraverso il

frazionamento dell'importo: in questo modo gli enti stanno al di sotto della soglia per

il conferimento di incarichi di progettazione con i vincoli comunitari e di quelle per i

lavori in economia e in amministrazione diretta. - Anagrafe delle prestazioni. Molte

amministrazioni non comunicano al dipartimento della Funzione pubblica le

informazioni sugli incarichi conferiti a soggetti esterni (generalità, oggetto,

compenso, durata) nè quelli conferiti a dipendenti pubblici e ai propri dipendenti. -

Attivazione di nuovi servizi. La parte variabile del fondo per la contrattazione

decentrata viene incrementata per l'attivazione di nuovi servizi e/o il loro

miglioramento senza che essi siano progettati preventivamente, che determinano

risultati tangibili per i cittadini, che la misura degli aumenti sia determinata

oggettivamente, ripetendo l'incremento negli anni senza accertare il raggiungimento

dell'obiettivo. - Conferimento degli incarichi di collaborazione. Non si rispettano i

vincoli dettati dall'articolo 7, comma 6, del Dlgs 165/2001: l'ente non ha adottato un

piano, è stato violato il tetto di spesa, non è stata accertata la mancanza di analoghe

professionalità all'interno dell'ente, il compenso non è stato determinato con criteri

oggettivi, i collaboratori non sono stati scelti con criteri selettivi, è mancata la

pubblicità sul sito internet. - Indebitamento. Viene violato il principio costituzionale

per cui l'indebitamento è consentito solamente per il finanziamento delle spese per gli

investimenti. In particolare, si qualificano come tali altre spese. - Indennità agli

amministratori. Sono erogati compensi illegittimi agli amministratori per la

remunerazione delle riunioni svolte dalla conferenza dei capigruppo consiliari,

l'illegittimo innalzamento e/o la mancata decurtazione delle indennità di carica e

gettoni di presenza, il mancato accertamento della presenza e della durata delle

riunioni delle commissioni consiliari. - Onnicomprensività del trattamento accessorio. I

dirigenti e, anche se in misura minore, i titolari di posizione organizzativa, ricevono

compensi in violazione del principio della onnicomprensività delle indennità di posizione

e di risultato: gettoni per le commissioni di concorso e di gara, remunerazione di

incarichi ulteriori. - Produttività. Questo compenso non può essere erogato sulla base

di criteri automatici o "a pioggia", quali ad esempio la presenza e l'inquadramento, ma

in modo selettivo sulla base di una valutazione effettuata dai dirigenti, dopo che sia

stato accertato dal nucleo il raggiungimento degli obiettivi assegnati ed a condizione

che questi, assegnati preventivamente, determinino un apprezzabile miglioramento dei

normali standard. - Riduzione del fondo. Il fondo per la contrattazione decentrata

deve essere decurtato del salario accessorio in godimento da parte del personale Ata

trasferito al ministero della Pubblica istruzione. Gli oneri per il reinquadramento dei

vigili e degli operai vanno tolti dal fondo. E così vanno tolte le risorse in godimento da

parte del personale cessato per esternalizzazione del servizio. - Tetto alla spesa del

personale e alle assunzioni. Occorre rispettare il tetto alla spesa del personale

dell'anno precedente negli enti soggetti al patto e del 2004 in quelli non soggetti al

patto. Le assunzioni a tempo indeterminato possono essere effettuate nei vincoli

dettati dalle finanziarie e non dagli enti che non hanno rispettato il patto. Le

assunzioni flessibili non possono essere prorogate più di una volta e in modo da

superare il tetto di tre anni e devono essere adeguatamente motivate.

