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Articoli del 28/04/2012

Di Massimo Vasi (pubblicato @ 16:27:31 in NOTIZIE DI CONSULENZA IN EVIDENZA, linkato 4951 volte)

Ormai da troppo tempo siamo bombardati dalle notizie sulla crisi finanziaria, economica e sociale che dal 2008 asfissia quasi tutti i mercati mondiali e mina profondamente il presente e le aspettative di ogni impresa e di ogni cittadino.

Si sa quasi tutto delle cause scatenanti, almeno per quanto riguarda l’aspetto finanziario, e si rincorrono proposte e progetti di risanamento a tutti i livelli, cercando anche di infondere quell’ottimismo, quella fiducia nella possibilità di una soluzione che rende la speranza e stimola l’inversione di marcia che tutti aspettiamo e auspichiamo.

Ma noi che viviamo di impresa dobbiamo cogliere questa occasione per tentare di comprendere che cosa realmente sta succedendo nel mondo delle aziende e perché.

L’evidenza più squillante è che la crisi non è per tutti.

E’ vero che moltissimi imprenditori stanno vedendo crollare i fatturati e si trovano a dover combattere ogni giorno con una crisi di liquidità senza precedenti, almeno i tempi moderni; è però altrettanto vero che molte aziende stanno reggendo benissimo alla contrazione generalizzata, e anzi alcune riescono a prosperare di più, magari beneficiando delle difficoltà oggettive di altri.

Perché? Una risposta potrebbe essere che i nodi sono venuti al pettine, purtroppo….

Voglio dire che è troppo facile e autoassolutorio scaricare tutte le colpe sul sistema bancario che non concede affidamenti per non si sa bene quale cattiveria congenita, invece di interrogarsi sulle reali motivazioni che oggi impongono agli Istituti di Credito di essere particolarmente oculati nella valutazione delle strutture finanziarie delle aziende e delle reali possibilità di sopravvivenza e sviluppo che queste dimostrano.

Da sempre, soprattutto in Italia, gli imprenditori non hanno dato molto peso al controllo dell’efficienza della propria gestione, alla necessità di mantenere in equilibrio e coerente la propria struttura finanziaria, e ad essere efficaci su mercati che diventavano man mano sempre più competitivi e selettivi.

Ci si è cullati troppo nell’eccessiva stima di sé e delle proprie millantate competenze, nell’egoismo cieco dell’autonomia a tutti i costi e nel non voler mai accettare l’evidenza dei propri limiti di conoscenza.

La prova di questi deficit sta nel nanismo d’impresa e nella sottocapitalizzazione, fenomeni tipicamente italiani, documentati anche dall’assurdo numero delle Partite IVA aperte ed operative (aldilà delle note posizioni fittizie che nascondo lavoro dipendente improprio).

Fino a quattro anni fa il mercato assorbiva abbastanza bene un po’ di tutto perché comunque la domanda di beni e servizi riusciva a coprire anche le inefficienze e la disorganizzazione, ma adesso no; chi sta reggendo l’onda d’urto sono solo quelle aziende che hanno pensato bene di consolidare e rendere distintivo il rapporto con i clienti, che si sono preoccupati di equilibrare la propria struttura finanziaria, che hanno sempre controllato attentamente la marginalità effettiva del proprio operato e delle commesse.

Sono quelle aziende che non hanno avuto paura di rinunciare alla propria autonomia stringendo alleanze strategiche con altre realtà e che, all’occorrenza, hanno scelto senza problemi di lasciarsi aiutare a colmare le proprie lacune di conoscenza e competenza da manager e formatori esterni.

E’ arrivato un terremoto che ha spietatamente fatto crollare tutte quelle strutture che non erano state studiate né preparate per resistere ai cambiamenti epocali di un’economia in continua evoluzione e trasformazione; organizzazioni e patrimoni troppo fragili e discutibili, sempre trascurati nell’ottimismo infondato che tutto potesse sempre crescere o almeno non retrocedere.

Ogni problema ha almeno una causa molto più profonda di quelle immediatamente apparenti: se ci si interroga in piena coscienza e sincerità, si arriva quasi sempre a capire che le difficoltà del presente hanno un’origine lontana e spesso i veri artefici delle difficoltà odierne siamo noi stessi, soprattutto quando abbiamo creduto, anche con una certa sufficienza e presunzione, di poter bastare a noi stessi e di non aver bisogno di aiuto.

Gli imprenditori che riusciranno a sopravvivere, stavolta avranno forse capito che lasciarsi aiutare non è motivo di imbarazzo e non pregiudica la propria autonomia; è invece sempre l’anticamera ed il presupposto per una gestione professionale ed evoluta della propria azienda, quando non una delle poche possibilità di prosperità e sviluppo.

 

Fotografie del 28/04/2012

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