Arturo Bianco – Il Sole 24Ore

 

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Di Simone Carmignani (del 19/06/2011 @ 22:50:00, in Consulenza Pubblica Amministrazione, linkato 45693 volte)

L'adozione dei fondi per la contrattazione decentrata integrativa nei singoli enti locali
è praticamente impossibile perché mancano le istruzioni sull'applicazione del tetto non
superiore al 2010 e sulla riduzione in caso di diminuzione del numero dei dipendenti in
servizio. Tale ritardo mette in dubbio la stessa possibilità di stipulare i contratti
decentrati integrativi per l'anno 2011. L'annunciata circolare della Ragioneria generale
dello stato tarda infatti a essere emanata e anzi sembra difficile che ciò possa
avvenire in tempi brevi: se infatti sarà confermata l'indiscrezione per cui sul suo
testo la Corte dei conti ha formulato osservazioni, ci vorrà parecchio tempo per avere
una base di riferimento. Alle singole amministrazioni, per evitare di trovarsi in una
condizione di impasse, che potrebbe determinare effetti pesanti sulla quantificazione
delle risorse destinate alla contrattazione, appare utile avanzare la proposta di
definire un contratto ponte con le organizzazioni sindacali, così da destinare le
risorse necessarie per il pagamento delle indennità vincolate dal contratto nazionale,
di dettare i principi per la ripartizione dei compensi collegati alla contrattazione
decentrata e di adottare gli obiettivi necessari per l'assegnazione della produttività.
La circolare 40/2010 della Ragioneria generale dello stato ha chiarito che la
retribuzione individuale di anzianità, e implicitamente gli assegni ad personam, in
godimento da parte dei dipendenti cessati dal servizio non possono andare a integrare
la parte stabile del fondo per le risorse decentrate. Non è chiaro se nel fondo possono
confluire le economie derivanti dalla mancata utilizzazione integrale del fondo del
2010 che eccedono l'analoga cifra derivante dai risparmi 2009 confluita nel fondo
2010. In senso negativo si è espressa la sezione regionale di controllo della Corte del
Veneto con il parere n. 285/2011. Lo stesso parere ha esteso tale interpretazione
anche ai risparmi derivanti dalla mancata integrale utilizzazione del fondo per il lavoro
straordinario. Il parere vieta anche l'inserimento in aumento rispetto all'anno 2010
delle risorse derivanti dalla incentivazione della realizzazione di opere pubbliche, dai
maggiori incassi Ici e dalle vittorie in sede processuale. La sezione regionale di
controllo della Corte dei conti del Piemonte, parere n. 5/2011, applica tale principio
anche alla incentivazione dei vigili urbani tramite una quota dei proventi derivanti dalle
sanzioni per l'inosservanza del codice della strada, con ciò rendendo di fatto
inutilizzabile nel triennio 2011/2013 tale istituto. Non è in alcun modo chiaro se la
riduzione del fondo per le diminuzioni di personale debba essere effettuata sulla base
del saldo 2010 tra assunzioni e cessazioni ovvero se tale operazione debba essere
effettuata con il saldo 2011. Se si opta per la seconda soluzione si pone il problema di
come tenere conto del periodo del 2011 in cui tali unità di dipendenti continuano ad
essere in servizio. Per qualunque delle due soluzioni si opti si deve chiarire se le
assunzioni che, in modo parziale negli enti soggetti al patto di stabilità ed in modo
integrale negli enti non soggetti, possono essere effettuate nell'anno successivo,
vadano a incidere sulla diminuzione del fondo. Si può considerare acquisito che il taglio
non deve essere fatto avendo come base il trattamento economico accessorio in
godimento da parte dei cessati, ma in modo proporzionale, cioè togliendo dal fondo
risorse pari alla incidenza percentuale delle cessazioni sul numero dei dipendenti in
servizio a tempo indeterminato. È opportuno rilevare, a latere, che la circolare della
funzione pubblica 22 febbraio 2011, avallata dalla ragioneria generale dello stato,
sembra consentire alle amministrazioni di conteggiare nei risparmi derivanti dalle
cessazioni anche la quota di diminuzione del fondo che matura. In queste condizioni
costituire il fondo deve essere definito come un azzardo, ma si deve anche tenere
conto del fatto che difficilmente nel 2012 potranno essere riportate le eventuali
economie del fondo 2011, per cui è bene che tali risorse siano utilizzate. La soluzione
migliore è quella di stipulare un contratto decentrato integrativo «ponte» per il 2011,
che in attesa della costituzione del fondo consenta la ripartizione di una buona parte
delle sue risorse, diciamo prudenzialmente nell'ordine dello 80/90%. Esse andrebbero
destinate al finanziamento delle indennità disciplinate interamente dai Ccnl (turno,
reperibili, compensi per giornate festive) e di quelle disciplinate dal Ccdi
(produttività, specifiche responsabilità etc). Per la produttività ci si potrebbe
riservare la integrazione al momento della definizione del fondo le amministrazioni
dovrebbero definire gli obiettivi ed i criteri di valutazione, così da renderne possibile
la erogazione.
Giuseppe Rambaudi – Italia Oggi

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Di Novella Fabbri (del 15/06/2011 @ 11:01:45, in Formazione Aziendale, linkato 43499 volte)

 

“Il tempo è l'unico, vero capitale che un essere umano ha, e l'unico che non può permettersi di perdere.“ Thomas Edison
Esiste nella natura una risorsa che rende tutti uguali, sia il ricco che il povero e di cui tutti dispongono, questa risorsa importantissima è il tempo.
E’ sufficiente soffermarsi a fissare per un attimo l’orologio che portiamo al polso o che abbiamo appeso davanti a noi, per rendersi conto che le lancette corrono veloci e che ognuno di quei secondi sfugge irrimediabilmente al nostro controllo e niente e nessuno al mondo ci permetterà di recuperarlo.
Quante volte abbiamo esclamato “mi piacerebbe tanto fare … ma non ho tempo” oppure “se avessi più tempo … potrei”. Perché è così difficile trovare il tempo per imparare una nuova lingua, frequentare un corso, andare in palestra, invitare a cena qualcuno, passare a prendere i figli in palestra … mentre magari si trova facilmente il tempo per … guardare una partita di calcio in tv o sonnecchiare un pomeriggio intero sul divano ?
Secondo il parere di illustri esperti una cattiva gestione del tempo è la prima causa di insuccesso.
Il Time Management per utilizzare il termine americano o Gestione del Tempo è un approccio nuovo e sotto molti aspetti rivoluzionario, per una dei fattori più importanti della nostra vita : il tempo.
Infatti, fino ad ora, il tempo era considerato solo una variabile che influenzava la nostra vita in ogni suo aspetto. Secondo questa teoria e visione, il tempo era un fattore limitante con il quale fare semplicemente i conti, una variabile che addirittura impediva le attività umane ed il raggiungimento degli obiettivi. Prima del Time Management il tempo era una variabile che veniva subita in maniera assolutamente passiva.
Con il Time Management invece si passa dal tempo come variabile limitante al tempo come risorsa preziosa da amministrare e coltivare. Il Time Management è prima di tutto un cambiamento di mentalità.
Chiunque ha la necessità di pianificare la propria attività : il manager, l’impiegato, la casalinga, la golf, lo studente. La pianificazione del tempo offre vantaggi concreti :
1.       Sfera personale : incrementa la sensazione di successo personale accrescendo l’autostima.
Una corretta gestione del tempo permette un bilanciamento tra impegni professionali e vita privata.
2.       Sfera lavorativa : offre un modello che agevola la costruzione di una visione d’insieme più lucida.
Si accettano le sfide con nuove energie.
 
Chi non organizza il proprio tempo rischia che il proprio tempo venga “organizzato”da altri ed otterrà meno risultati di quello che è il suo potenziale e si troverà sempre ad inseguire gli eventi.
 
1. Porti a termine i tuoi impegni nel tempo che ti sei prefissato?
2. Sei in grado di portare a termine ciò che vuoi fare prima delle scadenze?
3. Sei soddisfatto di quanto tempo dedichi alla tua famiglia, ai tuoi amici e al tuo benessere personale, o ti senti schiacciato dagli impegni di lavoro?
4. Sei un buon manager del tuo tempo?
Se la tua risposta ad almeno una di queste domande è "no", significa che, probabilmente non sei molto soddisfatto di come gestisci il tuo tempo e le tue giornate!
La AB Manager ha creato un corso sulla gestione del tempo dal titolo“Time Management : Ama il tuo tempo” che ti aiuterà a dominare questa preziosissima risorsa. Per info e costi del corso contattaci.
 
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Di Massimo Vasi (del 13/06/2011 @ 10:50:51, in Formazione Aziendale, linkato 42205 volte)

 

Riconoscere lo Stato di Crisi
La maggior parte degli Imprenditori italiani sono persone direttamente impegnate nella propria impresa; lavorano duramente e investono risorse economiche importanti nella propria azienda, ma spesso non riescono a vedere ben ripagati gli sforzi e l’impegno almeno nella misura in cui sarebbe giusto.
 
In linea generale, l’Imprenditore è qualcuno che, per propria volontà o per una serie di circostanze, è chiamato a ricoprire un ruolo fondamentale nella Società: quello di produrre Reddito.
 
Purtroppo, per qualche strano meccanismo di rassegnazione, molti Imprenditori cominciano ormai a pensare che sia normale non produrre più Utili o essere troppo indebitati o soffrire continuamente di scarsa liquidità o essere continuamente ingolfati di lavoro e quant’altro deprime la redditività e l’immagine dell’azienda oltre che la loro stessa qualità della vita.
 
E’ chiaro che non è così. Qualsiasi azienda nasce con il fine ultimo di produrre Utili adeguati, almeno nel medio periodo; per cui se così non è, o non lo è più, l’Imprenditore ha il dovere di intervenire e correggere gli errori che hanno prodotto questo evidente stato di Crisi.
 
Gestire una Crisi, economica o finanziaria che sia, richiede però rapidità, esperienza e decisione; occorrono professionisti esterni che guardano le cose con occhi nuovi e che non siano coinvolti nell’operatività quotidiana, che poi è spesso la vera causa di tutto in quanto fa perdere la visione d’insieme e la chiarezza degli obiettivi di lungo termine.
 
Test di “Auto-Valutazione”

Ti proponiamo un piccolo Test alle cui domande puoi rispondere SI o NO.
 
E’ chiaro che non ha alcuna valenza scientifica; è quasi un gioco, ma lascia aperti molti spunti di riflessione su temi importantissimi che ogni giorno discriminano tra aziende di successo e aziende inesorabilmente spinte fuori dal mercato
 
TEST: Ti riconosci in alcune di queste affermazioni?

· non riesco a pagare puntualmente i fornitori
· ma perché devo pagare le tasse se non ho guadagnato niente?
· i dipendenti costano troppo per quello che  producono
· i miei prodotti sono i migliori ma il mercato non li capisce
· i clienti non mi pagano alla scadenza pattuita
· devo fare tutto io altrimenti non si va avanti
· la concorrenza fa prezzi più bassi dei miei
· dovrei fatturare molto di più
· le banche non mi fanno respirare
· per quello che faccio dovrei guadagnare molto di più
· i miei soci non mi aiutano e non capiscono niente
· ho solo un problema di liquidità, altrimenti sarei a posto
· c’è troppa merce in Magazzino
· i dipendenti sono tutti fannulloni: se non ci sei si siedono
· non so mai quanto ho guadagnato veramente
· ma perché dal Bilancio del Commercialista risulta che ho un buon Reddito e invece quei soldi non li ho mai visti?
· ogni volta che devo comprare un macchinario o altro devo contrarre nuovi debiti
· lavoro tanto ma non riesco mai a coprire i debiti
 
Commentiamo i risultati
Il problema è che la tua Gestione evidentemente non è ottimale, perché tutte le situazioni riportate altro non sono che effetti negativi e costosi di errori più o meno gravi commessi nell’impostazione strategica dell’azienda, nell’organizzazione e poi nell’operatività quotidiana.
 
Ogni Idea Imprenditoriale, prima di vedere la luce, deve essere studiata e valutata in modo approfondito, pianificando e calcolando quanto più possibile gli effetti nel mercato di riferimento, programmando tempi e modi delle varie fasi di attuazione, strutturando ed organizzando tutte le risorse necessarie, progettando ed attuando un adeguato e puntuale sistema di controllo degli scostamenti rispetto agli obiettivi prefissati.
 
Lo Stato di Crisi in un’azienda non è mai un caso e non dipende dal comportamento di altri: se, per esempio, ad un certo punto mancano le risorse finanziarie per far fronte ai pagamenti, la vera causa del problema va ricercata molto più in profondità che non nella misura degli affidamenti di credito disponibili; altrimenti è come se per una ferita che si allarga si cercasse un cerotto più grande, invece di curarla…
 
Molti imprenditori restano troppo invischiati nella gestione operativa della propria azienda e perdono completamente la visione d’insieme, determinando così un andamento cieco dell’attività senza obiettivi e senza strategie coerenti e vincenti per conseguirli.
 
Ad un certo punto si ritrovano, più spesso di quanto si possa immaginare, a dover gestire problemi economici e finanziari importanti quando ormai hanno già minato sia la solidità che la credibilità dell’azienda.
 
La comprensione dei diversi circuiti monetari aziendali, sia economici che finanziari, non è un’esclusiva delle grandi multinazionali; con le dovute proporzioni, riguarda anche il singolo imprenditore senza collaboratori. Capire quali sono le attività che effettivamente producono marginalità, quanta ne producono e come viene impiegata, quanta ne resta disponibile in Cassa e perché, è forse uno degli aspetti che più devono motivare le singole scelte aziendali e destare l’interesse degli imprenditori attenti alla stabilità ed alla crescita.
 
Tutti possono dire: “Come faccio io non può fare nessuno!” . Ma se il problema c’è va risolto.
Che cosa stai aspettando?
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Di Novella Fabbri (del 10/06/2011 @ 15:34:31, in NOTIZIE DI CONSULENZA IN EVIDENZA, linkato 48861 volte)

Quella che sto per raccontare è la storia del lecca-lecca più famoso del mondo. Un lecca-lecca che è finito nella bocca di tutti : da Madonna a Ronaldo, da Zidane ad Armani, da James Brown a Robert Altman per noi parlare poi del tenente Kojak.

Il Chupa-Chups nasce a Barcellona nel 1958 per mano di Eric Bernat. Bernet era quello che oggi si definirebbe “un fliglio d’arte”. Lo zio Josep nell’Ottocento era stato il primo caramellaio spagnolo. Il padre,Ròma aveva creato “La gloria”,una fabbrica di biscotti. Eric lavorò per il padre come venditore e successivamente fece il suo ingresso come socio, in una industria dolciaria. L’idea del chupa-chups gli venne pensando ai bambini che si sporcavano le dita mangiando le caramelle, leccandosi poi le mani sporche. Pensò quindi di creare una caramella che si potesse tenere in mano con un bastoncino di legno. La pensata tuttavia non fu accolta in modo favorevole dai soci, il loro scetticismo in merito al prodotto li fece anzi decidere di uscire dalla società.

Bernet continuò ugualmente la sua avventura e nominò la sua caramella Chups. Come farsi conoscere a quindi ? Iniziarono a girare per le città spagnole delle autovetture Seat 600, completamente decorate con il marchio del prodotto. Inizialmente la caramella con il bastone veniva venduta ad un prezzo molto alto, per sottolinearne la qualità. Il lecca-lecca piaceva,era un’idea furba e funzionale,ma aveva bisogno di un nome adeguato. Il franchismo non permetteva parole catalane e le lingue regionali erano vietate. Ci voleva un nome castigliano che facesse presa sui bambini del paese ! Bernat pensò allora alla forma sferica della caramella ed al gesto di portarla in bocca … una sorta di palla che entra in porta … e … gol. Ecco allora il primo nome: “lecca-lecca Gol”. Ma non funzionò !!
Nel 1961 Bernet, decise di contattare un’agenzia pubblicitaria, che ideò lo spot del “me gusta chupa chups”. Chupar, succhiare e chups, onomatopea del suono prodotto dal lecca-lecca che esce dalla bocca … fu un successo strepitoso!!!. Per migliorare le vendite, istruì i rivenditori dei negozi a posizionare i lecca-lecca vicino alla cassa anziché dietro al bancone, cosicché potessero essere più a portata di mano dei bambini. Dopo soli 5 anni di attività i lecca-lecca venivano venduti in 300.000 negozi.
Ma a Bernat la Spagna non bastava. Per promuovere il "caramelo con palo" all'estero, c'era bisogno di ridisegnare il marchio. Il logo venne creato nientemeno che da … Salvador Dalì. Il geniale pittore surrealista, divertito dall’idea ed in cambio di un compenso stellare, in meno di un’ora scarabocchiò su un pezzo di carta da giornale il logo così come lo vediamo ancora oggi: una bella margherita simbolo dell’età giovane. Quando fu lanciato per la prima volta, esso era accompagnato dallo slogan "És rodó i dura molt, Chupa Chups", che in catalano significa "È rotondo e dura molto, Chupa Chups.". Contemporaneamente il bastoncino di legno, divenne di plastica, più igienico e sicuro.
La Chupa-Chups varcò i confini spagnoli. A metà degli anni Sessanta venne inaugurata la filiale commerciale a New York per la distribuzione negli Usa. All'inizio degli anni Settanta sbarcò in Giappone ed addirittura nel 1995 i lecca lecca Chupa Chups arrivarono nello spazio a bordo della stazione Mir.
Oggi, il marchio creato da Bernat è presente in 150 Paesi nei cinque continenti. Il segreto del suo successo internazionale sta anche nell'aver personalizzato il prodotto, offrendo il 'gusto giusto ai palati giusti': il gusto cherry e blue-raspberry agli statunitensi, la liquirizia agli olandesi, il gusto al te' ai cinesi, la panna e fragola agli italiani. In realtà dietro c'è uno studio di marketing molto accurato. Gli uomini di marketing della Chupa-Chups hanno studiato e testato per mesi il mercato ed i gusti di tutti i consumatori del mondo, prima di capire che, ad esempio, una lecca-lecca al gusto di panna e fragola in Cina sarebbe stato un suicidio poiché,nella cucina cinese quei prodotti non si usano mai!!!
Grandi e piccini, almeno una volta nella vita ne hanno sicuramente assaporato uno …………………….
"Ciascuno ha i propri gusti ma Chupa-Chups ce li ha tutti".
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Di Simone Carmignani (del 05/06/2011 @ 20:10:46, in Consulenza Pubblica Amministrazione, linkato 42824 volte)

Il controllo di gestione assume un ruolo chiave e di supporto agli altri sistemi di

controllo e il relativo referto rappresenta induttivamente il documento attraverso il

quale è possibile verificare l'effettiva adozione di un efficace sistema di controllo.

Inoltre, il referto del Controllo di gestione ex. art. 198 del Testo unico sugli enti

locali, se ben progettato e gestito, permette agli enti pubblici locali di rispondere

compiutamente agli obblighi della riforma Brunetta in tema di ciclo della performance.

Il referto del controllo di gestione costituisce la sintesi del processo del sistema di

controllo di gestione, le cui caratteristiche costitutive, sono in grado di denotare la

capacità dello stesso di esprimere o meno risultati significativi per i diversi

destinatari previsti per legge, oltre ad esprimere la validità o meno del sistema

sottostante ai fini informativi che il Testo unico sugli enti locali richiede. Esso non

deve essere considerato come un semplice documento consuntivo di periodo, ma come

una fase del processo, secondo un modello di pianificazione – programmazione –

controllo, che orienta al miglioramento continuo.

Tra i destinatari del referto del Controllo di gestione, l'art. 198-bis del Tuel prevede

che la struttura operativa alla quale è assegnata la funzione del controllo fornisca la

conclusione di tale controllo, oltre agli amministratori ed ai responsabili dei servizi,

anche alla Corte dei conti. Al di là del formale inoltro alla sezione regionale di

competenza, il referto deve assumere un format in termini di contenuti tale da

esprimere effettivamente l'adozione di un sistema di controllo di gestione

rispondente alle finalità prescritte dallo stesso dlgs 267/2000.

Ciro D'Aries - Alessandro Nonini - Italia Oggi

 

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Di Simone Carmignani (del 05/06/2011 @ 19:41:06, in Consulenza Pubblica Amministrazione, linkato 45158 volte)

Secondo un orientamento consolidato della Corte dei Conti la spesa di personale

sostenuta dalle società partecipate deve essere considerata insieme a quella

sostenuta dagli enti. Il tema è stato rilanciato dalle sezioni riunite con il parere

27/2011 secondo il quale nella quantificazione della spesa di personale non si devono

considerare solo quelle contenute nell'intervento I in quanto «non può essere

sottaciuto» che la modalità di gestione dei servizi e quindi i processi di

esternalizzazione incidono in modo sostanziale: limitarsi al bilancio dell'ente può

risultare non equo. In caso contrario si incentiverebbe un progressivo affidamento

all'esterno dei servizi con finalità sostanzialmente elusive dei vincoli di finanza

 pubblica. Per questo si rende «necessario accedere ad una nozione più ampia di spesa

di personale, che vada oltre la rappresentazione in bilancio e tenga conto (…) della

spesa del personale impiegato in organismi esterni». Questi concetti non devono

essere applicati solo alla riduzione della spesa di personale ma anche al rapporto tra

spesa di personale e spesa corrente. Sempre rimanendo nell'ambito delle sezioni

riunite, concetti del tutto analoghi sono contenuti nel parere 3/2011 in materia di

Unioni di Comuni, Comunità montane e Consorzi. Per quanto attiene alle società in

house a totale capitale pubblico, basta citare la Corte dei Conti Campania (parere

98/2011) quando ribadisce che «sono da considerarsi sostenute direttamente

dall'ente locale le spese di personale iscritte nel bilancio della società pubblica in

house, tanto nel caso di partecipazione unica totalitaria, quanto nel caso di

compartecipazione plurisoggettiva».

M.Zamb. - Il Sole 24Ore

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Di Novella Fabbri (del 01/06/2011 @ 16:12:12, in NOTIZIE DI CONSULENZA IN EVIDENZA, linkato 45068 volte)

 

Quante volte la pausa caffè è un’occasione per lamentarsi delle cose che non vanno in azienda?
Ci si lamenta dei capi, dei collaboratori, dei colleghi delle altre aree aziendali e magari ci si lamenta anche di quanto in azienda le persone si lamentano.
Spesso gli imprenditori sottovalutano l’importanza che riveste un clima sereno all’interno della propria azienda. Al contrario un buon clima aziendale ed il coinvolgimento del personale nelle scelte aziendali e negli sforzi da compiere, genera un sentimento più partecipativo ed aiuta il collaboratore ad attaccarsi maggiormente all’azienda. Questo tipo di strategia conduce l’azienda verso la stabilità, riducendo al minimo il turn-over e cioè il cambio di personale.
Affinché un’azienda sia pronta a rispondere alle esigenze del mercato con una struttura più snella, con uomini più responsabilizzati e capaci di decidere il da farsi in ogni occasione, è necessario partire dall'analisi di come le persone "vivono" all'interno dell'azienda.
Il clima aziendale è un sistema di percezioni, è il modo cioè con cui i soggetti percepiscono l'organizzazione, quali sono le loro credenze, le aspettative, gli atteggiamenti, come vengono vissute certe caratteristiche dell'organizzazione e del lavoro, come vengono interpretati gli eventi, quali sono i bisogni, i sentimenti, quali sono i comportamenti attesi e quali i premiati, come vengono vissute le interazioni all'interno del proprio gruppo di riferimento e i rapporti con il resto dell'organizzazione
L'analisi del clima è uno strumento con il quale si rilevano le caratteristiche ed i punti critici dell'organizzazione ed il consulente, utilizzandolo insieme agli strumenti classici, ha una lettura dell'azienda più completa ed organica, in quanto l'analisi fornisce utili informazioni sia riguardo alle Risorse Umane, che all'organizzazione ed alla struttura dell'azienda.
Come funziona ?
La AB Manager ha ideato un programma di analisi del clima aziendale che parte dai vertici della struttura. L’imprenditore, attraverso le risposte “sincere” fornite al test “Analisi del clima aziendale” inizia a riflettere sulla propria realtà. Successivamente gli viene fornito il risultato del test ed in base a questo potrà decidere se sottoporre o meno l’intera organizzazione all’analisi. L’analisi fornita all’imprenditore attraverso il test ed il suo risultato è completamente gratuita. Se l’imprenditore decide di continuare, il consulente incaricato arriva in azienda, spiega l’importanza del test e lo fa compilare a tutti i partecipanti.
I risultati verranno incrociati con quelli dell’imprenditore ed il risultato sarà l’analisi del clima aziendale.
OBIETTIVO : L’imprenditore acquisisce una maggiore consapevolezza delle potenzialità del personale alle sue dipendenze e di conseguenza saprà esattamente in che direzione operare per migliorare le prestazioni del gruppo.
Contattaci oggi stesso compilando il form che trovi sui contatti, saremo lieti di inviarti gratuitamente tutto il materiale per la prima verifica. Nel frattempo rifletti … CHE CLIMA C’E’ NELLA TUA AZIENDA ?

n.fabbri@abmanager.it

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